post — 4 ottobre 2014 at 12:25

Maxi processo: filmati confermano lanci di lacrimogeni ad altezza uomo

no-tav-maxiprocessoNell l’udienza di ieri del maxi processo notav si sono svolte le relazioni dei consulenti della difesa che attraverso un accurato lavoro di visione di tutto il materiale video, principalmente dell’accusa, sono riusciti a incrociare varie riprese fatte in luoghi diversi dal personale della scientifica, ricostruendo uno stesso episodio ripreso da punti diversi. Questo lavoro è stato fatto sia per la giornata del 27 giugno che del 3 luglio.

Nelle immagini visionate dai consulenti si vedono vari momenti, sia del 27 giugno che del 3 luglio, in cui personale delle FO, oltre alle pietre lanciate in quelle giornate, sparano lacrimogeni ad altezza uomo contro i manifestanti – una frase estrapolata da un video prodotto dalla polizia scientifica un poliziotto dice al lanciatore di lacrimogeni: sparagli in faccia.

Inoltre grazie al lavoro dei consulenti si evince dai video, come gli operatori della polizia in alcuni momenti spostino l’inquadratura della telecamera senza alcun motivo o in alcuni casi i video hanno dei tagli di alcuni minuti…

La visione dei filmati continua – l’intero svolgimento dell’udienza qui – e al termine della visone e della deposizione dei consulenti iniziano le letture delle dichiarazioni spontanee (per alcuni imputati era stato possibile leggerle prima delle consulenze). Con la giornata di ieri si è chiusa la possibilità di produrre prove, e/o documenti per il processo e quindi con l’udienza di martedì 7 ottobre inizieranno le requisitorie dei pm e probabilmente in seguito, le richieste di condanne

Di seguito le dichiarazioni spontanee:

Guido Fissore:

Prima di parlare di quello che è successo il 27/6/2011 vorrei brevemente esporre alcuni avvenimenti che hanno concorso a creare il nostro pensiero e il nostro stato d’animo di quel giorno.

Per concedere il cofinanziamento alla costruzione della tratta comune (cioè il mega tunnel) della Torino Lione la Commissione Europea poneva 3 condizioni:

1 che la nuova linea fosse necessaria, cioè che fosse satura quella esistente

2 che ci fosse il consenso delle popolazioni interessate

3 che ci fossero gli stanziamenti nazionali per completare l’opera

 

