post — 5 giugno 2017 at 20:37

Il senatore Esposito e l’immunità per la querela di Marta: a decidere sarà il Senato

Si è tenuta oggi l’udienza a seguito della richiesta di insindacabilità delle “opinioni” espresse dal piccolo sen. Esposito a proposito della vicenda che ha visto Marta fermata dalla Polizia il 19.7.2013 durante una manifestazione Notav.

Ricordiamo brevemente i fatti:

nella notte tra il 19 ed il 20 luglio 2013 Marta ed altri 8 manifestanti vengono fermati a seguito di ripetute cariche delle ff.oo. in Val Clarea. Tutti i fermati e gli arrestati hanno denunciato di essere stati violentemente picchiati dopo l’arresto dagli agenti. Tutti gli attivisti sono stati processati per violenza aggravata a P.U., lesioni aggravate, porto ed utilizzo di materiale esplodente ed armi da guerra. Sono stati tutti assolti per il porto del materiale esplodente e delle armi da guerra e 6 su 9 sono stati assolti anche per tutti gli ulteriori reati contestati; tra questi ultimi anche Marta. Due degli imputati sono inoltre stati assolti anche dal reato di calunnia: il minorenne era stato infatti accusato di aver falsamente denunciato di essere stato picchiato dagli agenti che l’avevano fermato ed un maggiorenne era stato accusato di aver negato di essere in possesso di una maschera antigas come aveva invece sostenuto (smentito dai video) l’agente che l’aveva fermato.

La grande operazione di Ordine Pubblico, tanto sbandierata dai giornali e dagli stessi P.M. che avevano assistito dall’interno del cantiere all’azione di protesta che hanno poi definito nel capo d’imputazione come “guerriglia”, è stata drasticamente ridimensionata da più di una sentenza che ha escluso ogni responsabilità della più parte degli imputati e che, nel caso di Marta, ha anche ritenuto compatibili le lesioni riportate con le violenze subite dagli agenti.

Naturalmente però tutti i procedimenti penali avviati per le lesioni, anche gravi, subite dai manifestanti, sono stati archiviati con motivazioni che gettano discredito sull’intera magistratura.

Il piccolo sen. Esposito però, nonostante le versioni immediatamente fornite da Marta e dall’intero Movimento, ed oggi in buona parte confermate dalle numerose assoluzioni intervenute, si era espresso in tal modo:

in data 21/7/2013 pubblicava il post del seguente tenore: “Parte da Pisa per andare a fare la guerra allo stato, prende giustamente qualche manganellata e si inventa di essere stata molestata #bugia”; nonché replicava ai commenti di altri utenti “Peccato che non sia successo niente di quanto denunciato #solobugie”;

in data 22/7/2013 replicava sul blog dell’Espresso “Il semaforo blu” di Luca Sappino, ad un commento di quest’ultimo, pubblicando le seguenti espressioni: “Caro Sappino, intanto grazie. Confermo ed anzi rafforzo il concetto che evidentemente non ti è ben chiaro visto che dici di non conoscere la vicenda: la signora Marta venerdì notte si è radunata insieme al peggio del peggio dell’anarcoinsurrezionalismo italiano ed europeo (erano presenti oltre che i peggiori centri sociali italiani anche quelli francesi, inglesi, greci ecc. ecc.) con lo scopo dichiarato (leggiti La Stampa di Torino del giorno prima) di attaccare il cantiere al cui interno ci sono operai e forze dell’ordine. Visto che non sai, ti comunico che negli ultimi due anni, grazie agli attacchi di questi “pacifici” ragazzi, le forze dell’ordine hanno registrato, forse per qualcuno “giustamente” più di 300 feriti. Colmo la tua ignoranza, ricordandoti che la procura diretta da Giancarlo Caselli ha inviato diversi avvisi di garanzia per questi fatti e sono aperti processi contro i responsabili. Quindi giustamente e finalmente, le forze dell’ordine si sono difese, hanno difeso gli operai che lavorano e hanno arrestato qualcuno. Che la signora Marta usi strumentalmente l’accusa di molestie sessuali perché colta il flagranza di reato, lo trovo schifoso. Ti ricordo che al cantiere di Chiomonte erano presenti due magistrati”;

in data 23/07/2013 venivano riportate sul sito on line del quotidiano La Repubblica alcune affermazioni del predetto dal seguente tenore: “Si è inventata di essere stata toccata, palpeggiata: Una vergogna per le donne che subiscono violenza. Hanno fatto bene a manganellarla”;

in data 23/07/2013 veniva pubblicato sul sito on line del quotidiano La Repubblica un articolo (fonte Adnkronos) dal titolo “Tav: Esposito (PD) una donna maltrattata, con l’antigas da polizia no abbracci” dal seguente tenore: “una donna che va verso i poliziotti indossando una maschera antigas, cosa si aspetta, che la abbraccino?”: lo ha detto in aula a Palazzo Madama Stefano Esposito (PD), oggi destinatario di una lettera di minacce per le sue posizioni pro Tav, rispondendo a Vilma Moronese (M5S) che ha riferito delle denunce in conferenza stampa dell’attivista pisana Marta Camposano, sul trattamento che avrebbe subito durante gli scontri del 19 luglio scorso. Esposito ha difeso gli agenti come rappresentanti della legalità e ha accusato la donna di aver “usato il suo corpo per inventarsi una storia, perché non sapeva come giustificare la sua presenza. Faccio una denuncia formale, così ci sarà una regolare indagine e si saprà se si tratta di una calunnia…”. La senatrice Moronese, nel suo intervento ha riferito delle accuse della donna durante la conferenza stampa: “ha detto di essere stata strattonata dagli agenti, manganellata e toccata nelle parti intime”;

