post — 20 novembre 2011 at 00:06

SALBERTRAND – UN TUNNEL E … NON SARA’ MAI PIU’ COME PRIMA di Clelia Baccon

Tra le problematiche che possono sorgere dallo scavo di nuove gallerie in Valsusa non va sottovalutata la possibilità di interferire con le sorgenti o le falde acquifere, come successo a Salbertrand nel recente passato.

Premetto ricordando che il territorio salbertrandese era già stato coinvolto – parlo degli anni ’80 – nella costruzione di un tronco dell’Autostrada che attraversa la Val Susa. Trattandosi però di un tracciato all’aperto e per un buon tratto lungo il greto della Dora, non aveva causato rimarchevoli impatti con le varie realtà del luogo.

Le cose iniziarono a cambiare con lo scavo in località Serre de la Voûte della prima delle gallerie che si sarebbero alternate ai viadotti nella costruenda autostrada, giù verso Susa. Ne derivò infatti un calo di portata del RIO PONTET che scendeva nei pressi. Nessuno di noi Salbertrandesi poteva immaginare allora che questo fosse soltanto il preludio di un prosciugamento delle sorgenti e dei rii lungo i circa 7 km. del versante sinistro orografico della Dora. Prosciugamento avvenuto in seguito nel corso di un’opera cantieristica per impiantare nei pressi di Susa una nuova CENTRALE IDROELETTRICA.

Il progetto comportava la costruzione di una presa di acqua nella Dora Riparia in località Pont Ventoux, cui far seguire un canale sotterraneo lungo tutto il versante sinistro del territorio di Salbertrand, Exilles, Chiomonte e Giaglione, al fine di convogliare l’acqua verso un bacino da realizzarsi in Val Clarea, da dove, intubata, avrebbe raggiunto la nuova centrale in caverna da costruirsi a Giaglione sul confine con Venaus (dove già funziona da vecchia data un’importante CENTRALE IDROELETTRICA alimentata dal LAGO DEL MONCENISIO). Fu lo scavo di quel canale sotterraneo a prosciugare, in quel di Salbertrand, sorgenti e rii.

C’è chi ricorda. Il personale del cantiere e gli ospiti festeggiarono quell’anno Santa Barbara al Serre de la Voûte mentre polle d’acqua gorgogliando morivano sul suolo della galleria di cui si era intrapreso lo scavo. Era acqua proveniente da chissà dove, che dalle viscere della montagna si accingeva a salire, ad alimentare le falde tra le cavità rocciose, per poi ripartire ed emergere in sorgenti lungo i fianchi della montagna, su su fino a dar vita ai laghetti sulle cime.

Sotto l’azione dei mezzi scavatori, che avanzavano ogni giorno un po’, RIO PONTET fu il primo a cedere.

Rio Pontet era anche alimentato dalle sorgenti di Clot Cheval. Erano due grosse sorgenti venute alla luce in epoca preistorica, dopo l’ultima glaciazione, in seguito al distacco dalle pendici di Casses Blanches di una eccezionale frana che coinvolse nel crollo 100.000.000 di metri cubi di materiale roccioso misto a terra. Si trattava della frana che originò il SERRE de la VOUTE; le tracce della nicchia di distacco sono ancora visibili. (dal volume “Salbertrand – Storia di una Comunità alpina e della sua Valle” di Clelia Baccon. Relazione del dott. ing. Riccardo Crivellari sotto il titolo:”LA FRANA DEL SERRE DE LA VOUTE” pagg. 299, 300, 301). Ora disperse anche le sorgenti di Clot Cheval, Rio Pontet non esiste più.

L’avanzamento dei lavori di scavo della galleria ha coinciso col progressivo inaridimento di tutti gli affluenti di sinistra della Dora presenti in Valle sui territori interessati da quest’opera. E così il RIO GIRONDA. Già corso di acqua perenne, ora, finito lo sciogliersi delle nevi e lo scolo dell’acqua delle piogge, esso riduce la sua portata giorno dopo giorno. Quando invece i Salbertrandesi più anziani ricordano:

Sulla vetta poteva non esserci più neve, il nostro Gironda continuava a precipitare in cascata nel suo orrido e ad attraversare veloce e rumoroso la piana diretto alla Dora. Perché lui si alimentava strada facendo grazie alle sorgenti che nel corso dei millenni erano venute alla luce negli anfratti del suo letto”. Sorgenti che purtroppo oggi non lo alimentano più.

Procedendo lo scavo, sul territorio di Salbertrand, sparivano le sorgenti che alimentavano l’ acquedotto delle frazioni Eclause e Fenils, insieme ad altre che vi permettevano l’irrigazione di prati, campi di patate e di fave, orti. Ora l’acqua potabile giunge ai due abitati da un pozzo scavato a monte dell’Eclause, profondo 70 metri.

Successivamente tutte le altre “riserve acquedottistiche” dell’Indiritto salbertrandese hanno subito la stessa sorte e per tutte si è dovuto provvedere a realizzare una serie di impianti alternativi.

Anche “Fontana calda” non è sopravvissuta. Si tratta di quelle due grandi vasche-lavatoio che fiancheggiano sulla sinistra la statale a qualche decina di metri dall’uscita nord dell’abitato di Salbertrand. L’acqua fresca che vi giungeva manteneva una temperatura costante, per cui, se d’estate permetteva una fresca bevuta, quando la stagione era più fredda sembrava tiepida, ed era pertanto l’ideale per lavare i bucati in primavera e i velli delle pecore nel tardo autunno. Durante la costruzione dell’autostrada l’acqua di “Fontana calda” era stata convogliata in regione “Sagne” presso il villaggio sorto per ospitare il personale dell’Impresa costruttrice.

La situazione che è venuta a crearsi nel Comune di Salbertrand con lo scavo del canale di Pont Ventoux serva almeno di monito.

E concludo con le parole della mia Professoressa di Scienze presso l’Istituto Magistrale “Domenico Berti” di Torino:

Le ALPI, montagne “giovani”, raccolgono e custodiscono, in una miriade di vene e falde sotterranee, una incommensurabile quantità di acqua che, a mano a mano, ridistribuiscono, attraverso sorgenti, alle valli che le solcano, alle pianure che si stendono ai loro piedi. Si tratta però di un equilibrio naturale delicato, fragile, che non resiste alla violenza. E dopo non sarà mai più come prima”.

maestra Clelia Baccon