News — 2 dicembre 2008 at 12:40

rass.stampa- Opere strategiche, arriva il Commissario

Prosegue la militarizzazione della Repubblica: mano di ferro per evitare discussioni sulle opere “strategiche”. Plaude il Messaggero (1 dicembre 2008), quotidiano di Caltagirone, nella nota di Mario Ajello. L’opposizione tace, qualcuno acconsente

La cronaca
di L.Ci.

ROMA – Un iter velocissimo, al riparo anche dagli intoppi giudiziari, per le opere pubbliche «prioritarie per lo sviluppo economico del territorio nonché per le implicazioni occupazionali». È questo l’obiettivo dichiarato dell’articolo 20 del decreto anticrisi in vigore da sabato dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. La nuova procedura, che dovrebbe anche permettere di evitare, insieme alla sospensione dei lavori, la perdita dei relativi fondi europei, prevede essenzialmente due novità: la nomina per queste opere di un commissario che potrà sostituirsi alle amministrazioni interessate e l’impossibilità per il Tar di fermare i favorì in caso di ricorso contro gli atti del commissario stesso.

In realtà la presenza di un commissario che vigili sulla realizzazione di infrastrutture non è una novità assoluta. Solo che finora era possibile di l’atto solo come extrema ratio per riavviare opere bloccate. Ora invece nelle intenzioni del governo dovrebbe diventare uno strumento quasi normale.

Dunque con lo stesso decreto la presidenza del Consiglio dei ministri individuerà le opere strategiche e i relativi commissari, indicando i tempi di realizzazione e il relativo quadro finanziario. Al commissario toccherà vigilare su tutto ciò, in particolare sulle autorizzazioni e sulla stipula dei contratti, con l’obiettivo di garantire il rispetto dei tempi. Ma non si tratta di semplice vigilanza: avrà anche poteri sostitutivi e quindi potrà adottare gli atti che toccherebbero alle amministrazioni interessate, qualora queste non lo abbiano fatto. Se poi si renderà conto che le opere non possono essere realizzate, il commissario proporrà al ministro competente o al presidente della Regione la revoca dei finanziamenti.

L’operato del commissario godrà poi di una corsia assolutamente preferenziale in sede giudiziaria. 1 tempi per presentare ricorso al Tar contro i suoi atti (che erano già brevi in base alle preesistenti norme in materia) vengono drasticamente accorciati. Le relative sentenze potranno essere redatte in forma semplificata (quindi senza bisogno di troppe motivazioni). Ma soprattutto, le m isure cautelari adottate dal tribunale c l’eventuale annullamento dei provvedimenti non potranno sospendere i contratti già firmati e quindi l’esecuzione delle opere. Il caso principale a cui il governo si è ispirato è quello dell’impresa che esclusa dall’appalto fa ricorso: non potrà più ottenere il blocco dell’opera, per poter rientrare in caso di sentenza favorevole: se il tribunale gli darà poi ragione avrà diritto solo ad uri risarcimento del danno, non superiore all’utile effettivo che avrebbe conseguito, in base all’offerta presentata, se fosse risultato aggiudicatario. (L. Ci.)

Il “modello Bertolaso” e la cultura del fare
di Mario Ajello

Sbloccare l’Italia si deve. Forse si può. Come? Nei, venti articoli e dieci commi del pacchetto anti-crisi di Trernonti, spunta l’istituzione d. una figura fondamentale per la ri-partenza dell’Italia sulla base della cultura del decidere e del fare, troppo a lungo latitante in queste contrade. Ovvero, il Comissario per le opere pubbliche Viene da considerarlo, a colpo d’occhio, una sorta di Bertolaso che invece di occuparsi di rifiuti – nel caso napoletano con successo, compreso quello di aver fatto cooperare per il meglio il governo centrale con quello regionale e cori quello comunale – si concentra si il controllo delle infrastrutture. Svolgendo il ruolo di decisore, di. facilitatore, di nemico “armato” – la sua arma è l’autorità dello Stato contro i veti e i contro-veti e i conflitti di competenze e i ricorsi e i ritardi burocratici che bloccano la costruzione di autostrade, Tav, impianti energetici… L’economista Fiorella Kostoris Padoa-Schioppa sta studiando il documento tremontiano e quando arriva ai commi due e tre, in cui si parla del Commissario per le opere pubbliche, si. esalta: «Questa è una grande svolta. Anche di tipo culturale. .Nell’idea di istituire questo tipo di figura, c’è l’etica dei risultati: C’è la cultura del fare da. opporre alla cultura delle buone intenzioni».

Poi, ovviamente, si tratterà di vedere chi verrà scelto per questo incarico delicatissimo. «Uno con le doti di Bertolaso sarebbe perfetto», dice l’economista e senatore del Pd, Nicola Rossi. Aggiunge. «Mi sembra, inoltre, positivo ciò che il governo sta facendo sui fondi comunitari per le grandi opere. Cioè concentrarli su pochi obiettivi strategici, invece di parcellizzarli in mille rivoli». Stando al testo tremontiano, il nuovo Commissario dovrò rispondere direttamente al ministro e gli deve spiegare perché quella tale opera e in ri tardo e chi e come la sta bloccando. Ciò significa che il Commissario a un obbligo di risultato In più, egli deve chiedere al ministro di revocare l’assegnazione delle risor se, per un’infrastruttura che non procede, a chi le dovrebbe utilizzare. Decisionismo «Speriamo di sl», osserva la Kostoris Padoa-Schioppa: «E’ questo che ci vuole: il ritorno dell’autorità dello Stato. E in più, una condivisione politica del valore che può avere questa figura. Perchè la modernizzazione italiana ha bisogno di una fiducia larga». Giuseppe Roma, del Censis, è meno entusiasta- «Temo che questo Comissario possa rappresentare un potere in più, in un campo ciel quale i poteri sono già tantissimi». Complica invece di facilitare? Non credo», obietta l’economista Antonio Pedone: «Anzi, il Commissario si potrebbe rivelare utile nella mediazione, che poi però deve partorire per forza e in. tempi brevi urla decisione, con le comunità locali»Che spesso sono in preda alla sindrome del Nimby (not in my backyard: ovvero costruite lontano dal mio cortile)- Contro questa malattia parzializzante in Inghilterra, è stata varata la «legge anti-proteste». Una sorta di pugno di ferro contro chi blocca la. costruzione di tutto. Ma da noi, il nuovo Commissario non sarà uno sceriffo. Può rappresentare invece l’antidoto a quella che Nicola Rossi. chiama «l’eterna immobilità italiana»- «II nostro Paese-.spiega il senatore democrat – è fondato .sull’immobilità delle persone, dei beni., dei mezzi. La sfida., trasversale., è quella di rimettterlo in moto».

Il giuslavorista Michele Tiraboschi è ancora più netto: «Il nuovo Commissario è un’ottima idea. Va riportato ordine in una situazione nella quale, a causa. ;della riforma del Titolo V della Costituzione, le competenze sulle opere pubbliche sono sparpagliate fra troppa soggetti. Risultato: la deresponsabilizzazione e la paralisi. Serve, invece, una persona che dia le linee strategiche, faccia da regista.. operi la sintesi sul territorio. Uno Stato autorevole, che prende decisioni, trasmette nei cittadini il valore della fiducia». La .fiducia, quella nel futuro, ha il diritto si sfrecciare sottoterra, sopra ai ponti, sulle autostrade, sulle, ferrovie. Basta che si facciano. E ad alta velocità.

guarda in allegato l’articolo del Messaggero qui