1) che la nuova linea fosse necessaria. Hanno fatto carte false per dimostrare il prossimo collasso della linea storica. Oggi si vergognano a dire che la nuova linea è indispensabile e dicono che si deve fare perché lo vuole l’Europa. Solo Virano insiste (ma lui è pagato per questo). Lo stesso Pres. Matteo Renzi nel suo libro pubblicato l’anno scorso dice” Prima lo stato uscirà dalla logica ciclopica delle grandi infrastrutture e si concentrerà sulla manutenzione delle scuole e delle strade, più facile sarà per noi riavvicinare i cittadini alle istituzioni. E anche creare posti di lavoro più stabili. Io non credo a quei movimenti di protesta che considerano dannose iniziative come la Torino Lione. Per me è quasi peggio: non sono dannose, sono inutili. Sono soldi impiegati male”. (M.Renzi: Oltre la rottamazione. Mondadori Editore)
2) che ci fosse il consenso delle popolazioni interessate. Alcuni anni fa abbiamo consegnato al Commissario Europeo alle infrastrutture Barrot 32.000 firme di cittadini che esprimevano la loro contrarietà all’opera. Ci ha detto che provincia, regione e città di Torino erano favorevoli e che il commissario Virano gli aveva assicurato che anche i sindaci della valle lo erano. Centinaia di delibere, ricorsi, documenti fatti da comuni e dalla CM stanno a dimostrare che Virano aveva detto il falso. Inoltre in data 8/1/2010 il governo decise di escludere la Comunità Montana e i comuni NO TAV dall’unico tavolo di discussione aperto (L’osservatorio sulla Torino – Lione) (Vedi allegato)
3) che ci fossero gli stanziamenti nazionali per completare l’opera. Per nascondere il fatto che i finanziamenti (italiano e francese) per le tratte nazionali non ci sono, hanno diviso il progetto in 3 parti (una italiana, una internazionale e una francese) di fatto stravolgendo il progetto, hanno presentato il progetto per un pezzetto solo e l’hanno chiamato progetto low cost. La Francia ha già detto che della tratta tra il tunnel di base e Lione se ne parlerà dopo il 2030, in Italia non c’è ancora il progetto definitivo tra Susa e Torino.
Tutte e 3 le precondizioni per l’ok europeo e il cofinanziamento del tunnel di base sono state eluse con una montagna di falsità o raggirate con astuzie di bassa politica.
Il 27 giugno 2011 – Quella mattina sapevamo di aver subito un furto di democrazia. Quella mattina sapevamo che l’apertura del cantiere era illegale perché non esisteva il progetto esecutivo dello stesso e comunque l’area prevista per il cantiere non coincideva con il terreno da noi occupato. Quella mattina sapevamo che avevamo diritto a essere lì perché autorizzati dal Comune di Chiomonte a occupare l’area della Maddalena fino al 4 di luglio avendo presentato domanda e pagato la somma richiesta. (Vedi allegato). Quella mattina sapevamo tutti, chi davanti al cancello della centrale, chi alla galleria dell’autostrada, chi sul piazzale della Maddalena, che eravamo lì per difendere la nostra terra da un’azione magari benedetta dalla legge ma profondamente ingiusta. Quella mattina sapevamo tutti che eravamo lì non solo per difendere la nostra valle, ma tutto il paese, perché buttare via miliardi per un’opera inutile come questa è criminale quando per mancanza di fondi si tagliano servizi e pensioni e si ruba il futuro ai giovani. Quella mattina abbiamo visto arrivare una imponente colonna con caschi neri e blu preceduta da un cingolato. Sembrava la scena di un film sull’ultima guerra mondiale. Alcuni testimoni hanno riferito  che molti manifestanti gridavano “mafia mafia” all’indirizzo della colonna, ed il fatto è vero; la colonna di FFOO era preceduta da un bulldozer della Italcoge, azienda molto chiacchierata in valle (chiacchiere poi dimostratesi fondate, da quello che si è saputo con le inchieste Minotauro e S.Michele). Quel bulldozer abbatterà poi il cancello dopo abbondanti lanci di lacrimogeni CS al nostro indirizzo. (Vedi allegati)

Io quella mattina, come sapete, ero alla centrale; quando ho visto il bulldozer, ho pensato che volessero utilizzarlo per abbattere il cancello, e quindi mi sono arrampicato sullo stesso per attuare una forma di resistenza passiva in linea con quanto deciso collettivamente. In assemblea, la sera precedente si era deciso che, in caso di tentativo di sgombero avremmo attuato una resistenza passiva con i nostri corpi per rallentare l’avanzata delle FFOO per poi convergere tutti sul piazzale della Maddalena, lì ci saremmo seduti e fatti trascinare via a braccia. Cosa che non è stata possibile a causa del lancio di CS sul piazzale, prima che potessimo arrivarci. Ho visto poi che alcuni poliziotti tentavano di agganciare il cancello nella parte bassa dello stesso con dei cavi collegati al caterpillar, evidentemente per sradicarlo. Ho tentato di contrastare l’abbattimento del cancello cercando di disturbare, con la stampella, l’aggancio dello stesso.
Per concludere, Sig. Presidente, il giorno successivo al mio arresto Massimo Numa, sulla Stampa mi descrisse come il Long John Silver della Val di Susa. Io non mi riconosco come il pirata con la stampella nell’isola del tesoro di Stevenson. Se debbo fare un paragone romanzesco mi sento come uno che, avendo scoperto la banda bassotti mentre rapina la cassa del municipio, si butta all’inseguimento per fermarla e viene arrestato perché è passato con il rosso, mentre la banda scappa con il malloppo.

Note:

All 1 : Comunicato del Governo sull’esclusioni di Comuni e Com.. Montana dall’Osservatorio

All 2 e 3: Corrispondenza tra me e il Comune di Chiomonte per la concessione dell’area della Maddalena

All 4, 5 e 6: Articoli di L’Espresso su Operazione S.Michele, articolo La Stampa su Operazione Minotauro, Informativa dei Carabinieri su Operazione Minotauro.

