post — 23 settembre 2014 at 14:56

Chi tocca muore!

hqdefaultE’ proprio così. Il macabro avviso del teschio crociato che invita a non toccare i fili dell’alta tensione pare essere ormai diventata la comune diffida rivolta a coloro che si oppongono alla realizzazione del TAV in Val Susa. Ci si riferisce all’episodio avvenuto sabato 20 settembre, presso il cantiere di Chiomonte, allorquando Nicoletta Dosio si è prima incatenata ad un vagoncino e successivamente inscenato un breve sit-in. A leggere la vulgata mediatica del nostro disastrato paese si è trattato dell’ennesima grave provocazione messa in atto dal movimento NO TAV. Il limite del ridicolo, ormai varcato da un pezzo dal giornalismo nostrano, non pone più alcun freno all’utilizzo distorto di parole e verbi e allo stravolgimento del senso di verità delle notizie.

Un gesto squisitamente politico, condivisibile o meno che fosse nel merito o nel metodo dal punto di vista della tattica politica, quale quello di manifestare simbolicamente contro l’inutilità dell’opera sdraiandosi per terra o incatenandosi, viene completamente stravolto dai nostri opinion makers emebedded. Quale altro significato dare al gesto isolato di Nicoletta Dosio, recatasi al cantiere insieme ad uno sparuto drappelo di 4-5 persone guidato dall’europarlamentare Eleonora Forenza, se non quello di un’inziativa poltica portata avanti dal partito a cui appartengono la parlamentare, la Dosio, lei stessa candidata alle scorse elezioni, e al segretario regionale Locatelli, anch’egli presente? E’ invece no, nell’Italia del terzo millennio la politica non s’à più da fare, se non in quegli angusti limiti entro i quali i nostri governanti vogliono stringere gli spazi di agibilità politica: l’ultima frontiera pare essere rimasta il segreto dell’urna elettorale. Che non sia proprio così lo sanno tutti, anche loro, i signori del TAV si a tutti i costi, l’importante è che si dica qualcos’altro, nel pieno rispetto della regola del medium seondo la quale se una notizia falsa viene ripetutamente offerta al pubblico diventa vera, mentre quest’ultima se omessa diviene inesistente. Non è forse vero che giorno dopo giorno ci viene instancabilmente propinato come in democrazia le scelte debbano essere condivise e assunte nei luoghi istituzionalmente a ciò deputati: abbiamo i parlamenti, i consessi sociali come i sindacati, i partiti, le autority. Ma quando mai! Anche nell’accezione più comune di democrazia, scevra dai pregiudizi di quelle che vengono etichettate come frange antagoniste, la vita politica di un paese la si realizza e la si consolida dentro e fuori le istituzioni. Quale istituzionalità rapprensenta la Leopolda, palconscenico da cui è partita l’avventura del golden boy Renzi? E che dire dell’importanza della presenza nei talk show televisivi, del comparire sulle prime pagine dei giornali, delle interviste, degli editoriali, degli incontri informali fra esponenti di diverse fazioni politiche nella villa del capo di turno. Chi si ricorda dei paladini ora in disfatta dell’art. 18 costretti sulla difensiva dal ciclone Renzi, che non più tardi di tre anni fa salivano sui tetti delle università occupate per solidarizzare contro la riforma Gelmini. Certo allora c’erano due forze che miravano a sottarsi potere ed era forse più agevole sbilanciarsi nei giudizi politici, mentre ora con il pensiero unico dominante l’unica battaglia loro rimasta, è quella di retroguardia per garantirsi quei minimi spazi di potere che le singole correnti cercano di spartirsi. Ma è proprio questo il punto, ve li ricordate i Bersani e i Vendola sui tetti? Cosa ci facevano, chi li aveva autorizzati a salire, i rettori? O gli studenti, che in quanto tali erano pur tuttavia garantiti da una legittimazione giuridica all’occupazione degli edifici universitari? O più probabilmente nessuno, e semplicemente utilizzavano la scalata come strumento di partecipazione politica. Ebbene tutto questo è agire politico, purchè il tuo agire non metta in discussione ggli attuali rapporti dif orza esistenti, quindi se sei contrario alla grande opera, se sei un NO TAV tutto ciò ti è interdetto. Vuoi appendere dei tazebao sui muri del Tribunale, è vietato e se ti avvicini ti caaricano; vuoi fare informazione facendo volantinaggio davanti alle ditte che lavorano a Chiomonte, ti sequestrano i volantini e ti identificano; vuoi fare un corteo, vieni accerchiato da migliaia di agenti in tenuta anti sommossa e assediando la città per giorni neanche fossimo in guerra; sei un parlamentare e vuoi esecritare il tuo diritto, quale reppresentante del popolo, di visitare il cantiere? Vieni accompagnato dalla Diogs.Ti sdrai nel cantiere,ti incanteni, tu sola, donna, pensionata, malata? Veni etichettata come provocatrice, e il tuo gesto come eticamente scorretto. La legittimità politica, e quindi la dignità, della tua azione viene dissolta dagli organi di informazione in un brodo di ipocrite parole, dove sfidando il senso del ridicolo si accusa Nicoletta Dosio e i suoi accompagnatori di avere approfittato della benevolenza della società LTF che li aveva accolti con tanto affetto e a braccia aperte per mostrare le meraviglie del cantiere. Come se non fosse un sacrosanto diritto della Fiorenza quello di potervi entare insieme ai suoi compagni di partito, e come se fosse una sopresa che non di visita di cortesia si trattava.

