post — 25 ottobre 2013 at 15:58

Legacoop difende Cmc sul caso Molfetta: paura eh?

elio-gasperoniPubblichiamo queasto articolo di Ravenna 24 ore che fa capire le ansie di Cmc e Legacoop in merito alla decisione della procura di Molfetta sulla decisione di interrompere o meno le attività di Cmc

 

 

Cmc, caso Molfetta: “l’attività dell’azienda non deve essere interrotta”

Il presidente di Legacoop Ravenna, Elio Gasperoni, interviene sulla vicenda riguarda CMC ed il porto di Molfetta. E sottolinea la necessità di salvaguardare l’azienda e chi ci lavora.

“Bisogna scindere l’aspetto del merito da eventuali provvedimenti urgenti della magistratura.

Sul merito bisognerà attendere la conclusione delle indagini, la successiva decisione su eventuali rinvii a giudizio e, in tal caso, un processo che, nei suoi gradi di giudizio, si prospetta molto lungo.

Il Pubblico Ministero del Tribunale di Trani ha però chiesto al giudice di adottare alcuni provvedimenti cautelari quali l’ interruzione delle attività di CMC in quanto ritiene  sussistere il rischio di reiterazione del presunto reato in altre commesse”.

CMC  ha evidenziato al giudice, continua il presidente Gasperoni, “che le responsabilità dell’azienda nel suo complesso vanno distinte da quelle della società Molfetta Newport  e da quelle dei singoli dirigenti, ove mai ne fosse accertata la responsabilità.

Legacoop  confida che il giudice terrà conto delle osservazioni della CMC, a garanzia della continuità aziendale.

La CMC, quinta azienda nazionale nel settore delle costruzioni, è da ritenersi impresa solida dal punto di vista economico e patrimoniale e con un valido portafoglio lavori, tale da garantire continuità aziendale e rispetto degli impegni nei confronti dei propri clienti e fornitori.

Legacoop evidenzia che la stessa normativa prevede anche misure alternative, qualora l’interruzione dell’ attività possa provocare, tenuto conto delle sue dimensioni, rilevanti ripercussioni sull’occupazione.

Generare allarmismi infondati, non corrispondenti alla reale situazione, rischia di mettere in discussione il patrimonio reputazionale e la credibilità che l’azienda si è costruita nel corso della più che centenaria attività”.