post — 5 ottobre 2016 at 19:34

Chiomonte, un’altra vendemmia sotto occupazione militare

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Nungun saurie pas vous exprimaa / le pleisii que la s’preuve a vendeimaa / quand le soureil ei bel et le ten serein / que la se ve pas une neble grosse come le dein [Nessuno vi saprebbe esprimere / il piacere che si prova a vendemmiare / quando il sole è bello e il tempo sereno / che non si vede una nuvola grossa come un dito].

Con questa quartina inizia la poesia La vandeimo [La vendemmia], scritta a metà del secolo XIX nella variante occitana di Chiomonte (alta valle della Dora Riparia) per descrivere la gioia del momento della vendemmia, quasi una festa vissuta da tutta la comunità chiomontina a coronamento del lavoro dell’intero anno svolto tra i filari inerpicati tra le rocce. Attribuita comunemente a Jean Baptiste Jayme, occorrerebbe piuttosto individuarne l’autore nella persona di Jules Antoine Beraud.

Non è questa la sede in cui proporre un’analisi filologica del testo, né parimenti la spiegazione per cui sarebbe opportuno abbandonare l’attribuzione della poesia al Jayme (e con essa anche quella di tutte le altre poesie che gli vengono attribuite). Il motivo del richiamo a La vandeimo è da individuare piuttosto nella profonda discrasia che i suoi versi permettono di sottolineare tra la festosa vendemmia in essi descritta (ovverossia la potenziale condizione di ogni vendemmia) e la di gran lunga meno fortunata vendemmia chiomontina del corrente anno, svoltasi come ormai avviene da qualche anno a questa parte sotto il segno opprimente dell’occupazione militare, occupazione che attanaglia proprio la regione viticola principale di Chiomonte, la Maddalena e attigue.

Chi ha vendemmiato all’interno dell’area militarizzata, oltre ad aver dovuto presentare i documenti all’ ingresso e all’ uscita presso il posto di blocco prospiciente alla Centrale Idroelettrica, ha dovuto subire come d’abitudine anche il controllo delle forze d’occupazione che, dall’ alto delle loro autovetture, poggiavano il loro sguardo su coloro che lavoravano tra i filari.

Al di là di una siffatta umiliazione che obtorto collo i viticoltori chiomontini hanno subito, la questione dirimente è collegata alle sorti della regione stessa: in futuro sarà ancora possibile vendemmiare nella zona oggi militarizzata o essa verrà in parte utilizzata a discarica o ad altra funzione collegata al cantiere? Le polveri degli scavi consentiranno ancora di produrre un vino commestibile?

Di certo non sono degne di essere prese in considerazione le soluzioni, quali bagnare di continuo la polvere per evitare che si sollevi (!!!), riempire il paese di fiori (!!!) e spostare le vigne qualche metro più in là (!!!), proposte in un convegno dedicato al tema delle compensazioni tenuto a Chiomonte nell’ agosto 2016.

Ma anche chi coltiva vigne nelle regioni Vauto e Riviero (sull’altro lato della Dora, verso il confine con Gravere) non può dormire sonni tranquilli. Uno dei tanti esiti del cantiere che in modo assai nebuloso la popolazione è riuscita a captare – anche per colpa di una colpevole amministrazione comunale che non parla in modo chiaro e scappa di fronte ai problemi – comporterebbe infatti un ponte che dal cantiere giungerebbe sull’altro lato della Dora dove vi è la piana delle Balme, sconquassando dunque anche l’utilizzo delle attigue regioni ancora viticole Vauto e Riviero.

Intanto martedì 27 settembre Riccardo Jacob, presidente dell’associazione dei commercianti chiomontini Imprend’oc, ha partecipato a Torino ad una riunione per le famigerate compensazioni mentre Roberto Garbati, non si sa a quale titolo considerato che non è esponente dell’amministrazione comunale, si è recato a Roma.

L’errata (e forse intellettualmente disonesta) convinzione dei rivendicatori delle compensazioni è che con il cantiere il paese si riempirà, si potranno fare i soldi con l’affitto delle case e i negozi si riempiranno (eppure, ironia della sorte, fino ad ora l’unico guadagno in più percepito dai commercianti è stato incassato grazie ai No TAV durante le manifestazioni svoltesi a Chiomonte).

Oltre il danno la beffa: di fronte ad un problema così serio quale il futuro di un paese, c’è chi risponde pensando agli affari personali.

Di fronte ad una tale situazione e alle relative prospettive, resistere è difficile ma doveroso, anche per poter prospettare le radiose vendemmie che verranno.

Da: https://frontepopolare.net/