documenti, movimento — 31 marzo 2010 at 11:55

La paura non è di casa [editoriale]

Abbiamo deciso di fare questo numero di Notav.info per mettere su carta e non solamente su internet quanto abbiamo prodotto fino ad ora come comitato e come movimento no tav. Una ricchezza di analisi e contenuti che dimostra come un movimento popolare sappia rappresentarsi concretamente attraverso la lotta e motivarne le sue ragioni con concretezza e puntualità. Mentre redigiamo questo editoriale, siamo a tre mesi inoltrati dall’inizio dei sondaggi e sebbene sia difficile, possiamo tracciare un primo bilancio.

Molte cose sono mutate dal 2005, in quei mesi di lotta a viso aperto, ci siamo confrontati con avversari presenti e pesanti che, attraverso una strategia militare occupando la valle con le truppe, ci hanno consentito di concentrare in un breve tempo e intorno a obbiettivi unici e visibili, le nostre mobilitazioni. Con un’ arroganza di fondo che ci ha fatto comprendere quanta determinazione ci mettano i poteri nel voler annientare l’unico ostacolo per la realizzazione della Torino Lione, cioè il popolo no tav. Dopo la liberazione di Venaus e l’istituzione dell’osservatorio tecnico, è passata molta acqua sotto i ponti, e come denunciammo in più occasioni, quel tavolo ha sempre rappresentato il guado verso la fase attuale; il luogo virtuale dove dialogare con la valle (virtualmente), e convincerci della bontà dell’opera. A quasi cinque anni dall’apertura del tavolo, dopo un’innumerevole lavoro tecnico possiamo tranquillamente affermare che non ci hanno convinti. Persino nei quaderni licenziati dall’Osservatorio, leggendoli con attenzione, si evince come quest’opera non abbia motivo di esistere, e tolta la volontà politica e hobbistica, nel volerla fare, nemmeno una debole ragione esce dai documenti ufficiali. Serviva un luogo dove costruire un teatrino da mettere in scena, con lo stato che si sedeva ad un tavolo con la Valle in modo da non poter dire che non ci hanno ascoltati. Tutto diretto da Mario Virano, che da politico scafato, doveva tenere insieme le parti facendo in modo che le amministrazioni man mano si spostassero verso una disponibilità a prendere in considerazione l’opera che non c’era mai stata. Bisogna dire che in parte il lavoro è riuscito, i tecnici della comunità montana non hanno mai lavorato seriamente a sabotare quel tavolo, dal punto di vista strategico e da quello tecnico, e l’ex presidente della CM Antonio Fermentino, è cascato nella trappola tesa (quanto ingenuamente ci sentiamo di metterlo in dubbio). La realtà è questa, quel tavolo non è mai servito a null’altro che a dividere il movimento no tav, provare a rompere l’alleanza tra popolazione e sindaci, per trasformare quest’ultimi in traghettatori della valle, verso la resa. Questo invece non è riuscito, il movimento popolare ha saputo fare a meno di quegli amministratori, e con una tenuta oltre ogni aspettativa, ha saputo essere l’ostacolo più concreto alla lobby del Tav, mantenendo alta l’attenzione della Valle mobilitandosi quando serviva, rispondendo alla politica quando pensava di cancellarci dalle cronache,e proseguendo e fortificando quel percorso di partecipazione diretta e dal basso, attraverso le assemblee e le centinaia di momenti di confronto tra di noi, che hanno dimostrato come tutti siano indispensabili in una battaglia di tutti/e. In più siamo cresciuti, formando una nuova stagione amministrativa con la formazione delle liste civiche e riportando la comunità montana, sebbene la riforma, su posizioni utili alla nostra lotta.
Così siamo arrivati alla stagione dei sondaggi con un Osservatorio completamente delegittimato, una comunità montana su posizioni no tav, ed una garanzia rinnovata: il movimento popolare.
