post — 16 maggio 2013 at 13:10

Espropri e cantierizzazione: report dell’assemblea di Bussoleno

di Davide Amerio – http://www.tgvallesusa.it/

374305_10151453238944150_155423459_nL’ennesimo giorno di pioggia non ha impedito, ieri sera, il pienone al salone Don Bunino di Bussoleno dove si è tenuta un’assemblea pubblica con Luca Giunti, Mario Carvagna, Alberto Perino e Luana Garofalo, rappresentante della lista civica Bussoleno Provaci.

Mario Solara ha introdotto la serata ricordando la latitanza dell’amministrazione di Bussoleno in assemblee di questo tipo. Assemblee di cui dovrebbe invece farsi essa stessa promotrice per informare i cittadini sui cantieri previsti nel territorio di Bussoleno. La sindaca Alessio, precisano Solara e Garofalo, si dichiarò pubblicamente contraria al Tav e garantì che se in città fosse stato aperto un cantiere, si sarebbe incatenata per impedirlo. “Noi abbiamo già comprato catene e lucchetti” hanno ironizzato, “attendiamo ora che si faccia avanti, come promesso”. Pare chiaro come la sindaca stia vivendo un momento di difficoltà nei rapporti con il suo partito che, attraverso la figura del senatore Esposito, continua la sua lotta intestina contro gli amministratori No Tav.

In realtà è in corso un massiccio attacco mediatico contro i No Tav, sfruttando gli ultimi avvenimenti accaduti in Clarea; azioni che Luca Giunti, definisce “atti di resistenza”. Proprio l’interpretazione di questi atti, come resistenza non violenta, sono il cuore dell’intervento di Alberto Perino che cita Gandhi, Aldo Capitini e Nelson Mandela per sottolineare che la lotta non violenta è fatta di momenti di disobbedienza e momenti di sabotaggio su obiettivi mirati i quali, naturalmente, devono creare danni economici alla controparte salvaguardando sempre gli esseri umani. Certo, il sabotaggio è da considerarsi una misura “estrema”,  che si rende inevitabile però davanti all’indifferenza della controparte. Una sordità che i No Tav conoscono molto bene.
Lo dimostra Luca Giunti esaminando le informazioni pubblicate da LFT sul progetto Tav. I progetti presentati sono lacunosi e vengono

MarioCavargnacontinuamente modificati in modo arbitrario. LTF  gode di concessioni e deroghe al progetto, di cui non godono altri analoghi sul territorio nazionale. A peggiorare la situazione ha contribuito il governo Monti (intervenendo sulla Legge Obiettivo) con una modifica del tempo concesso alle osservazioni sul progetto: da 60 giorni di tempo si è passati a 30, mettendo chiaramente in difficoltà i tecnici che devono produrre relazioni sulle possibili anomalie. Le lacune maggiori riguardano i dettagli tecnici geologici e geognostici che sono totalmente assenti, ma che dovrebbero essere il presupposto della relazione finale di LTF. Come se non bastasse, la stessa LTF precisa come eventuali variazioni del progetto potrebbero essere necessarie qualora, nel procedere dei lavori, tali dati risultassero inesatti. Il rischio è che l’incompletezza di questi dati tecnici possa comportare variazioni significative nei costi e nella realizzazione del progetto o, addirittura, far rimettere in discussione il progetto stesso, in tutto o in parte. È inquietante, nota Giunti, che tra il progetto preliminare e quello finale siano scomparse alcune componenti (per esempio le famose terme tanto decantate da Virano) e compaiano senza giustificazione parti aggiuntive, come lo scarico delle acque nella Dora a Susa.

Sugli espropri, l’atteggiamento di LTF è illegale, sostiene Mario Cavagna: non possono essere eseguiti su terreni che fanno parte di variazioni apportate al progetto, se il progetto non ha avuto il benestare dal Cipe per la valutazione di impatto ambientale. Intanto LTF adotta un approccio diretto con i proprietari per raggiungere singolarmente con essi un accordo e le firme necessarie.

È probabile che Bussoleno dovrà accogliere cantieri per il deposito dello smarino proveniente dalla perforzione del tunnel geognostico di Chiomonte, cosa che apre per il paese uno scenario inquietante. In primo luogo per la vastità dei cantieri stessi e per la struttura dell’opera. Per la messa in sicurezza del transito ferroviario (treni locali, merci, Tgv, Tav, convogli di servizio per i cantieri), sarà necessaria la realizzazione di 7/8 binari di stazionamento per la discesa e 12 per la salita. Permane il problema irrisolto delle polveri. Per PM10 e particolato, LTF limita la propria preoccupazione a un generico monitoraggio di controllo nel corso dei lavori. Una vera truffa. Se anche i livelli accettabili delle polveri venissero superati, i cantieri non verrebbero fermati. I cittadini potrebbero fare ricorso all’amministrazione locale, che incaricherebbe l’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) per i rilievi, verrebbe istituita una commissione. Ma il tempo necessario per giungere a una conclusione supererebbe di gran lunga quello necessario ai danni per rendersi irreparabili. Danni alla salute, illustra con dovizia Carvagna, che comprendono gravi patologie della respirazione, soprattutto nei bambini, e si sviluppano in un arco di tempo molto ampio. Quando il danno si renderà evidente e ri potrà parlare di disastro, non sarà più possibile perseguire i responsabili, e rimarranno solo le sofferenze di chi ne sarà stato colpito. Gli interessi economici che ruotano intorno a questi cantieri, precisa il dottor Giunti, sono altissimi, con cifre che mediamente si aggirano attorno ai 500mila euro al giorno: un aumento delle emissioni, nocive per la salute, non è mai stata, e non sarà mai, una giustificazione sufficiente per fermare questi interessi.

La conclusione è che tutta la Valle verrà trasformata in un gigantesco cantiere, dal quale non avranno riparo neppure coloro che ancora si illudono di poterne rimanere estranei per la dislocazione delle loro abitazioni, fuori dalla portata dei lavori. È già accaduto nel Mugello, un’esperienza che insegna.

Gli interventi appassionati del pubblico hanno concluso l’assemblea. Il comune denominatore è la lotta da intraprendere nei mesi futuri: nessuno più crede alle false promesse dei politici. La distruzione perpetrata sui territori della Maddalena, la falcidia di oltre 4800 piante, l’occupazione militare di terreni privati senza permessi né autorizzazioni sono sotto gli occhi di tutti. La sensazione comune è che nel mostrare i muscoli, il  nuovo governo dimostri la sua sostanziale debolezza di fronte a un popolo che non rinuncia a salvare la propria valle dalle devastazioni e dalle speculazioni finanziarie.

Davide Amerio 16.05.13