post — 17 maggio 2012 at 22:16

Nina e Marianna, resoconto della seconda udienza (7 maggio 2012)

7 maggio 2012 – ancora un assente giustificato
Il PM Quaglino introduce presentando i testimoni del giorno, facendo notare che, proprio come era successo nell’udienza del 4 aprile, anche in questa data è assente il teste SCARPELLO che, secondo la testimonianza resa nella precedente udienza da Valter F. , avrebbe effettuato materialmente la “presa” e l’arresto di Elena Garberi (Nina), la sera del 9 settembre, “avventandosi” su Nina (sono le parole di Valter F.).

La testimonianza di Michele O, Appuntato Scelto Carabinieri, Compagnia di Susa.

Michele O. ricorda che la sera del 9 si trovava al cancello n.4, sotto il pilone dell’autostrada, dove “subivano svariati lanci di tanti oggetti, tra cui sassi, biglie. Ero posizionato davanti al cancello d’uscita n. 4,” racconta, “quando hanno dato questa carica di alleggerimento hanno aperto il cancello e io ero il primo schierato insieme ad altri colleghi che tenevano gli scudi onde evitare che arrivasse qualcosa a me e a loro addosso. Dopo di che siamo subito partiti in quanto avevamo sia manifestanti li’ davanti che sulla sinistra, un piccolo rialzo dove c’è una vasca d’acqua e da li’ ci arrivavano proprio dei sassi. Ho individuato una persona vestita di nero che  ho visto, ho proprio visto che ci lanciava i sassi in quanto abbiamo un faro che illuminava fuori per vedere cosa succedeva e alla carica sono andato dietro il soggetto che tirava il sasso… e correndo, l’ho preso.
Mi sono accorto di chi era quando l’ho presa e l’ho portata dentro la rete, mentre la stavo riportando dentro lei gridava “sono una donna! sono una donna!”, e io li’ mi sono accorto che era una donna, quando ho tolto la maschera. Aveva una maschera… una maschera con filtro.. “

La donna alla quale si riferisce risulta poi essere Marianna Valenti, il PM allora chiede, prima di afferrarla, cosa ha visto fare “da questa Marianna” ed il teste risponde “lanciare dei sassi. Io proprio l’ho presa perché ho visto lei lanciare il sasso. Con quel faro che rifletteva verso l’uscita ho visto questa persona che era una delle prime che lanciava il sasso.”
PM Quaglino: “di sassi ne ha lanciato uno? Mi racconti quello che ha visto.”
MICHELE O,: “Io ho visto questa persona col braccio lanciare il sasso… ho visto proprio il sasso… perché c’è il faro e la persona l’ho vista benissimo.”

Non sa dire da quanto Marianna si trovasse lì, e passa poi a spiegare le dinamiche di attacco, gruppi che si alternavano, lanciando oggetti, tentando di avvicinarsi alle reti per tagliarle. Il PM allora chiede se, prima della carica, avessero utilizzato altri mezzi per fare desistere i manifestanti. Michele esita, chiedendo “in che senso altri mezzi?” e il PM fa notare che non può certo suggerire le risposte, a quel punto il teste sembra capire la domanda e risponde “I mezzi che abbiamo noi, i classici lacrimogeni”.
I classici lacrimogeni è una frase che suscita un mormorio spontaneo tra i NO TAV presenti in aula… direi che si commenta da sola!

Il teste passa poi all’Avv. Melano, difensore di Marianna, e qui c’è un simpatico equivoco che diventa presto una barzelletta e, per un attimo, ci fa dimenticare i “classici lacrimogeni” :
Avv Melano: “L’arresto è stato eseguito da lei personalmente insieme ad altri suoi colleghi?”
MICHELE O.: “L’ho presa io, gli altri stavano scappando… poi sono arrivati i colleghi e mi hanno dato una mano a portarla dentro”
Avv Melano: “quando ha visto la Valenti era da sola o insieme ad altre persone?”
MICHELE O.: “quando facciamo una carica non sto a guardarmi dietro, io prendo e parto poi chi c’è dietro… c’è dietro…. “

(di nuovo mormorio e qualche risata… sembra non abbia capito che la domanda dell’avvocato si riferisce ai manifestanti!)

