post — 4 maggio 2012 at 10:13

Con un colpo di mano salta il referendum sulla caccia in Piemonte

[Da EffettoTerra.org] Come era prevedibile il governo regionale abroga la legge oggetto del referendum sulla caccia del prossimo 3 Giugno, decretando così di fatto l’annullamento della consultazione già in calendario.  Il comitato referendario e i partiti di minoranza annunciano ricorsi al Tar per quello che sembra un vero e proprio blitz della politica in zona cesarini per risparmiare il denaro pubblico della consultazione o per far fare un favore ai cacciatori?

Da due settimane la maggioranza di Palazzo Lascaris lanciava segnali sul possibile annullamento del referendum sulla caccia già programmato per il prossimo 3 giungo e le preoccupazioni del comitato referendario si sono dimostrate motivate. Ieri con un voto del consiglio regionale la norma (legge 70) oggetto del referendum è stata abrogata approvando l’ emendamento 200 Sacchetto ( cognome dell’assessore all’agricoltura, molto vicino ai cacciatori). Un emendamento che ha le sembianze di una nuova legge, fatto di almeno tre pagine con già compresi i calendari venatori. L’assessore ha dichiarato che “dovevamo fare cos”  anche perché la legge nazionale sulla caccia prevede che le regioni la strutturino sul proprio territorio secondo i dettami dell’Ispra, istituto per la protezione e la ricerca ambientale.
Ma fioccano gli annunci dei ricorsi al Tar da parte della minoranza in Regione e del comitato referendario che parla senza mezzi termini di abrogazione della democrazia.
Di seguito il comunicato stampa del Comitato
Cota e Sacchetto abrogano la legge regionale sulla caccia.
E con essa il referendum e la democrazia.
La vergognosa decisione del Consiglio Regionale di abrogare la Legge Regionale 70/96 non ci fermerà di sicuro. Anche se la Legge Finanziaria deve ancora essere approvata ed il referendum annullato con uno specifico provvedimento, è ovvio come la situazione abbia preso una piega a noi sfavorevole.
L’opinione pubblica è ormai convinta che il referendum non si farà più, per cui, anche nel caso – improbabile ma non impossibile – che la situazioni si ribalti, le difficoltà per noi diverrebbero praticamente insormontabili. Non fosse altro che per ladrammatica riduzione dei tempi a nostra disposizione per la campagna elettorale.
Non ci diamo comunque per vinti.
Intanto valuteremo tutte le strade legali per riprenderci il referendum (e soprattutto la democrazia): al momento non escludiamo nemmeno denunce penali (per violazione dell’articolo della Costituzione che prevede i diritti civili della popolazione).
Saranno comunque i nostri legali ad indicarci quale sarà la strada più proficuamente percorribile.
Per il momento, tuttavia, ogni attività propagandistica è sospesa: non avrebbe infatti senso volantinare o fare banchetti in una situazione come l’attuale.
Venerdì pomeriggio, e soprattutto lunedì sera, ci ritroveremo e valuteremo con calma quali siano le risposte più adeguate da predisporre.
Sospendiamo l’attività, ma non smobilitiamo.
Anzi, se possibile ci impegneremo ancora di più di quanto abbiamo fatto fino ad ora. Ormai non è più solo una battaglia a
difesa degli animali selvatici, ma soprattutto della democrazia e dei diritti dei cittadini, ignobilmente calpestati da Cota, Sacchetto e compari.

COMITATO REFERENDUM CACCIA

Fonte: La Stampa, Repubblica, Comitato Referendum Caccia

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