post — 22 agosto 2013 at 11:46

Gioco di società: il Tav, il femminicidio, l’odio, le armi, lo Stato…

donne-900Siamo d’estate perciò lanciamoci in un gioco di società dato che, soprattutto, in questa stagione i giochi impazzano.

Naturalmente questo invito vale per tutte/i, sia per quelle/i che si possono permettere le vacanze –se la godano fino in fondo perché potrebbe essere l’ultima vista la china che ha preso questo sistema sociale- che per quelle/i che sono rimaste/i a casa a cui va tutta la nostra affettuosa solidarietà.

Il gioco di società che vorrei proporre consiste in questo: andare a vedere quali sono gli articoli più commentati nei siti e nei blogs. Scopriremmo che sono quelli che riguardano il movimento NoTav e, partendo da questo dato, fare il “Gioco dell’oca incazzata”, gioco inventato da un collettivo femminista qualche anno fa per scoprire come ci vogliono turlupinare.

In un paese dove ci si lamenta della scarsa sensibilità civica e della poca partecipazione civile, si scopre che il Tav “coinvolge e appassiona i cittadini italiani”.

Ma questo interesse si manifesta con una valanga di commenti negativi e magari aggressioni verbali ai NoTav e con una miriade di spam.

La contrarietà a qualsiasi lotta ha delle caratteristiche di fisiologicità, ma in questo caso assume caratteri biblici che non trovano riscontro nelle pur tante vicissitudini che questo paese sta passando.
Allora è fondato il sospetto che, utilizzando la rete e la tecnologia, ci siano strutture organizzate all’uopo che hanno l’incarico di monitorare e disturbare gli articoli che riguardano la lotta contro il Tav.

Ne scaturisce la plausibile ipotesi che dietro la volontà di realizzare l’opera a tutti i costi ci siano forti interessi di svariata natura e non solo economici.

D’altra parte un governo, quello attualmente in carica, che non brilla certo per decisionismo, trova il tempo, con l’alibi di occuparsi del femminicidio, di introdurre un nuovo pacchetto sicurezza con norme più stringenti e repressive nei confronti della lotta NoTav e questo la dice lunga.

I decreti-legge nello spirito della Costituzione sono dettati dall’urgenza. Tanto è vero che il Parlamento li ratifica successivamente, entro sessanta giorni.

Si è usato il vecchio metodo, ma il gioco ormai è scoperto, di utilizzare un tema intorno a cui c’è consenso, in questo caso la condanna del femminicidio, per far passare l’obiettivo vero che è l’incremento della militarizzazione del territorio, l’uso e l’abuso dell’esercito che assume connotati polizieschi, la proliferazione di norme che permettano la persecuzione delle lotte sociali.

Le argomentazioni portate avanti ricordano le guerre umanitarie: si fanno per il bene di quei popoli e, anche se questi non lo capiscono, poi lo capiranno.

Così i frutti che possono ottenere i dirigenti politici di questo sventurato paese sono tanti. Quello che oggi vale per il Tav, domani sarà applicato al Muos e alla miriade di servitù militari che oltraggiano e offendono il territorio e le popolazioni locali di tanta parte dell’Italia, isole comprese.

Ne discende una forma di razzismo molto forte. Le popolazioni locali sono lette e trattate come i popoli del terzo mondo. Da civilizzare perché ignoranti e arretrate.

Gaza è a casa nostra. Il carcere è a cielo aperto.

Come gli sfortunati popoli del terzo mondo fanno da cavie, così è per i valligiani della Val di Susa, per i siciliani di Niscemi, per i sardi che subiscono le servitù militari……

Si testa così quello che domani sarà fatto nelle grandi città dove si dà per scontata la rivolta.

Si applica il principio teorizzato da Romano Prodi che disse che il vero problema non era un treno, ma che la questione era politica.

Era ribadire il primato dello Stato, meta-concetto utile per tutte le stagioni.

Le decisioni che lo Stato prende, a tutela degli interessi neoliberisti di cui è il portavoce, nei riguardi di qualsivoglia argomento, ambito, struttura, territorio… non sono passibili di cambiamento, messa in discussione a nessun titolo. Le popolazioni locali, in un abusato gioco delle parti, possono venire ascoltate, per finta, per ribadire la finta democrazia borghese che vale solo quando vengono prese le decisioni già “decise”.

E se questo gioco delle parti aveva una sua qualche parvenza di possibilità nella scelta keynesiana, ora nella stagione neoliberista, le popolazioni si possono solo assoggettare, qui e nel terzo mondo, e,se non lo fanno con la servitù volontaria, la scelta dello Stato è quella delle armi, vere e/o tecnologiche e/o massmediatiche, ma senza possibilità di mediazione alcuna.

E’ questo il senso di questo nuovo pacchetto sicurezza: la chiusura progressiva di qualsiasi margine di mediazione, non sono tollerate dissidenze di nessun tipo e a nessun titolo.

Da qui la coerenza, non l’assurdità, della magistratura torinese che accusa in maniera palesemente infondata i valligiani e i solidali di terrorismo ed eversione.

Per ritornare alla valanga di commenti/disturbo/boicottaggio sul NoTav, accanto alle forze storicamente deputate alla repressione, oggi scendono in campo gli esperti della guerra psicologica, le prefiche della non violenza, le vestali della legalità, i think tank e i trolls.

E’ il trionfo del neoliberismo e pertanto chi se ne fa carico in prima persona è il partito neoliberista per eccellenza in Italia, il PD, terminale degli interessi delle multinazionali.