in data 23/07/2013 veniva riportata sul sito on line de Il Fatto Quotidiano TV un’intervista rilasciata dal predetto al giornalista Giuseppe Cruciani, conduttore della trasmissione radiofonica La Zanzara, nel corso della quale lo stesso ribadiva: “Marta Camposano è stata giustamente manganellata: si è meritata le manganellate: se vuole fare la guerra allo Stato, lo Stato reagisce” e “Trovo vergognoso che una donna utilizzi la molestia sessuale rivolta alle forze dell’ordine come scudo”;

in data 24/07/2013 pubblicava sul sito (http://www.stefanoesposito.net/blog/2013/07/24/se-la-prendono-con-me-perche-sono-l’unico-a-ribattere-alle-bugie/) un’intervista rilasciata a Rossi Andrea del quotidiano La Stampa, nella quale venivano riportate le seguenti dichiarazioni: “Perché non accetto che una teppista arrivata da Pisa, usando il suo essere donna, s’inventi molestie che trasformano centinaia di poliziotti, carabinieri finanzieri e militari, che da due anni ricevono pietre e insulti, in mostri. E mi stupisce in tutto questo il silenzio delle donne”

così come recita il decreto di citazione a giudizio che lo vede imputato per il reato di diffamazione aggravata ai danni di Marta.

All’udienza tenutasi questa mattina il senatore ha insistito nella richiesta di immunità parlamentare di cui all’art. 68 co. 1 della Costituzione ed il coraggioso ragazzo di strada, per mezzo del suo avvocato, ha sostenuto che occupandosi di trasporti ed essendo notoriamente un fautore del Tav, le sue erano semplicemente opinioni politiche espresse in qualità di senatore ed in quanto tali non perseguibili. Il P.M., il solito Rinaudo, ha inizialmente tergiversato per poi chiedere dimessamente la trasmissione degli atti al Senato, senza tuttavia in alcun modo motivare la richiesta come invece ci si sarebbe aspettati da una Pubblica Accusa. La difesa di Marta, già costituita parte civile contro il poco onorevole, ha invece prodotto la sentenza irrevocabile di assoluzione per tutti i fatti che le erano stati addebitati, ricordando che l’imputato è persona che alla diffamazione è avvezza e che le opinioni politiche in materia di Tav normalmente si esprimono nel merito del progetto (quando si hanno elementi per sostenerlo) e non di certo tentando di denigrare con affermazioni false e volgari un singolo manifestante. La difesa Esposito ha replicato riferendo che il procedimento penale che vedeva Marta persona offesa per le lesioni e gli abusi sessuali subiti era stato archiviato, mentre la difesa di Marta ha concluso sperando che il processo possa presto riprendere in modo che anche il Giudice possa prendere visione di quell’archiviazione che ancora grida vendetta. Il Giudice non ha accolto la richiesta del Senatore di immediata declaratoria di insindacabilità ed ha (così prevede la legge in alternativa) trasmesso gli atti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato che, in 90 giorni, dovrà decidere se Esposito deve essere processato o se le sue affermazioni sono insindacabili.

In ogni caso sul senatore Esposito, già pluricondannato per diffamazione, è possibile leggere, proprio nelle sentenze di condanna riportate per diffamazione, che ha “consapevolmente diffamato” “per sminuire la credibilità e l’autorevolezza delle opinioni contrarie” “con una logica che, lungi dal costituire leale confronto di posizioni diverse, evoca fantasmi di inquietante allusività caratteristica di avvertimenti trasversali tipici di situazioni ai limiti della legalità” propalando notizie “del tutto prive di fondamento” “invero con stupefacente disinvoltura”, ed ancora “il fatto attribuito nello scritto come vero – ovvero la pianificazione e direzione, da parte delle parti civili, delle azioni violente – è una mera congettura dell’imputato”, “non essendo lecito criticare qualcuno attribuendogli una condotta che in verità non ha tenuto” con “affermazioni” “effettivamente lesive della reputazione delle parti civili e che egli, coscientemente, ha loro attribuito una condotta illecita che esse non hanno tenuto”.

Insomma: Esposito ha il vizio di attribuire fatti palesemente falsi e per di più tali da poter mandare in galera degli innocenti.

Sino ad ora però, il senatore PD, fedele al costume di ogni buon ragazzo di strada, aveva sempre rivendicato le sue sconclusionate affermazioni chiedendo di essere assolto per aver esercitato un legittimo diritto di critica. Il giochetto però non ha funzionato e gli è costato svariate decine di migliaia di euro di risarcimento ed ora, evidentemente, ha ritenuto più prudente rinunciare alla veste del duro e puro ragazzo di strada per risparmiarsi l’ennesima condanna e dover così continuare e rimpolpare le casse degli attivisti Notav. E dunque dovrà ora passare il vaglio della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato….così d’altronde prima di lui hanno fatto altri onorevoli suoi colleghi, come Calderoli per aver definito “un orango” il ministro Cecile Kyenge, o come Giovanardi che ebbe ad accusare la mamma di Federico Aldrovandi di aver taroccato la fotografia del figlio morto per avvallare il pestaggio che di quella morte fu causa.

Complimenti Stefano, sei nell’ottima compagnia di quelli a cui piace approfittare del potere che attribuisce una carica per permettersi quello per cui qualsiasi altro cittadino è costretto, volente o nolente, a rispondere giudizialmente…..ma tranquillo: non ti abbiamo mai pensato migliore di quello che oggi, una volta di più, ti dimostri!