News, post — 27 marzo 2013 at 20:50

LE GRANDI OPERE E LA LORO ATTUALITA’ NELLA CRISI ECONOMICA

DSC_7409Perchè ancora oggi, nonostante la crisi del sistema economico europeo-occidentale ci viene proposta la costruzioni di grandi opere? Questi progetti sono veramente solo un treno in corsa il cui arresto risulta difficile o sono ancora oggi prospettiva e soluzione per chi li aveva proposti-imposti? O meglio riuscire a rubare oggi 22 miliardi di euro di soldi pubblici per costruire una linea ferroviaria inutile come la Torino Lione è un errore del passato o una prospettiva per il futuro?Costruire un’opera pubblica in Italia rappresenta purtroppo oggi la quintessenza della sottrazione di denaro pubblico dalle casse dello stato a vantaggio di gruppi di costruzione e banche privati. Il tutto viene portato avanti con un tessuto di leggi e garanzie cucito su misura. Quando si scoprono furti, corruzione, infiltrazioni mafiose e i grandi cantieri diventano notizia da prima pagina, questi, non sono altro che eccessi , ingordigia, ma la maggior parte dei progetti-appalto furto sono assolutamente legali o potrebbero essere tali. Se guardiamo al passato di questo paese non possiamo pensare che decenni di governi e parlamenti corrotti abbiano solamente intascato lo stipendio e prodotto la crisi economica.

Per decenni si sono scritte leggi, modificato le regole del sistema, tutto verso un’unica e chiara direzione, aumentare la tassazione ai cittadini per poi dirottare i soldi frutto di questi sacrifici dalle casse dello stato verso conti bancari privati. Nello scrivere queste leggi e nel proporre questi nuovi sistemi di furto si sono imposte nell’agenda dei governi le grandi opere. Grandi manovre che con una sola mossa sanno essere propaganda per chi le propone e grande imbuto di denaro sempre verso chi le propone e i gruppi banca-impresa amici.

Le grandi opere come la nuova linea ad alta velocità Torino Lione portano con sé la perfezione dell’idea del furto. Questo progetto in val di Susa prevede innanzitutto un mare di km in galleria, 56 nel solo tunnel di base, senza contare gli 8 del tunnel geognostico e le altre decine necessari a collegare Susa con Torino attraversando la valle di Susa e la collina morenica della val Sangone. Dove una grande opera diviene galleria il suo costo decuplica rispetto al percorso in superficie. Come hanno dimostrato gli esperimenti del Mugello e non solo, i suoi costi di partenza possono variare, sempre in modo lecito, per imprevisti, moltiplicandosi ancora di sei sette anche otto volte rispetto alle previsioni iniziali. La grande opera, in questo caso una ferrovia, porta con sé un’altra caratteristica fondamentale della truffa.

Lo stanziamento di fondi previsto vuol dire appalti di miliardi di euro. Per legge questi appalti devono essere affidati a grandi gruppi di costruzione, i cosiddetti “general contractors” (dove spunta l’inglese molto spesso spunta la fregatura) in grado con la loro dimensione di garantire lo svolgimento dei lavori e l’investimento economico. In questo modo le imprese in grado di partecipare ai bandi si riducono di numero fino ad arrivare alla farsa per cui una, massimo due imprese risultano in possesso delle caratteristiche per accedere agli appalti. Con un colpo netto di scure vengono così escluse le medie e piccole imprese che rientrano nell’appalto solo come subappaltatori in un secondo momento, come schiavi delle ditta madre con assegnazione dei lavori a trattativa privata, insomma a piacimento e al prezzo che il general contractor decide.

La classe politica, i governi pensano ad un progetto in assoluta libertà, decidono in modo assolutamente indiscriminato cucendo la gara d’appalto su misura a chi darlo (il caso del partito democratico con la Torino Lione affidata alla sua cooperativa di costruzioni Cmc di Ravenna fa scuola) e da quell’appalto vedono ritornare verso le proprie casse il denaro sottratto ai cittadini. Ma un’altra e più importante motivazione si nasconde dietro a queste scelte e non è l’ultima motivazione, anzi è forse la prima. Per decidere un furto di questa entità e poterlo imporre è necessario che la scelta avvenga dove non sia possibile discuterla e quanto più lontano possibile dagli occhi dei cittadini. Ecco allora l’idea di grande opera, un grande progetto, che serve a tutti, al bene comune, al futuro, decisa dalle massime autorità dello stato, non discutibile e non negoziabile.

Una decisione grande che non può essere mediata con la parte interessata, decisa per la maggioranza degli italiani con l’inganno della democrazia, usata in questo caso non per migliorare la vita e il futuro di tutti ma come un ingannevole gioco delle tre carte. In ultimo possiamo anche prevedere con certezza il futuro di queste opere, continueranno ad essere proposte. Chi oggi ha distrutto il nostro paese non ha nessuna intenzione di fermarsi, la sua linfa vitale, il grande flusso di denaro, il furto per eccellenza di qui passa. Non c’è un solo motivo per cui decine di migliaia di faccendieri, politici, corruttori della finanza, tecnici, banchieri dovrebbero improvvisamente modificare il loro pensiero. La prospettiva quindi non può che rimanere una sola, la lotta. In questo caso la lotta no tav diventa centrale per la vita di un territorio, per il futro dei cittadini che qui vi vivono, per il futuro e la speranza di cambiamento che un paese intero può avere.

Vincere oggi in questa battaglia significa rimettere in dicussione tutto quanto un sistema ed un meccanismo. Significa togliere una fonte di energia e di denaro a questa casta di corrotti che dietro le figurine dei vari politicanti di destra e di sinistra rappresenta un sistema usuraio di finanza impostato sullo sfruttamento delle persone. Le grandi opere quanto mai torneranno attuali, le grandi emergenze idem con lo stesso meccanismo, a noi il compito di fermarle. Dire no tav oggi significa combattere contro questa macchina di corruzione e speculazione ma significa prima ancora avere un’idea di futuro e di vita diversa e completamente opposta da quella che ci viene imposta ogni giorno.

Chi propone oggi le grandi opere ci propone come sempre sacrifici, sofferenza, crisi economica. Insieme possiamo fermarli e proporre a noi stessi una vita migliore in cui i nostri sacrifici si chiamano cura del nostro territorio, investimenti per le generazioni future, una società i cui valori non siano profitto e consumo ma rispetto, eguaglianza. Alla tristezza della crisi risponderemo ancora con il sorriso e la bellezza della lotta no tav!