post — 22 dicembre 2013 at 21:04

Diritto alla Resistenza: Intervento di Simonetta Crisci

Schermata 2013-12-22 a 18.05.21 Negli ultimi 40anni, almeno da quando mi occupo di uffici giudiziari e politica, ho visto sempre e comunque la repressione colpire i compagni che hanno fatto delle lotte o che hanno intrapreso dei procedimenti di lotta per la difesa dei diritti, diritti di associazione, diritto di manifestazione e soprattutto di associarsi.
Dagli anni ’70, come diceva giustamente Novaro, si parla soltanto degli anni di piombo ma non si dice che in quegli anni, lavoratori, studenti e cittadini in generale, abbiamo conquistato dei grandi esercizi di diritti che c’erano negati.
C’era una repressione terribile e i sindacati, già in quegli anni, avevano incominciato a interessarsi di altre cose per cui i lavoratori si sono sempre autorganizzati lì dove hanno potuto e sono stati sempre repressi. Ricordo negli anni ’70 i processi contro i picchetti davanti alle fabbriche, si veniva processati per violenza privata; quando si sono fatte le autoriduzioni delle bollette si veniva processati per appropriazione indebita nei confronti delle società Telecom o Enel; siamo stati processati, siamo stati anche ripresi proprio per processi legati alle lotte che si facevano.
La produzioni di leggi contro il Movimento è stata sempre mascherata da problemi di ordine pubblico.

Quando sono cominciati i processi per Genova 2001 si è cominciato ad utilizzare il reato di devastazione e saccheggio attribuendo ai compagni che erano stati anche solo presenti alle manifestazioni dove sono avvenuti scontri con la polizia e sono stati, oggi lo possiamo dire, condannati definitivamente solo per essere stati presenti senza commettere alcuna condotta illegittima. Ci sono compagni che stanno scontando, come il compagno Alberto, 10 anni per aver assistito a tutte le azioni, così appare dai filmati e dalle foto, che ci sono state contro la polizia e naturalmente è stato accusato di un concorso morale per non aver impedito che avvenissero quegli scontri. Ciò comporta la trasformazione del diritto per chiunque vuol manifestare i propri diritti e vuole riconquistare quelli che gli sono stati sottratti. Questo ha portato a creare, comunque, le condizioni per essere condannati.
A Roma, da moltissimi anni, abbiamo un movimento molto grande, il Movimento di Lotta per la Casa, dove si sono prodotti centinaia di processi contro questi compagni che insieme agli studenti, insieme soprattutto agli immigrati, hanno portato e portano avanti la lotta per la casa. Per una manifestazione, come ad esempio quella per il diritto alla casa, deve essere denunciata alla polizia,  bisogna dire dove si va, a volte vogliono anche i nomi di chi dovrà parlare, ossia c’è un controllo continuo su coloro che esercitano dei diritti previsti dalla Costituzione e cioè il diritto di assemblea, il diritto di associazione che è il diritto di informazione ed è il diritto anche di opporsi nel momento in cui lo Stato sottrae l’autodeterminazione, che qui il Movimento Notav si sta conquistando. L’autodeterminazione della propria vita, l’autodeterminazione dell’esercizio del potere sul territorio che deve essere fatto dai cittadini, da coloro che, per lo meno, conoscono il territorio, e questi poteri sono dati dalla Costituzione e devono essere rivendicati, giustamente, con tutte le forme che i cittadini ritengono opportune. Questo ci viene impedito perché una magistratura che è sempre solerte con i poteri esecutivi, qualunque esse siano, perché abbiamo dei magistrati, non ho paura a dirlo, che sono gli stessi, da anni e anni, che hanno seguito sia quando il potere era esercitato dalla Democrazia Cristiana, sia quando esercitato da quelli che si dicono di sinistra, sia quando esercitato dai centri destra; una magistratura che, durante il fascismo, non ha avuto bisogno di fare tribunali speciali perché il tribunale speciale era costituito dagli stessi magistrati che in pieno fascismo hanno continuato a fare il magistrato. I magistrati, sono stati sempre proni a tutti i poteri ed è così anche oggi.

