News — 16 luglio 2010 at 23:40

No Tav – Il ritorno

Incontri, dibattiti, e soprattutto cultura e musica, con Ascanio Celestini e «La musica che fermerà il Treno». Undicesima edizione per il festival contro l’alta velocità, con visite guidate sui luoghi della Tav e polemiche contro la Lega che vince le elezioni ma «non difende il territorio».

di Orsola Casagrande (Il Manifesto)

Dal 19 al 25 luglio. Segnatevi queste date in questa estate torrida. Edizione numero 11 per il Campeggio No Tav . La Val Susa può per un po’ sparire dalle cronache dei quotidiani (per la gioia di più di qualcuno) ma non sparisce certo dalla quotidianità di una resistenza che è stata costruita, dal basso, ormai da oltre cinque anni. Organizzato e sostenuto dal comitato di lotta popolare No Tav di Bussoleno, dal Presidio di Venaus e dal centro sociale Askatasuna di Torino, ecco dunque il campeggio No Tav, anche quest’anno ricco di appuntamenti. La formula ormai consolidata da undici anni di esperienza è quella di accostare un campeggio gratuito con le sue attività ludiche e culturali ad un movimento in difesa del territorio, come quello no tav, che ha permesso di riuscire a far crescere l’evento nel tempo, al pari della partecipazione e dei risultati del movimento valsusino.

Un festival gratuito, ricco di eventi culturali e momenti di partecipazione collettiva sono la formula che anche quest’anno vedrà i terreni di Venaus, teatro delle lotte no tav, animarsi di concerti, dibattiti e spettacoli teatrali. Non mancheranno gli spazi per la memoria, con una giornata intera dedicata alla Resistenza, con visita su alcuni luoghi delle battaglie partigiane. Perché queste valli sono state battute dai partigiani e proprio lungo i sentieri partigiani si sono giocate le prime mosse del movimento No Tav e le prime sconfitte di chi vorrebbe la Torino-Lyon in questa valle.

Il filone musicale intrapreso quest’anno è interamente dedicato all’impegno degli artisti nella lotta no tav, infatti si alterneranno sul palco gli autori dei pezzi musicali contenuti nel cd “La musica che fermerà il Treno”, iniziativa di alcuni mesi fa da parte dei giovani della Val di Susa. Evento di punta, sarà lo spettacolo di Ascanio Celestini, sabato 24, nell’ultima sera del campeggio. Non mancheranno i momenti di dibattito con l’assemblea popolare di martedì 20, e una discussione sull’uso del denaro pubblico impiegato come finanziamento dei grandi interessi politici ed industriali come nel caso delle grandi opere, la costruzione di nuove centrali nucleari e l’uso della crisi economica che si terrà sabato 24 nel pomeriggio.

Inoltre il campeggio si adopererà per essere evento sostenibile, il ristorante servirà pranzi e cene in stoviglie biodegradabili e lavabili. Per scelta poi non sarà venduta acqua in bottiglia per affermare la volontà di difendere l’acqua pubblica come bene comune. Infine, attraverso il sito www.notav.info, è possibile organizzare il viaggio verso il campeggio con un sistema di carpooling.

In attesa dei prossimi sviluppi della lotta no Tav, il campeggio si pone come un momento di riflessione ed elaborazione per il movimento; ma anche momento ludico e collettivo dove imparare a conoscere il territorio che i valsusini e non solo loro stanno difendendo da anni contro speculazioni e abusi.

Il campeggio sarà anticipato da quello che è stato chiamato «accampamento esplorativo». Organizzato dal Comitato No Tav-No Tir dell’Alta Val Susa per conoscere meglio la montagna e ribadire l’opposizione al Tav, al tunnel della Maddalena, al nucleare. Si tratta di quattro giornate di idee e esperienze, di pratiche e saperi. Da giovedì 15 a domenica 18 luglio.

Recentemente il commissario dell’Osservatorio per la Tav, Mario Virano, aveva dichiarato di non capire «fino a quando la Valle di Susa continuerà a farsi rappresentare dai professionisti della protesta», visibilmente contrariato dall’aver dovuto spostare l’ennesimo convegno inutile da lui organizzato per far parlare della Torino-Lione. A queste dichiarazioni risponde Lele Rizzo, dei comitati No Tav. «Il buon architetto – dice – appena si sente un po’ più forte del solito osa subito, non si lascia scoraggiare, e pensa che, avendo stretto amicizia con il sindaco di Susa Gemma Amprimo e con quello di Chiomonte Renzo Pinard, possa venire tranquillo in Valle a presentare slide e plastici. Un po’ come il presidente leghista della regione Cota, che in Valle ci è venuto solo una volta, è stato abile ad affrontare un’accoglienza senza troppe pretese e ormai crede di aver risolto il “problema”. Ma Virano, abile nei dribbling, alla fine si deve accontentare di portare la Cristallin, Saitta e quattro “professionisti” nella sede del Consiglio provinciale». La parola d’ordine della lobby pro-Tav è diventata «lavoro». Ogni mossa presentata è utile a dimostrare quante persone saranno impiegate per realizzare l’alta velocità, «illudendo – dice Rizzo – anche grazie allo stato embedded dei media, chi sente le notizie. Peccato che anche nei documenti che circolano le cifre siano così ridicole e astratte che lasciano il tempo che trovano. Come la legge del Grand Chantier, di cui tanto si parla e che nessuno sa come realizzare e con cosa. Se le ricadute economiche dell’opera devono ricadere sul territorio, da un cantiere di trent’anni cosa ci dovrebbe ancora cadere ancora addosso?»

