post — 25 aprile 2014 at 23:46

Torino, Fassino e Chiamparino contestati dai No Tav alla fiaccolata per il 25 Aprile

10258637_10202519016790051_5196354610974892127_nLa sera del 24 aprile a Torino una trentina di No Tav si sono presentati all’appuntamento alla testa della fiaccolata istituzionale per l’anniversario della Resistenza, con bandiere volantini e lo striscione IERI PARTIGIANI OGGI NO TAV – LIBERTA’ PER CHIARA CLAUDIO MATTIA E NICCOLO’.

Alla partenza del corteo la presenza di Fassino e Chiamparino è stata contestata, la polizia è intervenuta per contenere i manifestanti e poi lungo via Cernaia ha chiuso una parte dei No Tav contro un muro per mettere un po’ di distanza coi due alti papaveri del PD.

I compagni si sono quindi ricompattati dietro lo striscione e hanno sfilato praticamente dentro lo spezzone dell’ANPI provinciale, intonando slogan come GIU’ LE MANI DALLA VALSUSA, CHIARA CLAUDIO MATTIA NICCOLO’ LIBERI, IL PARTIGIANO CE L’HA INSEGNATO SABOTARE NON E’ REATO.

All’ingresso in piazza Castello il gruppo è stato di nuovo bloccato e circondato dalla polizia mentre dal palco cominciavano gli interventi commemorativi, i quali erano comunque affidati a personaggi di secondo piano (Chiamparino, che non ha ruoli istituzionali, non è salito mentre Fassino vi è salito ma senza parlare).

Verso la fine della commemorazione tutti i No Tav si sono avvicinati al palco e hanno monopolizzato il finale della manifestazione con canti slogan e sventolio di bandiere, osservato e anche apprezzato da buona parte della piazza, pur con qualche discussione con alcuni vecchi benpensanti.

Di seguito il volantino distribuito:

25 APRILE 1945 – 2014: 69° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

IERI PARTIGIANI OGGI NO TAV!

Anche quest’anno attraverso una lunga serie di iniziative viene commemorato l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta al culmine dell’epopea della Resistenza durante la quale decine di migliaia di partigiani in ogni parte d’Italia diedero la vita per un ideale di pace e giustizia. Dagli scioperi e i sabotaggi della produzione nel marzo del 1943 passando per gli attacchi dinamitardi dei GAP fino alle giornate dell’insurrezione dell’aprile 1945 con i combattimenti strada per strada, decine di lapidi e monumenti nelle strade di Torino ci ricordano le storie e le gesta dei partigiani di allora, che le autorità nazifasciste definivano “banditen”.

Oggi i tempi sono un po’ cambiati, al Fascismo è subentrata la Democrazia. Ma il codice penale è sempre lo stesso, quello varato dal ministro Alfredo Rocco nel 1931, e la repressione verso chi si oppone ai poteri forti si fa sempre sentire. Così, per un movimento di Resistenza popolare come quello contro la linea ad alta velocità Torino-Lione negli ultimi anni sono stati impiegati una quantità di strumenti repressivi, dalle manganellate e i gas lacrimogeni alle manifestazioni, alle zone rosse, ai blocchi di cemento e al filo spinato intorno al cantiere di Chiomonte, alle centinaia tra arresti, fogli di via, multe e processi “ordinari”. Non bastando tutto ciò, per spaventare e spingere alla rinuncia il movimento si è arrivati all’elaborazione di una nuova roboante accusa, e i “banditen” sono diventati “terroristi”. Infatti quattro giovani attivisti No Tav, Chiara Claudio Mattia e Niccolò, sono stati arrestati il 9 dicembre scorso per un sabotaggio al cantiere TAV di Chiomonte che la Procura di Torino ha definito “attentato terroristico” non tanto per la gravità in sé ma perché volto a “costringere i poteri pubblici…a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto” (articolo 270 sexies del codice penale), nella fattispecie la realizzazione del TAV Torino-Lione. Si tratta di un’accusa gravissima, che se confermata potrebbe poi venire rivolta a tanti altri, più o meno chiunque si spinga al di là del dissenso platonico quando c’è da far cambiare idea ai “poteri pubblici”: che sia riguardo la costruzione di una discarica di rifiuti, o riguardo ad uno sfratto, o ad una iniziativa legislativa particolarmente odiosa, o a dei tagli del personale. Secondo i PM della Procura di Torino se le istituzioni sono “democratiche”, chi ostacola le loro decisioni democratico non è, e chi non è democratico non può esser che…un terrorista.

Contro questa accusa si è levata la voce di tante persone in ogni parte d’Italia e non solo, persone che hanno capito che l’azione al cantiere di Chiomonte è stato un atto di giusta Resistenza contro un’opera inutile, dannosa costosa e imposta con la violenza alle popolazioni locali, e che con la vicenda dei quattro No Tav in carcere è in gioco la libertà di tutti. Anche alcune sezioni dell’ANPI si sono schierate coi No Tav, mentre i partiti di governo, in primo luogo il PD, che a parole commemorano retoricamente la Resistenza del 1943-45, di fatto con la Resistenza non hanno più niente a che fare, anzi stanno dall’altra parte, ad esempio dalla parte delle banche e dei poteri mafiosi interessati alla costruzione delle Grandi Opere.

Nelle prossime settimane la Corte di Cassazione a Roma si pronuncerà sulla legittimità dell’accusa di terrorismo e al Tribunale di Torino si aprirà il processo a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò. Non mancheranno le occasioni di farsi sentire.

La memoria dei partigiani del passato è e sarà uno stimolo per continuare la lotte di oggi, anche quelle che quotidianamente attraversano la nostra città, contro l’austerity, contro gli sfratti, contro il razzismo, per la difesa del territorio e dei beni comuni, per la liberazione dei nostri 4 compagni.

CHIARA CLAUDIO MATTIA NICCOLO’ LIBERI!

CORTEO NAZIONALE SABATO 10 MAGGIO ORE 14 P.ZA ADRIANO – TORINO

(da piemonte.indymedia.org)