post — 14 dicembre 2014 at 23:44

Noam Chomsky coi NOTAV in lotta

noam-1-1672796cdi – Nei giorni scorsi, un caro amico (che non vor­rebbe io facessi il suo nome per pura mode­stia…), il pro­fes­sor Boris Bel­lone, NOTAV degli albori e mem­bro del Con­si­glio Nazio­nale dell’ANPPIA (Asso­cia­zione Nazio­nale Per­se­gui­tati Poli­tici Ita­liani Anti­fa­sci­sti), ha scritto a Noam Chom­sky, il mag­gior intel­let­tuale vivente, pro­fes­sore al MIT, Mas­sa­chus­setts Insti­tute of Tech­no­logy, per infor­marlo della per­se­cu­zione giu­di­zia­ria che stanno subendo gli impu­tati dei pro­cessi NOTAV.

In par­ti­co­lare, il mes­sag­gio riguar­dava i NOTAV accu­sati di aver bru­ciato un com­pres­sore nel can­tiere del TAV e “per­ciò” accu­sati nien­te­meno che di ter­ro­ri­smo.Rias­sumo in breve la sto­ria. Il 9 dicem­bre 2013 quat­tro resi­stenti NOTAV, Clau­dio, Chiara, Mat­tia e Nic­colò, ven­gono arre­stati con l’accusa di ter­ro­ri­smo per il sabo­tag­gio del com­pres­sore del can­tiere del TAV a Chio­monte nella notte tra il 13 e il 14 mag­gio. Il 9 dicem­bre 2014, un anno dopo,anche per altri tre ragazzi, Lucio, Fran­ce­sco e Gra­ziano, arre­stati l’11 luglio, sem­pre in merito allo stesso epi­so­dio, ven­gono appli­cate le misure cau­te­lari per i reati di ter­ro­ri­smo (artt.280, 280 bis, 270 sexies c.p.).  L’impianto accu­sa­to­rio imba­stito con­tro Chiara, Clau­dio, Mat­tia e Nic­colò avrà una prima veri­fica davanti alla corte d’assise il pros­simo 17 dicembre.

Infor­mato della situa­zione, Noam Chom­sky ha risposto:

It is most distur­bing to learn of the accu­sa­tions and threats of punish­ment against the anar­chists who are among those pro­te­sting the high speed train pro­ject.  I trust that char­ges will be drop­ped and that the pro­tests will be able to pro­ceed without interference.

Tra­du­zione (spero accettabile)

È molto inquie­tante appren­dere delle accuse e delle per­se­cu­zioni con­tro gli anar­chici che stanno pro­te­stando con­tro il treno ad alta velo­cità. Voglio spe­rare che quelle accuse ven­gano fatte cadere e che le pro­te­ste potranno con­ti­nuare, senza interferenze.

Non ho mai impie­gato così tanto a tra­durre due frasi dall’inglese. Sarà per­ché le parole di Chom­sky — secondo me — sono pre­ziose come dia­manti e non vanno spre­cate. Chom­sky ha lo stu­dio nello stesso edi­fi­cio del MIT dove inde­gna­mente anche io ne ho uno. Quando ci siamo incon­trati ed abbiamo par­lato di Ura­nio impo­ve­rito, prin­ci­pal­mente, e di diritti civili, ne sono uscito ogni volta arric­chito e pensoso.

Noam Chom­sky non sco­pre la resi­stenza NOTAV in que­sti giorni. Riporto qui una sua dichia­ra­zione, risa­lente al 2005, appena prima di Venaus:

Gra­zie per avermi man­dato le infor­ma­zioni  riguardo alle esem­plari e corag­giose azioni della gente della valle di Susa. Tali ini­zia­tive popo­lari, in molte parti del mondo, stanno diven­tando una forza potente, che offre l’unica reale spe­ranza di bloc­care, e capo­vol­gere,  la pro­gres­siva e minac­ciosa spinta ad un potere cen­tra­liz­zato e ad un’autorità che risiede in remote isti­tu­zioni che non ren­dono conto di quello che fanno. E’ una bat­ta­glia di grande signi­fi­cato, che sicu­ra­mente muterà il corso della sto­ria. (Noam Chomsky)

Stanno suc­ce­dendo cose che i pic­coli poli­ti­canti e boiardi che ave­vano fatto del TAV la loro tro­vata per cam­pare felici non si aspet­ta­vano. Il più impor­tante intel­let­tuale mon­diale punta il suo occhio scan­da­liz­zato su di loro. L’Unione Euro­pea, sem­pre chia­mata dai sud­detti a cor­reo con la sem­pi­terna frase “ce lo chiede l’Europa” li smen­ti­sce sono­ra­mente, smen­tendo l’esistenza degli abbon­dan­tis­simi fondi euro­pei da sem­pre mil­lan­tati, e chie­dendo conto di come mai, a furia di chiac­chere e pro­getti durati oltre un ven­ten­nio, il costo dell’opera sia quasi qua­dru­pli­cato. Nel frat­tempo, il Tri­bu­nale Per­ma­nente dei Popoli, erede del Tri­bu­nale Rus­sel, ha rite­nuto ammis­si­bile l’esposto del Con­tros­ser­va­to­rio Val­susa in cui veni­vano denun­ciate vio­la­zioni di diritti fon­da­men­tali dei sin­goli abi­tanti e della comu­nità della Val di Susa con rife­ri­mento alla pro­get­tata costru­zione della linea Tav Torino-Lione. Il Tri­bu­nale Per­ma­nente dei Popoli ha infatti deciso di aprire un pro­ce­di­mento che esa­mi­nerà in par­ti­co­lare “le fina­lità e l’effettività delle pro­ce­dure di con­sul­ta­zione delle popo­la­zioni coin­volte e l’incidenza sul pro­cesso democratico”.

Non pos­siamo che rin­gra­ziare Noam Chom­sky, che è anche iscritto all’ANPPIA, come il sot­to­scritto e mol­tis­simi anti­fa­sci­sti ita­liani, ma ho per­so­nal­mente un sen­ti­mento par­ti­co­lare. Spero di non incon­trarlo tanto pre­sto: sen­ti­rei un po’ di ver­go­gna davanti a lui, io a nome di tutti quei pic­coli ita­liani, di pic­colo o grande potere, che per man­dare avanti il loro assurdo buco in una mon­ta­gna espon­gono chi parla la loro stessa lin­gua e viene rite­nuto loro con­na­zio­nale a que­ste pes­sime figure innanzi al mondo.

Aggiungo, scritto in pic­colo, accanto all’auspicio del più impor­tante mem­bro del MIT, anche quello del meno impor­tante di tutti, il mode­sto qui scrivente.

Chie­diamo con forza che l’assurda accusa di ter­ro­ri­smo con­tro Clau­dio, Chiara, Mat­tia e Nic­colò scom­paia dalle aule di giu­sti­zia il pros­simo 17 dicem­bre e lo stesso accada per gli altri resi­stenti. Ter­ro­ri­smo è una parola pesante, che evoca pen­sieri e fatti del tutto estra­nei alla lotta NOTAV: chi si trova ad ammi­ni­strare la giu­sti­zia non la uti­lizzi a sproposito.