Gli articoli relativi alla vicenda apparsi su maggiori quotidiani cittadini, pur nella loro diversa redazione, appaiono nel loro contenuto – avrebbe commentato Montalbano – una stampa e una figura. Il chiaro significato politico del gesto, che giganti della non violenza e della satyagraha come Gandhi e Capitini avrebbero fatto fatica ad accettare in quanto troppo non violento, scompare totalmente, per dare spazio ad accuse di scorrettezza e lesa maestà per la malposta fiducia accordata da LTF; con quest’ultima e la dogmatica, quanto fuorviante, accezione di democrazia, vittime dell’increscioso attentato all’ordine pubblico e ai diritti della società costruttrice. Ma non solo, perchè ci premurano di informare i nostri simpatici redattori, all’episodio seguiranno certamente strascichi giudiziari. Semmai, a trasformare la politica in cronaca, l’unica vittima è proprio Nicoletta Dosio, la quale appena ammanettatasi al vagone si è vista piombare addosso un tizio, alto il doppio di lei, che con un placcaggio più consono ad un incontro di rugby l’ha sbattuta a terra. Sraebbe forse chiedere troppo che almeno la redattrice di Repubblica non foss’altro che per solidarietà di genere spendesse una parola per il corpo vilipeso e maltrattato di una donna che avrebbe potuto essere sua nonna? Buon per noi che gli amici di Repubblica, sempre in prima linea nel denunciare le violenze di genere, abbiano pensato di rimediare all’omissione offendo un bel servizio sulla faschion marathon, la corsa sui tacchi per dire no alla violenza.

Capita però che talvolta il diavolo dimentichi di fare i coperchi, cosìcchè i fogli cittadini vengano ridicolizzati dall’altra velina torinese, la redazione di TG3 piemonte; la quale nell’edizione notturma, forse vista la scarsa audience dell’edizione, o probabilmente per un difetto di comunciazione con le altre veline, non va’ a mandarti in onda un servizio verosimile sui fatti accaduti; non soltanto verosimile nel contenuto, ma anche nell’inquadramento della notizia, laddove la medesima viene inserita a giusto titolo nella rubrica dedicata alle iniziative politiche. Ma bisogna essere bipartizan, altrimenti non saremmo in democrazia, e così a chiusura del servizio, il TG3 Piemonte ci tiene però a precisare che LTF presenterà richiesta di risarcimento per i danni subiti dal vigliacco (parole mie) gesto. E qui sta il punto dell’intera vicenda, di quell’insopportabaile e antidemocratica a sponda fra potere politico, mediatico e investigativo. Gia perchè se sei contrario all’opera devi ricordarti che chi tocca muore, e se non è sufficente a dissuaderti dai tuoi propositi la sanzione poltica, quella morale e financo quella penale, subentra quella economica. Eh si, perchè la notizia che traspare da tutte le veline è che l’increscioso fatto ha danneggiato economicamente LTF, la quale si rivarrà sui responsabili. Non a caso una delle minacce rivolte a Nicoletta in quel frangente, proveniente da personale di LTF o di polizia poco importa, era proprio quella economica, ogni minuto di protesta sono milioni di euro di danno.