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Luca Cientanni:

Il 27 giugno ero presente come tanti altri notav in Val Susa, alla Maddalena. In quelle giornate, precedenti lo sgombero forzato del presidio denominato Libera Repubblica della Maddalena, in tanti ci siamo accampati, in tanti abbiamo partecipato alle iniziative, ai dibattiti. Un’intera collettività che difende il proprio territorio dalla devastazione, contro un opera inutile e dannosa che per gli interessi forti che essa alimenta si vuole porre in essere con ogni mezzo necessario, contro il volere popolare di un’intera comunità e che negli anni ha visto crescere la solidarietà e la partecipazione di migliaia di persone, non solo della valle ma di tutto il paese.

In piena e crescente crisi economica il tav è uno spreco di denaro pubblico che invece dovrebbe essere utilizzato per contrastare l’impoverimento sociale causato dagli effetti della crisi ed essere investito in servizi sociali, scuole e ospedali.

Per questi motivi il 27 giugno ero presente in valle. Quel giorno ho visto mezzi pesanti farsi avanti fra la gente, incurante dei pericoli che questi potevano procurare alle migliaia di persone che erano li presenti ad ostacolare lo svolgersi dello sgombero: la pinza meccanica dall’autostrada che sradicava, senza porsi alcun problema per la sicurezza delle persone che aveva davanti a se, la barriera protettiva, “barricata Stalingrado” allestita nei giorni precedenti lo sgombero. Ho visto giovani e anziani piegati dal dolore per la nube tossica e dal bruciore agli occhi procurati dai tanti lacrimogeni al cs sparati dalle forze dell’ordine e dall’elicottero che dava supporto all’operazione di sgombero.

Completamente avvolti nella nube dei gas con la gente che non riusciva più a muoversi per il malore, nella rabbia generale, provocata da un attacco sproporzionato e l’uso massiccio di lacrimogeni, ho cercato di salvaguardare istintivamente chi non si reggeva più in piedi mentre gli agenti in assetto antisommossa, brandendo scudi e manganello, si facevano largo fra la gente. Intorno a me regnava il panico: uomini e donne, che ormai resi ciechi dai cs, non capivano in che direzione andare, come uscire da quella nube tossica che ci avvolgeva. In quei momenti è anche comprensibile che qualcuno abbia istintivamente pensato di reagire a quell’attacco sproporzionato.

Anch’io ho cercato di ostacolare l’avanzata delle FO ma ho desistito per l’intensità della nube di gas che rendeva l’aria irrespirabile.

Tutto questo si svolgeva sul piazzale della Maddalena. Con il continuare dei lanci dei lacrimogeni, alcuni sono rimasti sul piazzale cercando delle vie di fuga dai gas, io, insieme ad altri, siamo saliti sul sentiero che porta a Ramat e mi sono allontanato dal piazzale e dal luogo degli scontri.

La contrarietà e la determinazione con la quale la gran parte della comunità locale si oppone alla realizzazione di quest’opera è dettata, non da una questione ideologica ma dal buon senso.

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Pino Conversano:

Con questa mia dichiarazione spontanea non ho intenzione di ribadire quegli elementi che sono già emersi dall’interrogatorio a cui mi sono sottoposto in questa sede. Non vi racconterò nuovamente i miei movimenti nel primo pomeriggio del 3 luglio nei pressi della centrale elettrica a Chiomonte.

In quella giornata mi sono recato a Chiomonte per unirmi al popolo No Tav che manifestava contro l’illegittimo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena e contro quelle reti innalzate per delimitare il non-cantiere.

In questo procedimento sono accusato di lesioni a pubblico ufficiale, resistenza e concorso morale.

Per quanto riguarda le lesioni, l’accusa la rispedisco al mittente. Le tre pietre che ho scagliato da notevole distanza verso le forze dell’ordine, se pur avessero colpito qualcuno, non avrebbero certamente avuto la forza di creare quelle lesioni che ho potuto osservare al presidio medico allestito di fronte alla centrale elettrica, ferite causate dai candelotti dei lacrimogeni lanciati mirando i corpi dei manifestanti. La mia è stata solamente resistenza ad un attacco chimico durato più ore e perpetrato ai danni della popolazione che manifestava il proprio dissenso. Vi ricordo che a scatenare lo spropositato attacco delle forze dell’ordine fu una corda legata e tirata ad una rete fissata ad un blocco di cemento.

