post — 15 maggio 2012 at 13:49

Lo scrittore Erri De Luca da Torino: «Non si rischiano altri Anni di piombo. L’attentato di Genova è stato ingigantito».

da lettera43.it In un clima sociale sempre più surriscaldato, dopo la gambizzazione di Roberto Adinolfi, l’ennesimo attentato contro Equitalia e l’allarme sull’escalation terrorismo lanciato dal governo, lo scrittore Erri De Luca – dal Salone del libro di Torino – interviene a ridimensionare la gravità della situazione.
NESSUN RITORNO AGLI ANNI ’70. «Il governo sta ingigantendo dei dettagli per spostare l’attenzione dai veri problemi», ha confessato lo scrittore, «ma non c’è nessun collegamento con gli Anni ’70». Per l’autore napoletano, dunque, non ha senso parlare di un ritorno agli Anni di piombo, che lui stesso in un’intervista a Lettera43.it aveva definito «di rame» riferendosi al «contagio», alla capacità di «fare lega e aumentare la temperatura politica» di quella generazione.
Ma i veri criminali, secondo De Luca, sono altri: «In primis le banche e la stessa Equitalia».

DOMANDA. Secondo lei, quindi, non c’è nessun collegamento tra il terrorismo degli Anni ’70 e i recenti attentati?
RISPOSTA. Io non sono uno storico, ma un testimone di parte, quella della sinistra rivoluzionaria il cui tempo però ormai è scaduto. Ma penso che l’attentato di Genova sia stato ingigantito dalla stampa: è solo piccolo episodio di intervento militare clandestino nella vita sociale di questo Paese, che non ha nessuna possibilità contagio, come avvenuto invece negli Anni ’70.
D. Davvero nessuna?
R.
No, non ci sono probabilità di successo. Si condannano all’asfissia, come tutti quelli che in politica agiscono formando delle strutture chiuse e clandestine. Non avranno vita lunga.
D. Però le dichiarazioni del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, non sono state rassicuranti…
R.
Ingigantiscono un topolino, vogliono farlo diventare una balena.
D. In che senso?
R
. Il governo amplifica un dettaglio per dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica su temi di sicura presa e non sui reali problemi. Fa il suo mestiere, che è quello di prendersela con i poveracci e non con i veri criminali.
D. E quali sarebbero?
R.
Tutti quelli che ci hanno portato a questa situazione: le banche e il sistema di riscossione privato delle imposte, che lo Stato ha affidato a organismi che usano sistemi illegali per calcolare gli interessi sui debiti.
D. Parla di Equitalia?
R.
Sì, il lavoro dell’agenzia causa danni sociali enormi. Ma il governo vuole spostare l’attenzione da un’altra parte, distogliendola dalle sacrosante lotte della gente, come quelle in Val Susa.
D. Si riferisce al movimento No Tav?
R
. Certo, una delle numerose battaglie di legittima difesa, che va avanti perché è organizzata dal basso ed è il frutto di un’alleanza tra generazioni. Ormai è diventata l’esperienza più importante di resistenza contro la ‘prepotenza di Stato’.
D. Che cosa intende con questo?
R.
Sono decisioni economiche e affaristiche che trattano i cittadini come sudditi di un sistema feudale. Quella dei No Tav è una lotta di dignità, ed è presa come modello da molti altri territori, come Terzigno e Chiaiano, nel napoletano.
D. Proprio dalle sue parti..
R.
Sì, infatti anche io ho partecipato alle proteste contro le discariche. Abbiamo ottenuto buoni risultati perché c’era il precedente della Val Susa.
D. Qualcuno ha ipotizzato che queste lotte radicali possano essere terreno fertile per infiltrazioni terroristiche. Che ne pensa?
R
. Macché, dove c’è politica dal basso non c’è clandestinità.
D. Che cosa consiglia ai giovani, che sono in crisi materiale e ideale?
R.
Non sono la persona più adatta per fornire suggerimenti, sono uno ‘sconsigliato’. Non sono nemmeno padre, quindi mi posso permettere l’irresponsabilità verso le generazioni successive. Posso solo dire che devono trovare la giusta deriva.
D. In che senso?
R.
Andare fuori dalla scia, inventandosi una deriva, per non finire risucchiati dal potere adulto.
D. Quindi bisogna andare controcorrente?
R.
Andarci contro può essere faticoso. Direi più che altro staccarsene, uscirne fuori: quello si può fare.
D. Ma così non si rischia di auto-escludersi dalla società?
R.
Purtroppo sì, la libertà non è solo un bell’elenco di diritti da riscuotere al botteghino. È una continua lotta con chi te li vuole togliere. Non è detto che la si riesca sempre a vincere, ma va comunque fatta.

Lunedì, 14 Maggio 2012