Quando mai nel commentare tutte quelle attività politiche che si concretizzano in scioperi, manifestazioni, cortei, occupazioni, la stampa nazionale e locale si è mai presa la briga di fare i conti della serva e di genuflettersi a cassa di risonanza di interessi privati (LTF è una società per azioni di diirtto privato francese)? La musica però sta cambiando, per ora riguarda unicamente la galassia del movimento NO TAV e quella dell’antagonismo più conflittuale, ma appare evidente come un simile contegno sarà ben presto appannaggio di ogni conflitto, che il nostro paese sempre più incapace di uscire dalla crisi sarà chiamato a fronteggiare nei tempi avvenire. Quando il lavoratori che si arrampicavano sulle gru e sui tetti delle loro fabbriche non faranno più nè compassione nè tenerezza, ma paura, spariranno dai benevoli reportage, non toveranno pià la pelosa solidarietà degli arrampicatori, ma diventeranno argomento di ordine pubblico. E allora, come rispondere al conflitto, al massacro sociale. Se credi nelle tue idee, se sei convinto di agire nel giusto puoi sopportare l’emarginazione, l’attacco politico (si pensi anche in questo caso ai velenosi commenti del senatore Esposito), la repressione a colpi di divieto, fogli di via, carcere; ma se ti toccano nei soldi ti rendono inerme, ti minacciano di portarti via la casa, i risparmi di una vita, lo stipendio. Il giochino, già sperimentato una prima volta, per ora non è riuscito, perchè lor signori non si aspettavano che alla vuota legalità rispondesse un moto di solidarietà capace di giocare sul loro medesimo campo, quello economico, tale da rispedire al mittente in una manciata di giorrni ogni provocazione.

Mai falchi sono sempre all’opera e la risposta mediatica all’azione di Nicoletta lo comprova.

Gli oltre 1000 indagati, a cui se ne aggiungeranno altri, le accuse per ogni genere di fatto dal danneggiamento alle contravvenzioni bagatellari, le traballanti imputazioni di terrorismo, richiamavano alla mente il nome di Mario Calamari (colui che provvide a insabbiare il caso dell’omicidio di Franco Serrantini), il tristemente famoso Procuratore Generale di Firenze, colui che esercitava sino al limite massimo della loro dilatazione tutti i poteri del suo ufficio al fine di attuare una politica giudiziaria pressochè sottratta al controllo democratico, attraverso richieste di trasferimenti dei magistrati scomodi, avocazioni, esagerato utilizzo delle isrizioni di notizie di reato, in una concezione dei movimenti nati nel 68 come crisi dei sani valori d’un tempo, come ventata di ribellione e anarchia che in “questi torbidi momenti” sconvolge le linee che furono ben ordinate di una civiltà arroccata a indiscusse tavole morali (parole del Giudice e Partigiano Carlo Galante Garrone). Ma questa è strada passata, il volano sui cui ruota la nuova teoria della repressione è la minaccia economica. I luogotenenti del TAV ad ogni costo, dell’ordine costituito, pregustano con l’acquolina in bocca i succulenti risarcimenti danni che potrebbero esser disposti nel maxi processo TAV. Altro, che condanne detentive, che poi rischi ancora di farne dei martiri, hanno voluto ribellarsi e in nome della legalità verranno ridotti sul lastrico.

Nivoeiro