Avv Melano: “Quando lei avrebbe visto in precedenza la Valenti era in mezzo a un gruppo di persone…. ?”
MICHELE O.: si si c’era una squadra… si… saremo stati 7 uomini

(proprio non capisce la domanda!)
Avv Melano: “No, ma io parlo dei MANIFESTANTI, chiedo se la Valenti era insieme ad altre persone..”.
Michele O.: “Si, una decina, saranno stati…”
Avv Melano: “Si ricorda com’erano vestite queste persone?”
MICHELE O.: “posso dire di nero, quindi scuro…”
Avv Melano: “E la Valenti?”
MICHELE O.: “scuro”
Avv Melano: “Quindi era vestita in modo IDENTICO agli altri manifestanti… “
MICHELE O.: “Si, io mi sono accorto che era una donna quando lei si è messa a gridare “sono una donna, sono una donna”… “
(….)
Avv Melano: “Ha notato qualche particolare relativo alla Valenti quando l’ha individuata o meno?”
MICHELE O: “No, per me era una persona che stava lanciando un sasso…”
Avv Melano: Si ricorda se è stata anche rinvenuta una sacca?
MICHELE O.: Si, nelle vicinanze di dove ho preso il soggetto c’era una sacca per terra….
Dr.ssa Trovati: Ci spieghi bene, lei  vede persone che lanciano sassi… lei vede questa persona che ha lanciato un sasso… quando uscite, dato che sono più o meno tutte vestite uguali , lei come fa a dire che ha proprio individuato la persona arrestata?
MICHELE O.: Perché io vedevo lei, io correndo guardavo lei, cioé guardavo il soggetto, adesso perché so che è una donna, ma io guardavo lei… una volta che l’ho raggiunta..
Dr.ssa Trovati: E’ caduto a terra qualcuno nel…..
MICHELE O.: Non lo so, no, non siamo caduti noi…

La Trovati chiede chiarimenti sulle distanze, Michele O. spiega che il soggetto è corso per circa 10 metri prima di essere fermato. Spiega poi che la sacca era vicino a dove ha arrestato la Valenti, quindi 10 metri rispetto al punto dove è avvenuto il fermo. L’Avv. Valenti chiede se ricorda il peso della sacca ma il teste non è in grado di quantificare, ricorda solo che “era pesante”.

La testimonianza della Dr.ssa CECILIA MARIA TARTONI, Vice Questore Aggiunto e Vice Responsabile della DIGOS di Torino.

Anche lei era presente il 9 settembre e, su richiesta del PM Quaglino, inizia il racconto di cosa “era acaduto in quei giorni”.
Nella sua testimonianza ricorrono spesso termini come “VIOLENTA” e “ASSALTO”, persino riferiti alle intenzioni degli organizzatori della “quattro giorni” di iniziative NO TAV, arrivando ad affermare che sui siti erano pubblicizzate quasi in questi termini.
CECILIA T.: “La manifestazione VIOLENTA del 9 settembre si inserisce in una quattro giorni NO TAV organizzata dal movimento, pubblicizzata su tutti i siti NO TAV, che prevedeva una serie di iniziative, politiche…dibattiti e iniziative intorno al cantiere…. che si sono sviluppate nell’arco di 4 giorni, dal 7 all’11 settembre. Già il giorno prima, il 7, si sono svolte delle assemblee… i punti di concentramento, il fulcro delle iniziative erano stati individuati nel presidio Gravela di Chiomonte, Giaglione e Venaus, dove si potevano svolgere dibattiti, iniziative e punti di partenza di eventuali manifestazioni. L’8 settembre, il giorno prima della manifestazione in oggetto, c’era già stata un’iniziativa abbastanza VIOLENTA da parte di un gruppo di manifestanti che nel corso di una sorta di merenda sinoira nel pomeriggio intorno alle 17:30 hanno raggiunto le reti del cantiere facendo l’abitato di Chiomonte e attraversando le vigne sovrastanti la strada dell’Avanà dove hanno realizzato una serie di iniziative di contestazione lungo il perimetro del cantiere consistenti nella battitura di sassi lungo la recinzione.  (….) Il giorno dopo sempre sui siti era stata annunciata questa sorta di passeggiata intorno alle reti per aggredire di nuovo il cantiere “che non c’è”, come l’avevano definito in queste locandine pubblicitarie.
Dr.ssa Trovati: Per aggredire?
CECILIA T.: Aggredire, si, mi sembra …. venne chiamata ASSALTO AL CANTIERE.. l’iniziativa della serata nelle locandine pubblicate sui siti viene denominata …”

