post — 13 dicembre 2011 at 12:33

PER YURI, UN VERO VALSUSINO

Caro yuri, oggi sei ricoverato in ospedale, a Torino, colpito alla tempia in maniera vile e codarda da un lacrimogeno sparato da lontano, da dietro una recinzione di filo spinato, a Chiomonte. Eri con noi giovedì in val Clarea,  con i tuoi amici, con i tuoi compagni, con tanti no tav. Come tutti i presenti sei andato alle reti, al fortino militarizzato che la polizia difende senza badare a spese e a metodi, siamo andati insieme a dire che quelle reti lì proprio non vanno bene, a cercare di liberare la nostra terra. Appena ci siamo avvicinati siamo stati respinti a suon di lacrimegeni e tra i colpi di tosse e le lacrime molti sono rimasti a terra, colpiti, feriti. Chi è stato soccorso ha dovuto attendere ore prima di poter essere accolto in un ospedale, prima di poter attraversare nuovamente le vie che ci avevano portato alla baita, occupate e chiuse dalla polizia che in un inutile sfoggio di forza impediva alle barelle di allontanarsi. Subito sei stato nominato dai giornalisti nei loro articoli, yuri, il ragazzo danese, perchè no il black bloc. Che schifo, senza neanche badare al motivo per cui eri ferito e alle tue condizioni ecco l’idea, ah? Danese? Violento? Allora c’erano i black bloc? Loro come i poliziotti di questa terra sanno poco, peggio di questa terra vedono solo lo schifoso stipendio di ogni fine mese. Poi invece ci sono i politicanti come Stefano Esposito che non solo aspettano lo stipendio ma sono pronti ad alzare le forche ed in tuo nome invocano denunce e magistrati. Io invece ti conosco bene, ti conosco dalle parole di tuo padre, fiero ed orgoglioso di te, dai tuoi compagni che valorosamente ti hanno soccorso e seguito. Mi ricordo di quando lanciammo l’appello nel 2010 per la costruzione della baita presidio in val Clarea che oggi difendiamo. Tuo padre arrivò tra i primi, con molti altri uomini semplici della valle. Ci presentammo, una stretta di mano ci bastò, Sven, un nome che viene da lontano, in val di Susa? “Sono di Venaus, faccio il muratore” e poi un bellissimo sorriso. Furono mesi intensi che ci portarono alla costruzione della baita prima e del presidio poi sgomberato della libera repubblica della Maddalena, ora in esilio ma sempre viva. Mi raccontò della vostra famiglia, della vostra vita e con orgoglio ancora di voi. Una famiglia particolare la vostra, generosa, sempre pronta a dare e sempre presente. Con umiltà, in punta di piedi, simbolo di come si possa amare una terra in cui non si è nati e in cui però si è deciso di pensare ad un futuro. Con tutto il diritto avete scelto di essere no tav, tutti, e di partecipare alle mobilitazioni, anche quelle più difficili, anche quando si rischia tanto. Tuo padre per la sua generosità nella costruzione della baita è stato denunciato, ora tu per essere sempre in prima fila sei stato ferito. Proprio nei momenti più difficili vi siete fatti avanti, quando molti della nostra valle avevano paura, delle denunce, dei lacrimogeni. Alla faccia di tutti i discorsi leghisti e razzisti abbiamo la fortuna in val di Susa di avere tante persone come voi che anche se nate altrove hanno assunto come propria questa terra. Auguro a te di tornare presto a casa e di guarire, di tornare presto nella tua terra, in valle, dalla tua famiglia che ti aspetta, dai tuoi amici. Tutti quelli che leggono e leggeranno il tuo nome devono sapere che tu non sei né un eroe né un deliquente né un blac bloc, tu sei un esempio per tutti, tu sei un  no tav e il tuo nome lo devono pronunciare con rispetto.

Un abbraccio, A presto

Francesco Richetto