Sono imputato in questo procedimento non solo per ciò che ho commesso il 3 luglio, cioè il lancio di tre pietre che il palmo della mia mano riusciva a tenerle tutte insieme, ma per quello che dovrei rappresentare.

Nella ricostruzione dei fatti che la Digos e Procura di Torino hanno tentato di costruire, il personaggio dell’antagonista che lotta da anni contro il sistema è utile.

Voglio ricordarvi che nella “Ordinanza di custodia cautelare in carcere” (dicembre 2011) la Digos ha comunicato che sono noto ai funzionari di questura da oltre 22 anni (pag. 184). Sono nato nel 1978, nel 2011 avevo 33 anni, da ciò che afferma la Questura e con un semplice calcolo, all’età di 11 anni sarei dovuto già essere un pericoloso sovversivo. A 11 anni leggevo Topolino e gli unici amici che avevo erano quelli dell’oratorio di quartiere. La prima volta che ho avuto un incontro con funzionari Digos è stato nel ‘96 o ‘97 a latere di una manifestazione degli studenti medi. Questo, che può sembrare una banalità, in realtà è sintomatico di come il tutto sia stato confezionato ad arte per dipingere personaggi utili a definire i cattivi del movimento No Tav.

Inoltre, a pagina 223 della suddetta ordinanza, scrivete che “i violenti scontri […] non sono stati estemporanei lo evidenzia, oltre l’organizzazione in loco, anche l’equipaggiamento (abbigliamento e oggetti atti al travisamento) che non è , certamente frutto di improvvisazione e che, al contrario, è elemento fortemente indiziante la preordinazione e il perseguimento di un unico, comune, obiettivo.” Quindi, secondo ciò che afferma l’accusa, io, il cattivo antagonista No Tav, sono giunto a Chiomonte con l’equipaggiamento utile per assediare, sfondare e rioccupare il territorio chiamato Libera Repubblica della Maddalena. Qualcuno direbbe “ma mi faccia il piacere!” Il 3 luglio nel mio zaino c’erano: una borraccia d’acqua, un paio di occhiali da sole graduati, una felpa di cotone leggero e un fazzoletto. Per mia fortuna avevo con me questi ultimi due elementi che mi hanno dato la possibilità di non perdere i sensi e di difendermi dalla bruta violenza che le polizie dello Stato Italiano sono state in grado di mettere in campo lanciando più di 4000 lacrimogeni al CS, armi chimiche vietate per azioni militari ma in grado di alterare il DNA e sfondare le ossa se lanciati in modo inopportuno.

Contro gli imputati di questo procedimento lo Stato ha messo in campo un apparato repressivo in grande stile. Ci ha attaccato fisicamente il 27 giugno e il 3 luglio 2011; poi dal 26 gennaio 2012, ci ha represso dapprima con una spettacolare retata mediatica (quasi 300 agenti coinvolti), poi con settimane di carcere preventivo e con mesi di arresti domiciliari con il divieto di comunicare con i più stretti parenti. Non ultima la scelta di questa ignobile aula bunker storicamente riservata ai processi contro la mafia o il terrorismo; aula che è stata appositamente rispolverata per i No Tav. Trattamenti questi, normalmente riservati alla criminalizzazione prima di qualunque sentenza.

Tutto quest’apparato repressivo ha lo scopo di dipingerci agli occhi dell’opinione pubblica come i nemici numero uno dello Stato; l’affermazione dell’allora Ministro Cancellieri “La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni”lo conferma. (cfr. articolo de il Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/14/caso-adinolfi-indagini-legami-greci-cancellieri-verranno-usati-soldati/228791/) Vi ricordo che sono qui tra i banchi degli imputati per aver lanciato tre sassi. Con questo non ho interesse a ridimensionare la mia posizione o ciò che si vuole far apparire della vicenda. È chiaro che in questo processo, noi imputati No Tav, siamo considerati e trattati come i peggiori criminali, come coloro che cospirano contro la nazione, insomma come i nemici dello Stato. Questa non è una deduzione, ma è un dato certo che trova conferma nella costituzione a parte civile dei Ministeri. Se non fossimo stati considerati tali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri non avrebbe osato fare quella goffa richiesta di danni d’immagine, da questo Tribunale rigettata.