Secondo una qualificazione delle persone che fanno delle azioni si applica il diritto penale. Il diritto penale è uno strumento usato dal potere, non dai cittadini. Quindi l’uso del codice penale tramite una magistratura che “esegue” quello che vuole il potere c’è sempre stato, ma in questo momento la volontà è di distruggere i movimenti che si stanno allargando nella coscienza della società civile.
Il diritto a voler decidere della propria vita e della qualità di una vita diversa fa paura perché la vita ce la devono regolare secondo i propri scopi, secondo chi ha deciso come trasformare il territorio secondo i propri scopi economici e politici di coloro che gestiscono il potere, quindi dobbiamo stare zitti Non dovete andare a rivendicare le vostre valli, i vostri alberi non è assolutamente possibile.

Per questo, quest’estate, siamo andati a solidarizzare con i cittadini del Nomuos a Niscemi e hanno capito –  si è vero ci vuole del tempo, anche lì e qualche anno che se ne parla però quando la gente capisce opera. Infatti quest’estate sono entrati dentro la base americana. Ragazzi sono saliti sui tralicci, ci sono state manifestazioni grandissime e si sono abbattute le reti. Forse un giorno metteranno anche lì l’esercito e la polizia che hanno messo qui da voi, non sappiamo quanti uomini hanno ancora, forse ritireranno delle truppe dall’Afghanistan… ma non sarebbe meglio utilizzare tutto questo esercito per ricostruire le case dell’Aquila?
L’Aquila è stata abbandonata, ci sono ancora le macerie delle case cadute. L’esercito, una volta, veniva utilizzato per ricostruire in occasione di terremoti o di calamità naturali. Quindi ritengo che questa concezione che noi vogliamo intendere della persona è colpevole solo in quanto anarchico, notav, autonomo, ed è vero che nasce dalle concezioni dottrinali tedesche ed è quella che permette di qualificare reo qualsiasi persona che non stia bene al potere e quindi è logico che noi subiamo l’attacco della magistratura, attraverso i processi, perché siamo coloro che ci opponiamo a farci togliere la vita.

Il reato di devastazione e saccheggio può essere compreso in due, tre articoli. Uno di questi è l’articolo 285 del codice penale, che nelle menti normali è la calata degli Unni che arrivano saccheggiano tutte le città, devastano con bombardamenti o uccidendo le persone. Questa è devastazione e saccheggio.

Durante il fascismo si è estrapolato, da questo scenario di guerra, dei fatti di devastazione e saccheggio. L’articolo 419 del codice penale, parla di fatti ossia cose analoghe alla devastazione e saccheggio che però sono dei fatti specifici che potevano rientrare in un altro articolo, il 635 del codice penale, cioè danneggiamento. Per questo articolo è prevista una pena di tre anni al massimo mentre per devastazione e saccheggio la pena prevista è dagli 8 ai 15 anni che è una bella differenza.
Il reato di devastazione e saccheggio è stato sperimentato negli stadi nel caso di scontri duri fra tifosi e polizia e dopo l’hanno calato nelle questioni politiche.
A Genova quelli che sono stati accusati di devastazione e saccheggio si sono visti comminare delle pene molto alte, alcuni le stanno scontando, altri fortunatamente si sono allontanati dall’Italia e forse non le sconteranno mai però, abbiamo visto ribaltare questo uso del codice penale.

Dimenticavo di dire che nel processo di Genova 2001 i 25 accusati di devastazione e saccheggio, una parte è stata assolta perché gli e stata concesso il diritto di resistenza, dimostrando grazie a dei filmati, che i carabinieri che erano intervenuti sulle cosiddette “tute bianche” lo avevano fatto illegittimamente senza nessun ordine da parte dei capi della piazza, digos o carabinieri, e quindi si è riconosciuto il diritto alla resistenza opponendosi ad una carica illegittima.
Per anni, noi avvocati, abbiamo cercato far valere nei termini di resistenza l’articolo del ’44 che dice: “ è giusto ribellarsi, anche per i poliziotti a comandi ingiusti”. Questo articolo non l’hanno mai applicato ma in questo caso è stato applicato, si è accertato che la polizia e carabinieri erano intervenuti illegittimamente e tutti i compagni accusati di devastazione e saccheggio, che avevano risposto a questo attacco illegittimo, sono stati assolti per aver commesso l’atto di difendersi ad un ordine illegittimo. Questa è una cosa importante che cercheremo di fare anche nei prossimi processi e che adesso stiamo cercando di attuare nel processo per i fatti del 15 ottobre 20011 a Roma.