Ma del resto è sui proclami che prosegue il cammino della progettazione. Dovevano fare 91 sondaggi entro il 31 gennaio e mettere a riposo il movimento No Tav con le buone o con le cattive. Addirittura il prefetto Padoin il 22 febbraio diceva che i sondaggi non si sarebbero fermati né per le elezioni regionali, né per l’ostensione della Sindone, anzi convinto diceva: «Non è ammissibile che tali interventi siano condizionati dall’attività di gruppi di protesta organizzati o dalla presenza attiva di esponenti di centri sociali». Invece non c’è stato più un sondaggio e probabilmente non ce ne saranno fino all’autunno prossimo.

E i 91 previsti? «Virano sosteneva a febbraio che li avrebbe fatti tutti – dice Rizzo – e a tutti i costi dicendo che nel breve periodo, se sarà necessario, si farà ricorso alle ragioni della forza». Oggi invece cambia il numero e quelli fatti sono sufficienti. Infatti lo stesso Virano ha dichiarato che «la maggior parte dei sondaggi si farà nel passaggio tra il progetto preliminare (entro fine giugno) e quello definitivo (che sarà approvato entro fine 2012). Il loro numero complessivo presumibilmente sarà inferiore, mentre è probabile che aumentino quelli da effettuare in alcune zone mirate: la collina morenica e il massiccio dell’Orsiera». Insomma, archiviata la vicenda sondaggi, si tenta di incassare finanziamenti per quello che è stato fatto finora. Tutti soddisfatti e certi delle tappe sembra, tanto che «l’architetto Virano – insiste Rizzo – si è lanciato ad una richiesta all’italiana: non si può fare tutto subito, occorre immaginare scenari realizzativi e un’articolazione ipotetica dei flussi finanziari ragionevole. Il quantum delle risorse si può legare negli anni alle diverse finanziarie o garantendo una quota fissa per anno, oppure crescenti, immaginando dei lotti per valutare cosa può essere fatto prima e cosa dopo».

Il periodo dei sondaggi è passato tra blitz notturni e dichiarazioni roboanti, e il movimento ha risposto con partecipazione e determinazione ad ogni mossa della lobby. «Abbiamo resistito – sottolinea Rizzo – anche quando a Coldimosso è passata la cura Mortola, ha spazzato via il convegno Sì Tav del Lingotto con una manifestazione di 40mila persone, ha visto capitolare la Bresso e in ultimo ha espugnato un castello di bugie con il minimo sforzo possibile. Preso atto di questo – aggiunge Rizzo – non si capisce la boria con cui il prefetto Padoin sostiene che “la sicurezza e l’ordine pubblico sono sempre stati gestiti in modo cosciente ed intelligente, ma laddove abbisognasse intervenire con forza e risolutezza, non ci siamo mai tirati indietro. E ora mi tocca dare anche qualche sberla: se la classe politica agisse con lo zelo della forze dell’ordine, ora saremmo molto più avanti in quest’opera”. Almeno lui ci crede», conclude scherzando Rizzo.

Ora Virano cambia strategia, e punta su Susa come cavallo di Troia in Valle, dando per scontato che avere dalla propria il sindaco significa avere la popolazione dalla loro. «Mah – dice Rizzo – noi, guardando il progetto della stazione internazionale e le linee tracciate come varie ipotesi, siamo preoccupati per le abitazioni di Susa e di Mompantero come mai lo eravamo stati in passato nei tracciati precedenti, e trasmetteremo questa preoccupazione, documentazione alla mano, a chi abita laddove le linee vengono tracciate, così magari vedremo quanto tempo reggerà il sorriso permanente del sindaco. Per Chiomonte ne riparleremo, ma anche in questo caso, nonostante Pinard, per il tunnel esplorativo vedremo come e quando si presenteranno. Noi come sempre aspettiamo, mai con le mani in mano, e ci prepariamo a quella che sarà la madre di tutte le battaglie». Infine un messaggio al presidente Cota, che da quando è presidente della Regione «ci sta facendo vedere come valgono gli slogan leghisti sulla difesa dei territori, presentando il Piemonte come regione candidata ad ospitare le nuove centrali nucleari, e partecipando alla più grande truffa ai danni della collettività: la Torino-Lione».