News — 19 settembre 2011 at 16:32

PD …Smacchiatori di leopardi (contestazione No Tav a Bologna)

da lavallecheresiste.info Festa dell’Unità, contestazione NOTAV – Bologna, 18/09/2011

Sì, lo confesso: avevamo nella borse bandiere e fazzoletti No-Tav.

Ebbene sì: volevamo sollevare le bandiere durante il discorso di Bersani alla Festa dell’Unità, magari anche fargli qualche domanda sull’appoggio del PD al Tav, apoteosi di incoerenza da parte di un partito da cui pure ci si aspetta di tutto.

Tempo di riunirci davanti alla sala dibattiti e, pur non avendo addosso alcun segno di “riconoscimento” e pur non avendo facce poco raccomandabili, veniamo avvicinati da un paio di agenti della Digos. Ci chiedono i documenti. Qualcuno di noi pensa che abbiamo dato nell’occhio in quanto fermi in gruppo, anziché deambulanti tra gli stand. Personalmente penso che siamo intercettati: forse anche perché non mi rassegno all’idea che uno sparuto gruppo di persone sorridenti e pacifiche possa suscitare sospetti per il solo fatto di essere lì in crocchio e di lanciare qualche occhiata a una sala dibattiti.

Ci riconsegnano i documenti e dopo un po’ ci raggiungono altri due compagni. Ci incamminiamo verso l’interno della sala, ma i primi due vengono fermati: chiesti i documenti anche a loro, in più vengono perquisite le loro borse, dalle quali escono fuori due cartelli No-Tav. E’ la goccia che fa traboccare il vaso: “Seguiteci nel posto di polizia, procediamo all’identificazione”. Il tono è anche leggermente brusco, del resto se si arriva a tollerare dei cartelli, dove mai andremo a finire? Chiediamo di poter venire anche noi; ci dicono: “Stateci lontani”, e si avviano. Ci verrà poi concesso di aspettare i nostri compagni all’esterno del posto di polizia, ovviamente a una certa distanza.

Dopo un po’, gli “identificati” escono, seguiti da un agente della Digos, che ci comunica che la nostra presenza non è gradita al PD: c’è anche da esserne fieri, per carità, ma ci chiediamo che senso abbia tutto questo. Proviamo a discuterne con l’agente, che viene presto raggiunto da un canuto signore, che intuiamo essere uno degli organizzatori della Festa dell’Unità. L’uomo è indignato, ci dice che siamo a casa sua, che va benissimo il dissenso ma ci sono momenti e momenti (come se il momento in cui è presente il segretario del partito non fosse quello più logico), e che -fondamentalmente- potevamo restare lì ma standocene buoni.

Saprò poi che, nel frattempo, a Chiara -nostra compagna e fotografa freelance- viene perquisita la borsa della macchina fotografica. Le fanno  tirare fuori tutto, filtro per filtro, obiettivo per obiettivo. A quanto pare è famosa: “Sappiamo benissimo chi è lei”. Suspence.

A questo punto, riproviamo ad entrare nella sala dibattiti: niente da fare, accesso sbarrato dagli agenti della Digos.  Nel frattempo i poliziotti in divisa sono avanzati di una postazione, come nei giochi a premi, e sono pronti a intervenire in caso di necessità. Non potendo entrare, optiamo per un’alternativa: estraiamo le nostre armi (bandiere e fazzoletti) e cominciamo una piccola marcia silenziosa. Gli agenti della Digos ci seguono, creando la situazione paradossale di sembrare No-Tav anche loro, in marcia dietro le nostre bandiere.

Una signora coi capelli bianchi esce da uno stand e ci fa una ramanzina, aggiunge qualche frase fatta come “Non si può essere sempre contro” e sfiora il sublime quando dice che, a differenza del PDL, loro sono sempre pronti al dialogo. Un collega di stand la invita a rientrare e a non darci troppa confidenza.

Torniamo davanti alla sala dibattiti, in attesa che Bersani -diffuso in stereofonia a beneficio dei pochissimi piddini rimasti fuori- termini il suo intervento. Nel frattempo vengono a intervistarci una giornalista del Fatto e uno di Repubblica, chiedendoci cosa sia successo. Il PD ha compiuto l’involontario miracolo di dare alla protesta molta più visibilità di quanto ne avrebbe avuta se ci avessero fatto entrare.

Plastica metafora del pomeriggio è l’uscita dell’uomo delle metafore, ormai avviato ad essere una metafora di se stesso: ad accompagnarlo, le note de “I cento passi”; Fellini non sarebbe riuscito a fare di meglio. Nel frattempo la radio del PD, come un cinegiornale LUCE, parla di un’inesistente ressa di fan attorno a Bersani, che in realtà non deve sgomitare molto per tornare all’aria aperta. Impossibile seguirlo: si allontana blindato. Come il PD.