editoriale, post — 4 giugno 2014 at 18:14

Dopo l’Expo 2015 ora il Mose: ecco il bancomat dei poteri e il sistema tav

bancomatDopo gli arresti illustri che hanno riguardato esponenti del Pd per le tangenti relative all’Expo 2015, ora tocca ad un’altra grande (e assurda) opera, cioè il Mose di Venezia.

Questa volta è toccato al sindaco Pd Giorgio Orsoni, all’assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia Renato Chisso, ed altre 33 persone tra cui l’ex generale delle Fiamme Gialle Spaziante, e l’ex governatore e ministro Giancarlo Galan, per la quale la procura ha chiesto l’arresto.

Anche in questo caso emerge un quadro complesso di rapporti tra politica ed economia, coinvolgendo varie forme di potere nazionale e territoriale per cifre stimate intorno ai 40 milioni di euro.

Oggi tutti  a gridare allo scandalo, a indicare le poche mele marce, ma in realtà si vuole nascondere un’ovvietà:  le grandi opere, inutili e devastanti, sono un vero e proprio bancomat per la classe politica e il più delle volte criminale.

Si perché L’Expo non è ancora partito è già si scambiano soldi e favori tra parti politiche, imprenditoria e criminalità. La storia del Mose è costellata da fallimenti e arresti da quando fu progettata e molte altre piccole grandi opere in Italia si trovano nella stessa condizione.

In Valle di Susa, dove di questi scandali ve ne sono stati diversi legati alla costruzione dell’autostrada, invece no, è tutto a posto, sarà un caso?

No non è un caso. Innanzitutto qui i soldi (quelli veri), benché se ne dica, non ci sono ancora e poi la Torino Lione ormai è un sistema dove non c’è bisogno d’infrangere la legge per  godere di favori. Qui tutto va secondo i piani e per il momento ci si accontenta di far lavorare ditte amiche (come la Cmc), e rappresentare il potere di chi vuole realizzare a tutti i costi l’opera sulla pelle dei valsusini, ormai vero campo di battaglia del ceto politico piemontese.

Poi se leggi italiane non vanno bene, ci si appoggia persino al diritto di altri stati.

Per il “sistema tav” poi c’è ancora un’anomalia da rilevare: la procura della repubblica di Torino non indaga da tempo sul Tav, ma usa tutta la forza di cui dispone, e del prestigio che godeva Caselli, per ingabbiare più notav possibili, unico vero male presente nella società. E non è un caso.

C’è infine da rilevare una cosa molto importante, dimostrata dall’arresto di Corrado Clini, ex ministro dell’ambiente del governo Monti e funzionario storico del dicastero: l’ambiente, le opere infrastrutturali, l’inquinamento, le valutazioni d’impatto ambientale ecc…sono il business più grosso in piedi in questo Paese per politica e imprenditoria (senza scomodare da subito le mafie), sul quale si specula senza timore, fino a quando qualcuno non la fa grossa e allora è messo fuori dal gioco dalla magistratura.

La nostra battaglia dimostra come la classe politica, quella in buonafede se c’è, sia miope e incapace di progettare un futuro diverso da questo fatto da cementi a pioggia e opere inutili, venendoci a raccontare come la creazione di posti di lavoro passi dalla devastazione dei territori e non invece dalla cura, dallo sviluppo compatibile, dalla redistribuzione di risorse.

Ecco noi ci battiamo proprio per questo, fermare il Tav significa dare il via ad uno sviluppo diverso, del quale possano beneficiarne tutti e non solo i soliti.