festival alta felicità, post — 4 agosto 2017 at 10:41

Festival storie di giovani e terra vissute col cuore

Il Festival dell’Alta Felicità si è concluso. Quattro giorni densi di iniziative che spaziavano dalle gite in Clarea per visitare il cantiere e far comprendere la devastazione del territorio, agli approfondimenti con i tecnici per far capire quanto sia inutile e costosa quest’opera ed infine gli appuntamenti musicali. Le cronache raccontano, con un plebiscito di commenti, il successo di questa seconda edizione.
Un successo di partecipazione che ha coinvolto giovani e meno giovani, ma quello che è emerso in questo meraviglioso e partecipato festival che lo rende unico, è la “CONVIVIALITÀ”.
“Ritrovare la Felicità partendo dalla Convivialità “.
Un pensiero che riassume i valori, i sentimenti che, naturalmente sono il cammino di una comunità che ha deciso di rompere con le convenzioni e con l’omologazione del pensiero unico: quello del sistema che aliena la persona, l’individuo  e lo rende merce per un sistema globalizzato tutelato da una forma di “Democrazia autoritaria” che accetta solo coloro che si uniformano allo stesso modo di pensare, gli “altri” sono esclusi.
Ho avuto modo di parlare con ragazzi di mezza Italia,
mi hanno colpito le loro storie… Valerio che ha dedicato 11 anni della sua vita per realizzare il suo sogno di piccolo agricoltore, vicino Roma, affittando alcuni appezzamenti di terreno a uso agricolo. Lavorando la terra quotidianamente, raccogliendo i frutti del proprio lavoro con sacrificio e orgoglio. Trascorsi 11 anni la terra diventa preziosa x speculazioni edilizie e viene sottratta da imprenditori spavaldi che sanno di poter contare su una politica connivente e su leggi che non tutelano il lavoro agricolo.
Oppure quella di Massimo (il pecoraro), si percepiva l’orgoglio  in quella sua affermazione di identità contadina, che con le sue pecore produce un pecorino d’eccellenza e che combatte con speculatori e leggi europee, quelle degli alpeggi, che danneggiano il piccolo allevatore che non ha risorse per pagare canoni di locazione troppo elevati ai Comuni.
Questi ragazzi hanno imparato a conservare con cura i terreni, coltivarli, cercare le fonti per l’irrigazione.
Hanno imparato ad assumersi la gestione delle proprie esistenze e non aspettare che qualche governo o qualche associazione si occupi di loro.
I loro propositi di credere e lavorare affinché le priorità vengano date ai circuiti brevi di distribuzione, alla rilocalizzazione delle attività produttive e soprattutto al ripristino di un’agricoltura contadina.
Una produzione locale  (entro un raggio di cento km.) stagionale, fresca,tradizionale, agro-ecologica può rimpiazzare ottimamente l’offerta essenzialmente commerciale della grande distribuzione, troppo spesso poco scrupolosa verso i piccoli produttori.
La FAO ha finito per riconoscere il ruolo determinante dell’agricoltura contadina e familiare nel ristabilire la sovranità alimentare, questo diritto fondamentale di tutti i popoli davanti ad un mercato globalizzato e predatore.
Mentre l’ONU continua ad auspicare uno sviluppo che sia sostenibile, le emissioni di gas serra, lo sconvolgimento climatico  (ormai un dato di fatto), le manipolazioni biologiche, le varie forme di inquinamento, lo sfruttamento delle risorse naturali, la siccità, l’insicurezza sociale, la precarietà e le disuguaglianze hanno assunto un’ ampiezza senza precedenti.

La consapevolezza, da parte dei Governi di tutto ciò non ha fermato l’approvazione del Ceta da parte del Parlamento europeo.
Via libera agli OGM, alle carni trattate con ormoni e cloro, uso intenso di pesticidi da anni vietati in Italia e in più, dopo l’approvazione del CETA spariranno l’80% delle nostre 280 DOP per lasciare spazio a prodotti importati con caratteristiche inferiori agli standard qualitativi validi fino a ieri in tutta Europa…Abbiamo perso ahimè una battaglia, ma non la guerra…

Riporto una frase di Alberto Perino che cita come “la determinazione è un altro valore che portiamo con orgoglio, la stessa che abbiamo visto in tutti quelli che sono arrivati a Venaus, anche solo per un giorno”.

E il sottoscritto parlando con questi ragazzi ha avuto la percezione che abbiano cercato e trovato il modo per non precipitare verso l’abisso di un mondo senza principi. Un mondo in cui tutto ha un prezzo, ma più niente un valore.

Franco Trivero
Cittadino NO TAV
Oulx