La difficoltà della politica nell’affrontare questa situazione si è man mano materializzata nel suo essere lontana dalla realtà e nella sua arroganza di facto che ci ha consegnato la nostra realtà come cartina di tornasole della peggior politica nazionale. L’Osservatorio è stato riformato ad arte, con leggi specifiche per estromettere la CM dal tavolo come si fa ormai normalmente con quello che al governo non piace. Se prima, la Comunità Montana era l’unico organo riconosciuto da Osservatorio/Governo, ora che rappresenta tre territori, ha un presidente eletto dall’espressione dei consiglieri espressione del voto dei cittadini, non può rappresentare la realtà (o meglio la realtà che serve a loro), giudicandola di “scarso valore istituzionale”. Certo si potrebbe rispondere. “da che pulpito…” però noi in questo ci vogliamo leggere il senso di frustrazione che la nostra sempre più popolata (non popolare) controparte prova nel vedere ancora sventolare le bandiere con il treno crociato.
E qui giungiamo ai tempi nostri, al gennaio di quest’anno dove doveva partire il primo sondaggio a Susa nell’Autoporto. Il movimento come sempre ha risposto con puntualità ed efficacia, ma la squadra Virano/Prefetto/Questura/Governo avevano messo in conto tutto. La nascita del presidio, la mobilitazione e la successiva opposizione al fargli prendere possesso era già messo in calcolo. Certo il nostro merito è immenso perché ancora una volta dal primo giorno alla notte in cui scesero le forze dell’ordine a comunicarci la loro volontà, il movimento c’è sempre stato e non ha mai per nemmeno un attimo creduto di mollare. Poi tutto il resto, la trivella a Susa con noi che dovevamo prendere bene le misure della mobilitazione e dopo un giorno di confronto siamo tornati ad essere efficienti, non lasciandogli mai fare un sondaggio in sordina, senza una mobilitazione; costituendo l’ossatura della mobilitazione che ci ha portato a trovare il metodo giusto per rispondere ad ogni trivellazione con partecipazione e determinazione sempre rinnovata e crescente.
Abbiamo riscontrato come è normale delle difficoltà, perché la situazione che ci troviamo ad affrontare oggi è diversa da quella del 2005, dove si risolse tutto in tre mesi e gli obbiettivi della lotta erano pochi e concentrati. Qui invece ci troviamo di fronte ad una strategia organizzata, lunga che mira a logorarci. Ma non crediamo di non essere stati all’altezza, e per questo la lobby inizia ad essere in affanno. Se a questo si aggiunge che in tutti i momenti costruiti per aumentare la partecipazione, (la manifestazione di Susa e le fiaccolate serali per capirci), abbiamo messo in campo numeri riguardevoli, non possiamo che essere positivi per il futuro.
GLI INCENDI AI PRESIDI
Tra la trivella di Susa e quella di Rosta ci sono stati in mezzo tanti fatti che in un tempo breve hanno mostrato la faccia di chi abbiamo di fronte. Dopo la manifestazione dei 40.000 del 23 gennaio, nella notte inizia quella strategia di attentati che hanno portato all’incendio e alla distruzione dei presidi di Borgone e Bruzolo. Mentre noi a viso aperto manifestavamo per la valle, di fronte alle trivelle e in ogni altra sede, ignoti decidevamo di mettere in atto atti con il solo scopo d’intimidirci. Mani ignote, mandanti da ricercarsi tra quel fronte che vuole il tav ad ogni costo, e non ha mai fatto mistero di considerare gli incendi poca cosa rispetto ad ogni altro fatto di portata completamente diversa che abbiamo messo in campo. I politici e i partiti sempre pronti a emettere dichiarazioni e comunicati stampa per denunciare il clima che il movimento avvelenava con le sue iniziative, non hanno mai denunciato pubblicamente la gravità degli incendi, non riconoscendone mai la matrice mafiosa (nei fatti o nella pratica), dimostrandoci che esistono due pesi e due misure, dando più peso a lettere farneticanti o al solito invio di bossoli al Chiamparino di turno, rispetto agli attentati e le minacce subite dal movimento.
Certo è che se lo scopo era spaventarci, ci sembra che non ci siamo riusciti, a dimostrazione che il movimento è così maturo da fare cento passi alla volta.
