post — 27 giugno 2013 at 15:19

Intervista a Lele Rizzo, lo “stalker” del Tav

Schermata 2013-06-27 a 15.13.29di Andrea Doi – Nuovasocieta.it – Siamo tristemente abituati al termine stalking. Il 612 bis del Codice Penale. Un crimine tra i più vergognosi che spesso è sfociato drammaticamente in femminicidio. Probabilmente, però, è la prima volta che questo capo d’accusa viene sollevato contro attivisti di un movimento politico.
Ieri a Torino, alcuni esponenti No Tav hanno ricevuto un avviso di garanzia per aver commesso dello stalking nei confronti di un operaio che lavora al cantiere di Chiomonte. I quattro attivisti, secondo i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, avrebbero attuato «minacce dirette a lui e alla sua famiglia a causa dell’attività svolta». L’operaio A. C. della ditta Martina Service è lo stesso che fu vittima di una misteriosa aggressione sempre in Val di Susa.
Tra gli indagati spuntano due nomi: quello di Lele Rizzo e Pierpaolo Pittavino. Il primo è uno dei volti del movimento, intervistato varie volte da televisioni nazionali. Chi ama le etichette lo definisce leader e gli ha affibbiato anche un numero, lo stesso modus operandi delle forze alleate che assegnavano i numeri delle carte da gioco ai volti dei nemici da abbattere ai tempi della guerra in Iraq e in Afghanistan.
A lui è toccato il numero due. Se si seguisse questa logica, per chi conosce veramente la lotta in Val di Susa, sarebbe più giusto dire che la numerazione dei leader arriva a quadrupla cifra vista la partecipazione popolare nelle assemblee e nelle manifestazioni.
Per quanto concerne le attività di Pittavino è risaputo che lui è un consulente di parte della difesa nei processi No Tav e un tecnico informatico. Invece Lele è redattore di Notav.info e blogger per Lucia Annunziata sull’Huffington Post. È uno di quelli che la comunicazione la conosce bene, che ha portato avanti un lavoro di qualità di inchieste e di controinformazione. È anche grazie a lui, infatti, che è stato possibile scoprire, ad esempio, che ditte che lavoravano al cantiere non erano in possesso del certificato antimafia. La stessa Ltf ha dovuto riconoscere che la segnalazione era stata utile. Lele Rizzo, dunque, per gli inquirenti sarebbe uno stalker della Torino-Lione.
Tutto il suo materiale, anche quello giornalistico, è finito nelle mani della magistratura. Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere se alla fine i pm otterranno prove granitiche per reggere l’accusa, al contrario abbiamo il compito, in quanto cronisti, di dare sì notizia dell’indagine ma anche di dar voce all’indagato con questa intervista.

Ma dunque secondo le carte dei magistrati è vero: lei è indagato per stalking?
Quando gli agenti mi hanno tradotto il reato non ci credevo, corrisponde allo stalking, una dicitura che siamo abituati a sentire per ex fidanzati o mariti che molestano le ex compagne, e molte volte, il reato si trasforma in femminicidio. Non ci credevo, e se fossi in un magistrato mi vergognerei di utilizzarlo per altro, almeno per rispetto delle donne vittime degli abusi e delle violenze che molte volte non riescono a tenere lontani quelle figure dalle loro famiglie per l’incuria di quella magistratura che per me e i No Tav ha sempre un occhio di riguardo.

A quale vicenda in particolare si riferiscono gli inquirenti?
Il fatto è molto fumoso, nebuloso e a dir poco fantasioso: avrei nell’ultimo anno e mezzo circa (tra febbraio 2012 e maggio 2013 ndr) molestato un operaio del cantiere Tav, facendo sentire in pericolo lui e la sua famiglia. È una cosa che non sta né in cielo né in terra.
Ma tant’è che attraverso questa vicenda mi sono stati sequestrati o copiati, hard disk, cellulari e tablet, che rappresentano una bella radiografia del movimento.
Io mi occupo di comunicazione a 360 gradi, il danno del sequestro dei miei dispositivi informatici è rilevante, ma credo non interessi alla Procura, accecata dalla sete di persecuzione nei confronti dei No Tav.

L’indagine e la perquisizione quante persone ha coinvolto?
Siamo in quattro, di cui uno, Pierpaolo è consulente informatico del legal team. A lui è stato sequestrato il computer e alcuni dati relativi al maxi processo a carico dei No Tav. È singolare perché il magistrato che ha ordinato il sequestro è lo stesso che ha in carico il procedimento contro i 52 imputati, e quindi ora ha in mano la strategia difensiva degli avvocati. Mi sembra pazzesco.
A parte che non conosco l’operaio in questione, questo atto è un’intimidazione a chi come me si espone, scrive sui siti No Tav e quant’altro. I pm Padalino e Rinaudo vogliono vincere la loro crociata tentando di zittire una delle voci del movimento e la nostra difesa legale.

Ma ci sono stati rapporti tra lei e A. C., la presunta vittima?
L’operaio in questione lo conosco per sentito dire e dalle interviste che ha rilasciato ai quotidiani dopo la denuncia di aggressione nei suoi confronti. Già allora, secondo il mio parere, ne usciva un quadro di una persona che ci “marcia” e, a mio avviso, è stato usato prima dalla politica, come pretesto per dare una stretta nei confronti del movimento, e ora dalla magistratura per intimidirci.
Sinceramente, con tutte le volte che ho detto pubblicamente quello che penso, credere che ho perseguitato una persona mi sembra un fatto singolare. Ho molto altro da fare durante la giornata e credo in questa lotta ciecamente, che ha nel suo essere movimento popolare i mezzi per vincerla.
Sono entrato nel cantiere durante l’ispezione dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle e ho visto con i miei occhi cos’è quel “mostro” dove si scava. Come ho detto appena uscito, quello è un cantiere militare dove non si vede la differenza tra chi ci lavora e chi è lì per motivi di “ordine pubblico”. Ed è proprio così, e non perché si ha la vista offuscata dall’ideologia come potrebbe sostenere qualcuno.

Cosa si aspetta che accada ora?
Non so cosa accadrà dopo questo procedimento, ma non ci vedo nulla di buono, mi sembra un preludio dei due pm, ad agire in maniera torbida contro di noi. Ci siamo abituati, non riescono a sconfiggerci politicamente e allora hanno messo in campo militari e magistratura. Però posso dire già che non funzionerà. Si cercano leader e mandanti di una lotta che è fatta da tutti, dove si decide in assemblea, dove si fa un passo per volta. Se ne accorgeranno tardi e sbatteranno il naso contro la nostra determinazione.