Stiamo portando avanti la dimostrazione che coloro che hanno disturbato l’ordine pubblico non sono stati di certo i compagni ma le forze di polizia.
Il reato di devastazione e saccheggio è stato creato con la scusa che si deve tutelare l’ordine pubblico. L’ordine pubblico è genericamente inteso come lo stare tranquilli e sereni dei cittadini perché tutte le istituzioni hanno creato tale clima per cui tutti stanno tranquilli e sereni…Cosa significa questo? In occasioni di manifestazioni, soprattutto quando si presume siano molto numerose, ci deve essere una predisposizione da parte delle forze dell’ordine, dei vigili del Comune, della tutela dell’ordine pubblico. Un po’ come avviene quando arriva il Papa in una città, si tolgono le transenne, i lavori in corso, le macchine parcheggiate. Questa è la predisposizione per la tutela di un ordine pubblico in occasione di fatti che potrebbero dare luogo a problemi dovuta alla partecipazione di molta gente.
Le manifestazioni politiche che si fanno in città non vedono mai questa predisposizione. Nelle manifestazioni non vediamo divieti di parcheggio per le macchine; i cassonetti dell’immondizia, che dovrebbero essere tolti il giorno prima, vengono lasciati.
Quando la polizia decide, e lo fa  molto spesso, che una manifestazione deve essere interrotta o deviata di percorso o decide che deve intervenire, scatenando chi si ribella, possono poi imputarti la rottura dei cassonetti, la rottura delle macchine… Che cosa significa questo… che prima noi avvocati vogliamo vedere se la polizia ha predisposto tutto affinché l’ordine pubblico non venga turbato e poi andiamo a vedere se qualcuno ha turbato l’ordine pubblico.
Questo procedimento, come fatto per Genova, può essere fatto per tutti i processi.

Oggi nei processi si utilizzano le fotografie. In alcuni processi, come quello del 15 ottobre, su 15 poliziotti ascoltati, solo uno era presente in piazza. Tutti hanno le fotografie in ufficio. Stanno giorni e giorni a guardare fotografie e filmati; non vanno neanche in piazza o se ci vanno stanno ai lati perché quando succede qualcosa non c’è mai nessuno e quando, invece, decidono loro ci sono tutti.
Durante la manifestazione del 15 ottobre, 200/300 persone non sono riuscite ad arrivare in Piazza San Giovanni perché la polizia ha invaso la piazza, con camionette, pulmini e idranti. Per chi è riuscito ad arrivare nella piazza, si è trovato oggetto a subire i getti d’acqua degli idranti, le forze della polizia, i caroselli –  di cui in aula i poliziotti interrogati, alla domanda se conoscevano cosa fossero i caroselli hanno risposto “mai visti, che cosa sono i caroselli…”. Abbiamo anche un’arroganza portata davanti ai giudici perché c’è la tranquillità in quanto testimoni delle istituzioni, tutti credibili. I tuoi testimoni, sono diversi… e questo accade anche nei processi normali.

Una cosa gravissima successa durante una manifestazione terminata con degli arresti. Compagni sono stati accusati di avere in tasca un biglietto con il nome degli avvocati. A questi compagni  viene contestata la premeditazioni, affermando che “siccome già sapete che potreste essere arrestati perché già sapete che farete dei reati e gli avvocati sono complici con voi”.
Da dopo Genova 2001 in poi, noi avvocati andiamo nelle manifestazioni con pettorine con scritto Legal Team, diamo a tutti dei numeri di telefono perché dobbiamo proteggere coloro che esercitano il diritto di manifestare, proteggerli dalle torture che fa la polizia – ma il reato di tortura non esiste La compagna Marta di Pisa ha subito anche dei palpeggiamenti sessuali, chiediamo che questi poliziotti siano identificati, vogliamo sapere chi ci mette le mani addosso, vogliamo sapere chi ci impedisce di esercitare il nostro diritto di manifestare.
Grazie.