LA STRATEGIA DELLA QUESTURA
Si è ormai palesato come di fronte abbiamo un piano organizzato per tentare di batterci, basato sulla lunga durata della campagna sondaggistica, la contemporaneità, i blitz notturni, l’impiego di centinaia di agenti ad ogni trivella. A questo si deve aggiungere che fino ad ora le trivellazioni sono avvenute: in fortini facilmente difendibili, in terreni Sitaf e Rfi o in comuni compiacenti. In piena notte per poter usufruire dell’effetto sospesa, Questura e Prefetto hanno fato di tutto non solo per logorarci, ma hanno organizzato tutto per evitare che il movimento riuscisse a prendere in qualche modo possesso della scena nazionale, opponendosi con determinazione o all’occupazione dei terreni prima dell’avvento della trivella, o riuscisse a bloccargli i cambi mettendoli in difficoltà. Campagna di una o al massimo due settimane, tra l’una e le tre di notte, con l’impiego persino della guardia forestale, è questa la trasparenza che Virano dichiarò da tempo, ogni qualvolta presentava la campagna dei sondaggi. I sondaggi dovevano dapprima terminare il 31 dicembre, poi abbiamo scoperto che la data non era vincolante; dovevano essere precisi rispetto ai dati del sito che li pubblicizza poi ci siamo trovati come nel caso di Rosta, a vederli cambiare luogo per guadagnare una ventina di metri di dislivello; dovevano durare tre settimane e si sono trasformati in meno di una. La trasparenza è un’altra cosa, così come la concretezza di questi sondaggi, che non sono, come ci vendono, effettuati allo scopo di conoscere il terreno e le falde acquifere, ma sono solo bandierine da posizionare su una cartina, da poi spacciare alla Ue.
Prefetto e Questore hanno fato di tutto per evitare che si parlasse del movimento no tav, ma poi dopo la notte di Coldimosso, qualcosa è andato storto, e sono iniziati a traballare quegli equilibri che si erano dati, con le forze dell’ordine sempre più nervose e insofferenti, capitanate da uno che sangue ne sa come Spartaco Mortola, il macellaio di Genova alla scuola Diaz, che ci hanno consegnato a colpi di manganello, una realtà mistificata e sorretta con lo scotch. Dopo quella notte la questura ha provato in tutti modi mettere in difficoltà il movimento con l’utilizzo della comunicazione, comunicati stampa e addirittura foto e conferenza stampa dopo la trivella di Buttigliera alta, per dipingere il movimento come, visto che non si può più descrivere come minoritario, infiltrato da “professionisti della violenza”, incapace di allentarli. Tutto in una strategia che vuole screditare il popolo no tav e pararsi il didietro rispetto a futuri Coldimosso.
LA STRATEGIA DELLA POLITICA
Crediamo che mai la politica abbia trovato una collegialità del genere nel voler qualcosa, litigano su tutto ma sul tav è la gara a chi la spara più grossa. Autori ben più autorevoli di noi (Cicconi e Cancelli ad esempio a cui rimandiamo sui siti no tav) hanno ben spiegato come funzioni il meccanismo delle grandi opere e come sia vitale per la politica poter disporre di finanziamenti (pubblici) così cospicui per foraggiarsi ulteriormente senza commettere reati. Oggi questo sistema di opere pubbliche, come anche le prossime (!) centrali nucleari, rappresenta un vero e proprio finanziamento pubblico ai partiti, legale e massiccio come non è mai esistito. Chi oggi della casta viene pescato con le bustarelle in tasca, è solo un avido tale che non gli basta quanto già riceve dalla politica e dall’economia. Se poi analizziamo il meccanismo dei commissari speciali (tutta l’Italia ne è piena) e della quasi attuata Protezione Civile S.p.a possiamo ben capire perché tanto livore nel fare la Torino Lione. Per la politica e l’imprenditoria piemontese poi, rappresenta un’occasione unica, ma non per come sostengono pubblicamente, perché occasione scaccia crisi, ma perché senza un’invenzione del genere, la classe politica torinese rimarrebbe tagliata fuori dai giochi di potere e rappresentanza nel mondo industriale, vista la deriva che sta prendendo l’economia piemontese, obsoleta e cieca, più che senza tav.