Da qui l’inconsistenza di chi parla di un gruppo dirigente, quello del PD, inadeguato e mediocre, di una sua politica balbettante e incerta, magari masochista, e il vaneggiamento di quelli/e che si sono esposti/e troppo al sole e parlano di una ricostruzione della sinistra intorno ad un PD rinnovato.

Il Tav, inscatolato in se stesso, labirintico nei caratteri, mortifero nel messaggio, stringe lo sguardo del fautore dell’opera in una morsa d’angoscia, di potere, di rapina.

Si vuole uccidere anche e soprattutto una valle, una per tutte, dispiegata a misura dell’essere umano sulle note della speranza e della lotta di generazioni passate e presenti, per realizzare un’arida topografia tratteggiata dal pennino tecnografico e dalla distruzione dell’ambiente e dalla mercificazione.

Il neoliberismo dà le vertigini a chi ne ha sposato la causa.

Il capitale è metabolismo sociale e, in quanto tale, occupa tutto il vivente. Da qui l’aggressività e la violenza nei confronti del territorio, tanto più quando una comunità si ritrova e sperimenta nuove relazioni sociali.

Il neoliberismo porta la morte in tutta la società, socializza la morte nelle relazioni sociali, attraverso l’inquinamento, le guerre umanitarie, la distruzione dello Stato sociale, il crollo della sanità pubblica. E’ un attacco a tutto campo all’essere umano minacciato nelle sue stesse radici, nella sua natura biologica.

Non c’è nessuna crisi, quello che chiamiamo crisi e per certi versi lo è con riferimento alle condizioni materiali della vita, non è altro che lo stadio raggiunto dal capitale nella stagione neoliberista con il processo di trasformazione della materia in merce e della distruzione delle economie altre e di sussistenza.

E’ la sottomissione dell’organico all’inorganico, della vita alla morte.

Per questo la guerra all’antagonismo sociale, in cui in prima fila sono i riformisti, tradotti in italiano, il PD, che spingono perché si normalizzi, si intimidisca, si sequestri un’intera area sociale e geografica prima che sia troppo tardi, premono più di ogni altro per una ridefinizione del diritto e una sua ridefinizione in termini di guerra sociale

In questa stagione la giustizia si integra nella società neoliberista, annulla i residui della separazione dei poteri e smaschera l’inconsistenza di chi ci credeva.

Non è più centrale la figura del reato, vero o presunto, ma il comportamento del cittadino/a.

L’accento viene messo solo ed esclusivamente sulla sfera comportamentale. Il processo giuridico e mediatico si risolve in un giudizio sul comportamento e da qui scaturisce la condanna, dettata da una condotta, vera o presunta, antisociale e antistatale.

La repressione nei confronti dei valligiani/e e dei/delle NoTav è programmata per incatenare tutta la società diversa e tutte le alterità. La particolarità di questa piccola grande guerra contro la valle esalta al pari di quelle poliziesche, le funzioni della giustizia, quelle dei partiti socialdemocratici, degli addetti alle guerre psicologiche, dei trolls.

Il loro scopo, passando attraverso gli interessi economici, è anche e per certi versi, soprattutto, quello di intimidire, ghettizzare, demonizzare un’intera area sociale e serve per immunizzare, anestetizzare ogni latente e nuova sensibilità e ogni forma di disagio e di rifiuto della società neoliberista.

L’uso strumentale dell’attenzione al femminicidio e alla violenza di genere per far passare politiche securitarie, che è il contraltare sul fronte interno del pinkwashing sul fronte esterno, strumento che il neoliberismo usa per sostenere le “guerre umanitarie”, è particolarmente odioso, ma questo sarebbe niente se non fosse anche estremamente pericoloso per noi donne, tanto pericoloso da far diventare urgente ed imprescindibile una presa di posizione forte e di condanna drastica e totale verso questo tipo di politiche.

La risposta che questo decreto legge dà al problema della violenza di genere è di tipo penale, corporativo, vittimizzante, infantilizzante: le donne vengono lette come esseri da tutelare di fronte ad aggressioni brute dovute non si sa bene a quali raptus e quindi ignorando completamente la natura strutturale della violenza di genere.

Viene incentivata la delazione, la denuncia anonima, la donna è privata di qualsiasi autodeterminazione, vengono introdotte norme che aprono scenari di arbitrio e persecutorietà da parte dello Stato che, se lo riterrà utile, potrà accusare chiunque (tanto la denuncia è anonima) di violenza e ricattare chiunque.

Questa impostazione, mentre non porterà nessun vantaggio alle vittime di violenza, sempre più infantilizzate e dipendenti, fomenterà un odio molto forte nei riguardi del genere femminile.

Già ora, nel comune sentire, sta passando il discorso che le donne sono la rovina della famiglia, che i maschi, i mariti, i partners… devono vivere in miseria dopo la separazione, vengono loro negati i figli che vengono dati sempre alla compagna… sono senza casa, costituiscono associazioni di mutuo soccorso… confondendo l’aggredita con l’aggressore e dimenticandosi tra l’altro che se non è possibile pagare un affitto o vivere con uno stipendio solo… non è certo colpa della donna, ma semmai di una società che dà stipendi da fame e insicurezza generalizzata, una società basata sui ruoli, sulla gerarchia, sul possesso materiale ed affettivo… e, quindi, farebbero bene, a costituirsi in gruppi politici di opposizione a questo sistema invece che in lamentose congreghe… dicevo, già ora, nel comune sentire sta passando questo discorso, potete solo immaginare l’odio che può scaturire dall’impostazione di questo decreto-legge. E’ lo stesso meccanismo con cui nel terzo mondo sono state fomentate le guerre interetniche e religiose: evocato un mostro è poi difficile trovare il bandolo per tornare indietro.

Per questo l’oca è sempre più incazzata.

Elisabetta Teghil

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