post — 16 luglio 2011 at 01:43

I FATTI DELLA MADDALENA – VIOLENZA E NONVIOLENZA

Per il Comitato No Tav Condove Bonaudo, Cuatto, Leonardi, Moletto, Pagliano, Peroglia, Perotto, Pettigiani, Veggio, Verre ed altri

Crediamo che recentemente si sia molto parlato, riguardo ai fatti della Maddalena, di violenza e nonviolenza, per la maggior parte a livello teorico senza tenere conto che la teoria è una bella cosa che quasi mai viene tradotta in atti e comportamenti concreti che sono l’unica cosa di cui abbiamo bisogno.

Proviamo ad inquadrare quello che secondo noi è lo scenario, sono necessarie però un paio di premesse.

Primo, sia il Movimento No Tav che le forze dell’ordine sono gli attori di una tragica opera teatrale scritta sulla loro pelle da altri autori (politici/banchieri/mafiosi) che la modificano continuamente, detto questo poi ognuna della due parti “ fa il suo lavoro”, anche se crediamo nessuno impazzisca all’idea dello scontro fisico o della gassificazione con i CS. Conferma di ciò sono le deliranti affermazioni dei politici torinesi e del (ricordiamo pregiudicato) Ministro dell’Interno che ha parlato di “1500 ragazzi pronti ad uccidere in Valsusa” dichiarazioni talmente assurde che non possono essere commentate e che fanno capire chiaramente fino a che punto le lobbies vogliono portare il livello di scontro.

Secondo, essere nonviolento non crediamo significhi ne dire agli altri di stare tranquilli ne stare con una bandiera in mano, partecipare ad una marcia guardare che ti distruggano la valle e dire “cattivi” e scrivere una email, quella è ignavia. La nonviolenza, da Gandhi in avanti è stata usata come una vera e propria “arma” che metteva in difficoltà l’avversario quanto (se non di più) della rivolta tradizionale. La “Marcia del sale”, forse uno degli esempi più eclatanti della resistenza nonviolenta, fu caratterizzata da una estrema violenza da parte delle truppe inglesi che massacrarono di botte ( e poi arrestarono) i partecipanti, che non reagendo ed incuranti delle botte continuando a camminare raggiunsero il risultato finale ovvero che i comandanti inglesi stessi si resero conto che era inutile proseguire con la violenza e Gandhi ottenne l’obiettivo simbolico che si era prefisso. I veri nonviolenti domenica, visto che lo scopo della marcia pubblico e condiviso era “l’assedio della Maddalena” si sarebbero dovuti recare a mani nude sino a contatto delle reti e stare fermi li, circondare tutto il sito ed impedire i cambi delle FFOO, e se caso mai fossero stati manganellati o gasati gli altri nonviolenti avrebbero dovuto sostituirli, proprio come facevano i seguaci dei Gandhi. Tutto il resto sono solo parole.

Detto questo cosa è successo l’altra domenica alla Maddalena? Niente di più di una grande prova di forza, come il lunedì precedente dove le FFOO hanno gasato tra gli altri decine se non centinaia di pacifici pensionati settantenni, azione a cui, seppur logicamente contrari, non ci sentiamo di dare il titolo di “violenta” anche perché tutti noi eravamo pienamente consapevoli di cosa stavamo facendo e di cosa sarebbe successo. Domenica buona parte del Movimento No Tav ( e non i Black Block, per favore) ha deciso ad un certo punto di riprendersi ciò che riteneva fosse giusto riprendersi, e ci pare che gli incitamenti delle migliaia di persone, anche con famiglia al seguito, assiepate sui tornanti sopra la centrale, abbiano suffragato tale scelta e quindi anche qui si può parlare di forza ma non di violenza, i veri episodi di violenza sono stati prima lo squarciare e lordare le tende abbandonate, poi lo sparare ad alzo zero i lacrimogeni ed i probabili trattamenti post arresto subiti dai quattro ragazzi tuttora in carcere.

Se concordiamo che violenza significa anche e soprattutto imporre azioni e comportamenti contrari alla volontà di chi li subisce, ebbene i primi ad essere violenti sono proprio quei politici professionisti che, incuranti della volontà di una intera valle e di un pezzo della nazione, non solo vogliono imporre un’opera inutile che distruggerà ulteriormente le già fragili finanze italiane, ma lo fanno usando strumenti repressivi.

E’ da miopi ragionare oggi come si ragionava nel 1995 o nel 2005, gli scenari sono completamenti mutati e quindi anche le strategie vanno adeguate. Nel 1995 la lotta al TAV era cosa di pochi attivisti, nel 2005 è diventato un problema di una intera Valle, oggi è un problema (se non il problema) dell’Italia, noi siamo diventati un esempio positivo per chi vuole ribellarsi a questo sfascio politico/istituzionale/morale ed economico che si chiama Italia e siamo diventati un grande problema per chi è la causa di questo sfascio e non vuole mollare il potere.

Il Movimento No Tav ha sempre avuto un “qualcosa” che gli ha fatto compiere le scelte giuste, altrimenti oggi non saremmo quello che siamo, questo significa che anche lunedì e domenica scorsi è stato fatto quello che era giusto fare. La nostra storia è piena di episodi che hanno soddisfatto alternativamente la parte più moderata e la parte più interventista, gli episodi della scorsa settimana rientrano pienamente in questa logica.

Ci pare che la straordinaria partecipazione dei torinesi stessi alla fiaccolata di venerdì a Torino suffraghi quanto da noi affermato.