News — 22 agosto 2011 at 22:09

I dibattiti e le mani nella terra di Fabrizio Rivolto

Fra pochi giorni inizierà il Forum tematico sulle grandi opere inutili (http://www.11-12-2010.eu/) e per la Valle ma non solo sarà un appuntamento importante. La possibilità di conoscere e confrontarsi con realtà europee simili alla nostra, il poter ascoltare ed interagire con illustri relatori per migliorare ed integrare le nostre conoscenze e le nostre coscienze su temi attuali e di grande spessore, sono un’occasione da non perdere. Credo fermamente che la parola, il sapere appunto, sia la strada sulla quale dovremo insistere moltissimo, perchè solo attraverso le informazioni potremo ottenere il risultato del “far aprire gli occhi” a molti dei quali ancora non è chiaro cosa sta accadendo in Valle per la TAV, ed in altre parti del mondo. Ma c’è un’immagine che non vuole lasciare la mia mente, un fotogramma fisso il quale con una metafora analogica è la testina di un vecchio 33 giri che ritorna sempre sul medesimo punto di un brano. Il 16 agosto di quest’anno nei pressi della Baita Clarea, le FORSE DELL’ORDINE innescavano il solito misero attacco a persone inermi nel tentativo di allargare IL NON CANTIERE verso un orizzonte dove conquistare niente Vi risparmierò la solita descrizione di spinte, manganelli e minacce perchè una sola cosa (molto simbolica) mi è rimasta impressa: nel prato in leggera pendenza sulla destra orografica del fiume, la ruspa prima di indietreggiare aveva scavato tre buche profonde circa un metro per tre di diametro e lì, i ragazzi dei “centri sociali” ma non solo hanno iniziato A MANI NUDE a riempire nuovamente quelle buche in difesa del territorio. Quel giorno faceva molto caldo, erano le ore 15 o giù di lì, e sotto i caschi bollenti i militari sgranarono gli occhi dallo stupore mentre qualcuno incredulo tirava fuori il telefonino per fotografare quello che stava accadendo. Penso che in quel momento abbiano capito che i loro ordini da automi niente avrebbero potuto con il tempo, contro la nostra spontanea volontà di resistere. A quelli come Turi, a quei ragazzi e naturalmente a tantissimi altri, voglio dire grazie. Non è autocelebrazione o quant’altro ma solo una ulteriore presa di coscienza di un percorso da seguire, anche rischiando qualcosa sulla propria pelle. Quindi mentre andremo ai dibattiti per apprendere, migliorare e diffondere, non dimentichiamoci di andare a vedere quei posti dove con le mani nella terra si sta difendendo il nostro futuro.

 

 

più in là non si poteva.Fabrizio Rivotto