post — 1 febbraio 2012 at 11:25

Vero Grinta

di Sandro Moiso per Carmilla Online
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Lui almeno qualche volta risultava simpatico.
Un bel faccione americano sospeso tra paternalismo e giustizia fai da te che riusciva anche a strapparci qualche sorriso.
Che corresse dietro agli indiani, sotto la mano sapiente di John Ford, o a difendere l’onore di damigelle di ogni età, sotto la direzione di Henry Hathaway, era scontato, sempre.
E in fin dei conti dava sicurezza: i buoni vincono sempre, anche a costo di diventare cattivi.
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L’altro no.
E’ sempre e solo stato antipatico.
Tutto spasmodicamente teso nell’arco di un’intera carriera a dar la caccia all’eversore.
Al nemico dell’ordine borghese e dello stato di cose presenti.
Dagli anni settanta a Sole e Baleno, dal movimento studentesco del 2009 ai No Tav di oggi.

Dietro il primo si celava tutta la logica hollywoodiana del bravo eroe americano.
Logica che, ogni tanto, lasciava però trasparire qualche dubbio, qualche incertezza.
“Sentieri selvaggi” ne sta forse a significare il momento più bello, quello dove il dubbio sul proprio operato trionfa insieme all’accettazione dell’altro.
Diavolo di un John Ford che, già celebre e in pieno maccartismo, aveva sfidato le censure definendosi artigiano di western.

No, dietro all’altro non vi è nulla che meriti un’emozione.
Nemmeno piccola, piccola come il borghese che in fin dei conti è.
Ma c’è una logica, quella sì, ferrea.
E’ una logica più vecchia di quella di Hollywood, più viscida e meno appariscente.
E non stiamo qui a parlare solo della giustizia borghese e delle sue vendette dal Passanante in poi.

Qui affondiamo nella palude socialdemocratica e stalinista (e se qualcuno se ne ha ancora a male per questo…beh, pazienza).
Torniamo alle vie di Berlino nelle prime settimane del 1919 e alla caccia ai rossi Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht da parte del governo socialdemocratico appena instaurato.
Tutto premuroso di piacere ai banchieri tedeschi ed ai Freikorps che arruolerà poi nella sua polizia.

Torniamo ai grandi processi di Mosca degli anni trenta, già preceduti dalle persecuzioni nei confronti della vecchia guardia bolscevica e dell’opposizione operaia, successive alla morte di Lenin e all’emarginazione di Trockij, fin dalla fine degli anni venti.
Il governo sovietico di allora sperava di guadagnarsi la rispettabilità internazionale per realizzare “il socialismo in un solo paese” e per far questo malediceva e uccideva i rivoluzionari e rivolgeva le proprie armi verso il suo ventre caucasico, rinunciando all’esportazione della rivoluzione.

Torniamo al massacro degli anti-fascisti e degli anarchici durante la guerra civile spagnola, quando il comandante Carlos e i suoi scherani infliggevano più perdite ai militanti anarchici e del POUM che non le colonne fasciste di Franco, ancora ben lontano dall’esser vincitore.
Mentre sottobanco si preparava l’accordo con Hitler, il famigerato patto Ribbentropp – Molotov, giustificato poi, a posteriori, come tentativo di ingabbiare il nemico più pericoloso (un “compromesso storico” ante litteram?).

Mentre i militanti comunisti e anarchici, italiani e tedeschi, venivano traditi, imprigionati e spediti in Siberia oppure rispediti oltre confine ai nazisti, dopo essere stati invitati a trovar rifugio nell’URSS.
Ed ogni volta le accuse erano le stesse: infamanti, volgari, ridicole, false.
Erano tutti traditori in combutta col capitalismo e con il fascismo oppure fascisti tout-court oppure ancora spie o, addirittura, semplicemente sabotatori e assassini.

E poi torniamo, ancora, agli anni successivi alla Liberazione, quando Togliatti graziava i fascisti e faceva eliminare sottobanco i comunisti di sinistra.
E poi alle accuse e ai processi ai movimenti degli anni sessanta e settanta, sfruttati ai fini elettorali e poi abbandonati e ricusati.
E alla stagione della lotta al terrorismo, quando occorreva far vedere chi era davvero in grado di mandare avanti lo stato borghese.

Di tutto questo è erede ed esponente il nostro novello, anche se non più giovane, Grinta.
Di questo accanimento terapeutico è erede e continuatore il mazzo dei suoi mandanti del PD, che hanno tentato di attraversare indenni la storia degli ultimi ottant’anni.
Che hanno rinnegato il comunismo, ma si son tenuti i metodi peggiori dello stalinismo d’antan.
E, come mummie uscite da una antica maledizione, continuano a colpire con gli stessi insulti, con le stesse calunnie, con gli stessi intenti: dividere ed affossare i movimenti.

Qua i terroristi, là i black block, più a sud la mafia.
Già, la Mafia.
Minchia, neppure eroe dell’anti-mafia è riuscito a diventare il nostro comune amico.
Il posto d’onore gli era già stato portato via da altri, forse, eroi veri.
E poi, in Valle, chi affronta la mafia c’è già.

Perché dietro al progetto TAV sono presenti tutte le mafie economiche, politiche e criminali e chi ne vuole impedire la realizzazione di fatto le combatte tutte.
Già, perché gli eroi veri affrontano il nemico con le briglie tra i denti e lanciati al galoppo nella pianura, mica fanno arrestare barbieri, artigiani e amministratori comunali, pensionati ed operai, studenti e giovani dei centri sociali al confine tra la notte e il sorger del sole…questa è roba degna soltanto di qualche dittatore da strapazzo.

Si è celebrata in questi giorni la Giornata della Memoria e anche questa è memoria: della classe operaia e delle sue lotte, di tutti i movimenti di lotta e della loro storia.
E questi movimenti continueranno a vivere nei fatti, nelle contraddizioni della società e nelle battaglie che, mai, nessun giudice riuscirà a cancellare con un atto giudiziario o degli arresti sul far dell’alba.

E neppure la volontà persecutoria di un Fassino, di un Chiamparino o di qualsiasi altra mezza cartuccia , sedesse anche sullo scranno della Presidenza della Repubblica, erede del “più grande partito comunista dell’Occidente”; che almeno una volta lo faceva arrogandosi il diritto di essere l’unica guida del movimento operaio, mentre ora i suoi discendenti si muovono, come fantasmi giapponesi, senza nemmeno ricordare il perché delle proprie azioni.

Non avertene a male italico Grinta, nella leggenda non ci entrerai mai.
I tuoi compari, anzi, ne sono usciti già da un pezzo.
Resteranno le leggende di Hollywood, ma Jeff Bridges non vorrà mai prestare il suo volto per rappresentarti sullo schermo e i fratelli Cohen non ti riterranno mai abbastanza divertente.
No, non sei nemmeno come John Wayne.
E i No Tav non li fermerai mai.
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Pubblicato Gennaio 30, 2012 11:16 PM