A questo punto l’Avv. Vitale interviene mostrando materiale già prodotto, ovvero la locandina della manifestazione del 9 che non era stata definita né assalto, né assedio (come tenterà di correggere Cecilia T., ma semplicemente “passeggiata intorno al cantiere”.
Cecilia T. prosegue nella descrizione degli eventi, indicando l’inizio delle “aggressioni alle reti” intorno alle 22:30, dopo una sorta di “sirena, un segnale sonoro già usato in altri eventi”. Riferisce che essendo la responsabile per il personale DIGOS in servizio quella sera era in costante contatto via radio e si spostava da un varco all’altro, a seconda delle criticità. Spiega che sin dall’arrivo dei primi manifestanti il personale in “osservazione” riveriva che “i manifestanti che si avvicinavano al Clarea erano già travisati, perché molti di loro erano già vestiti di nero, alcuni già indossavano dei cappucci…quindi non avevano un atteggiamento da manifestazione pacifica. Alcuni avevano anche foulard sul volto o guanti alla mano…”.
Al segnale sonoro, secondo la testimonianza di Cecilia T., “si verificano gli attacchi al cantiere, con gruppi di persone con le maschere antigas sul volto, altri travisati con foulard, occhialini, cappucci, cesoie…. si avvicinano al perimetro tagliando le reti, mentre altri gruppi da dietro lanciano sassi, bombe carta o razzi, fuochi d’artificio che esplodevano all’interno del cantiere, alcuni con fionde, fromboli… una dinamica d’attacco che si è verificata in più punti”.
Il PM Quaglino mostra alcuni fotogrammi alla teste chiedendo chiarimenti, in particolare su un fotogramma che mostra evidentemente un incendio nel bosco. Cecilia T. spiega che “…sono incendi che sono scaturiti VEROSIMILMENTE a seguito di O LANCIO DI RAZZI O all’esplosione di bombe carta, che hanno dato fuoco alle sterpaglie….”, dunque provocati dai manifestanti.
La Dr.ssa Trovati chiede quindi se anche i lacrimogeni, tirati dalle forze dell’ordine, possano incendiare e Cecilia risponde prontamente “Questo non glielo so dire, ma io ritengo, bisognerebbe chiedere a un tecnico, che i lacrimogeni fanno solo fumo ed è improbabile che possano…. perché sprigionano solo fumo…. “.

A quella frase rabbribidisco. E’ improbabile, dice Cecilia. Eppure, se la mia memoria non è stata definitivamente danneggiata dai CS, io ricordo molto bene e in più occasioni incendi dovuti al lancio di lacrimogeni, soprattutto quando utilizzano quelli dotati di un propulsore interno, gli stessi che hanno causato 17 ferite sul volto di A.L. il 24 luglio. Ricordo incendi il 3 luglio, e ricordo incendi anche la notte del 9 settembre, tra gli alberi a poche decine di metri dalla baita. Ricordo anche che, insieme ad altri NO TAV, raggiungemmo un principio d’incendio per spegnerlo prima che si diffondesse verso la baita affollata di gente e, dovendo correre in un tratto molto esposto, fummo bersagliati da lanci di lacrimogeni con il chiaro intento di “colpirci” con i contenitori, non fosse bastato il danno del contenuto…  Fermo i ricordi, e continuo a prendere appunti, Cecilia continua a raccontare delle aggressioni a più varchi, lei era presente sia al numero 6 che al numero 7, dove riferisce esserci stato il danneggiamento più consistente alle reti. La Dr.ssa Trovati chiede chiarimenti circa la reale “difesa” delle reti, Cecilia risponde che sono alte 1,5-2 mt, quindi se le pietre vengono lanciate più su raggiungono facilmente gli agenti in servizio.

I TESTIMONI DELLA DIFESA

Elisabetta L., infermiera, si occupa di cure domiciliari. Riferisce, rispondendo alle domande dell’Avv. Vitale, che è sua abitudine partecipare alle manifestazioni portando con sé il necessario per soccorrere in caso di ferite o malori, spiega che le è capitato in alcune occasioni di prestare soccorso per piccoli traumatisimi, persone ferite inciampandosi, persone con problemi respiratori al punto di sentirsi quasi svenire, fino a soccorrere persone colpite da bossoli di lacrimogeni.
La Dr.ssa Trovati chiede cos’ha la persona colpita da lacrimogeni e Elisabetta L. risponde “ha chiaramente il segno proprio dell’urto meccanico, il segno dell’oggetto, e un’impronta tipo ustione, in questi casi abbiamo sciacquato poi coperto con una garza in modo da coprire il sanguinamento ed evitare che entrasse polvere o ulteriori…. motivi di… coprire la ferita…”

Elisabetta spiega che conosce Nina (Elena Garberi) da circa quindici anni, sa che ha esperienza nel soccorso e sa che ha già prestato aiuto in più manifestazioni a persone ferite, ricordando che in più occasioni era stato fondamentale avere il kit di primo soccorso anche a causa del ritardo nell’arrivo delle ambulanze, con feriti anche gravi, in particolare il 3 luglio e l’8 dicembre.

Guido F., spiega che la manifestazione del 9 settembre, come tutte le iniziative NO TAV, era aperta a tutti, che era previsto un avvicinamento alle reti del cantiere, cosa che succedeva spesso e “di solito non succedeva niente, anche perché ci sono due reti con filo spinato…”. Guido non ha visto lanci di pietre, si trovava lontano dal punto nel quale hanno poi arrestato Nina e Marianna, riferisce di conoscere da tempo Nina e di sapere che era volontaria della Croce Rossa, racconta inoltre di averla vista in più occasioni soccorrere persone ferite o che si sentivano male, notando che”Nina aveva nel suo zaino garze ed altre cose del genere”. Guido conferma di aver visto persone che avevano maschere anti-gas, di quelle da verniciatore, e spiega che non era la prima volta che venivano usati i lacrimogeni e lui stesso, dopo aver subito più intossicazioni, ha provveduto a procurarsene una (ma non aveva niente la sera del 9). L’Avv. Vitale chiede poi a Guido F. se conosce l’altezza delle reti del cantiere, Guido risponde che sono misure standard, tra i 2,5 e i 3 mt., poi c’è il filo spinato…
Franca G., di Venaus, avrebbe voluto partecipare alla manifestazione, ma avendo avuto problemi gravi a causa di un cancro che ha avuto anni fa e intimorita dal buio, quella sera ha preferito restare al ponte vicino alla centrale di Chiomonte, potendo così salutare man mano quelli che passavano per fare il sentiero che portava al cantiere. Tra i passanti ricorda di aver salutato anche Marianna, tra le 21:45 e le 22:00, che, insieme ad un gruppo di amici, l’aveva colpita perché si incamminava per quel sentiero senza niente, neanche uno zainetto…
Franca G.:”Premetto che i nostri zainetti li abbiamo sempre, io ce l’ho sempre pronto a casa e  consistono in biscotti, acqua, mascherina antipolvere, quello che ci possiamo permettere, l’elmetto (io lavoro presso un’impresa edile), e il limone.”
Dr.ssa Trovati: “Perché ?” (riferita presumibilmente al limone)
Franca G.: “Perché capita spesso che loro ci… caricano… le forze dell’ordine e ci sparano addosso lacrimogeni, e il limone… inzialmente di tutte queste grandi battaglie portavamo il llimone però va tagliato e messo delle gocce negli occhi per cercare di non lacrimare e dà un grande sollievo, prima portavamo il limone, siamo molti ignoranti in materia, pero’ ci portavamo il coltello per poterlo tagliare, ma il coltello puo’ essere un’arma in Val di Susa, allora ci portavamo queste bottigliette di succo di limone e io…. in quella circostanza avevo distribuito tutte le mie difese ai vari ragazzi che erano totalmente sprovvisti, a chi ho dato la mascherina per le polveri….e a chi altro e alla Valenti ho dato la bottiglietta di limone. Dopo di che siamo rimasti li, siamo andati due curve sopra, nella strada, per vedere più che altro le file delle persone che andavano su…
Verso le 22:30 – 23:00 mi chiama mia figlia (…) e dice che su internet  sta girando che stanno massacrando i manifestanti a tutto spiano, io le dico “no, qui è tutto tranquillo, non si sente niente” ma lei dice che su internet dicono che hanno chiuso l’autostrada e stanno sparando tutto tranquillo, e io le dico che forse hanno scritto un’altra bufala. Il tempo di chiudere la comunicazione con mia figlia, vedo.. non so bene da quale zona sia partito, ma dal lato dove ci sono le FdO vedo un razzo, un unico razzo sul verde e nell’attimo in cui  è partito questo razzo subito dopo si è visto di tutto e di più, fumo… e a quel punto mi sono spaventata per le persone che erano li’. (…)Allora ho preso la mia macchina e sono andata dalla parte di Giaglione, come sono arrivata, prima di arrivare ai prati della baita, che ci sono circa 3 km, c’era un fumo pazzesco, io avendo i miei problemi non sono riuscita a oltrepassare la borgata, quindi a 3 km di distanza da dove c’erano gli scontri, e ho aspettato che qualcuno arrivasse, man mano arrivavano le persone che respiravano male, io penso di essere stata li’ fino all’una di notte, l’1:30, dopo di che non…”

Secondo il racconto di Franca, Marianna sarebbe partita da Chiomonte intorno alle 22:00, mentre gli scontri sarebbero iniziati tra le 22:30 e le 23:00, Franca con il suo problema respiratorio ci avrebbe messo più di 90 minuti ad arrivare al cantiere da quel sentiero, quindi suppone che con un buon passo Marianna abbia potuto arrivare in quel punto non meno di 45 minuti dopo….

PROSSIME DATE:
4 giugno 2012 dalle 12:00 alle 13:00
7 giugno 2012 dalle 10:30

Simonetta