A questo aggiungiamo che quella che è un’inqualificabile campagna denigratoria messa in atto dal Pd, non è solo questo (anche se alcuni personaggi come Esposito non riescono a ragionare più in la del proprio naso), ma è una strategia, al disastro come tutte le scelte del PD, per cercare di metterci in difficoltà il più possibile. Infatti dopo la conferenza stampa della Questura sopraccitata, tutti gli esponenti hanno iniziato a dichiarare a pappagallo, le solite cose su estremisti, professionisti della violenza ecc….Esposito, Bresso, Chiamparino, Morgando e alla fine anche Virano. C’è stato addirittura di più, se fino ad allora tutti sparavano a zero su di noi, capendo che si apriva questa strada, hanno tutti rivalutato il movimento no tav, sostenendo che aveva diritto a protestare, ma che se non era in grado di allontanare gli estremisti allora…non andava più bene. La realtà è l’affanno con cui rincorrono ogni strada possibile per tentare di batterci, segnale vero di difficoltà, perché visto che sono così lungimiranti (si vede dalle sorti del loro partito), credevano che dopo tre trivelle ci saremmo ritirati e gli avremmo consegnato la Valle, tranquilli e buoni.
Un ulteriore dato allucinante è quello connesso al rapporto tra politica e informazione, che sul Tav viaggiano sulla stessa onda, abbandonando qualsiasi principio di libertà e di deontologia del giornalismo. Mai un analisi accurata, un’inchiesta approfondita, interviste alla gente. Ma i nulla di nulla, sempre giudizi tagliati con l’accetta sulle nostre inziative senza mettere mai porre dei dubbi sulle ragioni di chi vuole il tav. In altri ambiti, un movimento come il nostro sarebbe oggetto di inchiesta per molti, un movimento popolare, unito pacifico e determinato a difendere la propria terra, potrebbe essere l’eroe della democrazia, ma noi no, ci schieriamo contro un affare a cui siedono in troppi. Inoltre non avendo mai fatto sconti a nessuna compagine politica, siamo veramente fastidiosi e da annientare.
Basti pensare, senza ulteriormente infierire sulla cricca del centro sinistra, come persino la Lega che fa del suo dna, la difesa dei popoli del nord, preferisca stare a Roma e con Roma piuttosto che spendersi anche velatamente a difesa della Valle di Susa. Maroni, ministro degli interni leghista, senza pudore, manda a manganellare in Valle, uno dei popoli delle Alpi, i suoi centurioni, senza trovarci nessuna contraddizione. E poi hanno coraggio di fare i manifesti nel 2010, con su scritto ROMA LADRONA LA LEGA NON PERDONA.
VIRANO PERDE COLPI
Anche lui che si è dimostrato abile nel gestire l’osservatorio e la riconversione di alcuni sindaci e politici locali, ora perde colpi. Persino il buon architetto tutto fare credeva di batterci in fretta. Annunciò trasparenza e quell’annuncio si è ridotto a un sito internet (torino-lione.it) che indica luoghi di sondaggio e schede tecniche nel merito che non vengono mai rispettate. Nonostante sia stato indicato come successore di Chiamparino al Comune,e sia stato insignito di meriti, il suo lavoro inizia a scricchiolare. La trasparenza dei blitz notturni delle forze dell’ordine lascia il tempo che trova; i tempi disegnati ad arte per fare i sondaggi dimostrano come manipoli la realtà, tanto da presentare un primo tracciato alla Ue che svela il suo vero ruolo, nonostante quello che propaganda in giro con il suo metodo concertativi, che consiste solo nell’essere garante dell’incasso dei finanziamenti. Con tanta pubblicità e molto fumo negli occhi prosegue il suo ruolo sempre più deleggitimato (ci fosse qualche giornalista un minimo “libero” lo direbbe). Per adesso i sondaggi li ha fatti in luoghi favorevoli ma se vuole farli tutti e 91…non sarà sempre così caro Mario. Inoltre dopo aver detto in Francia che qui la situazione ormai è superata, dopo Coldimosso, con Marinella e Simone all’ospedale ha dichiarato: “Il progetto della Torino-Lione prevede tappe ben precise; nel breve periodo, se sarà necessario, si farà ricorso alle ragioni della forza; ma nel medio e lungo periodo a prevalere contiamo che sarà la forza della ragione».
Quindi se il metodo da riprodurre in Italia per le grandi opere è questo qui…

Su cosa ci dobbiamo aspettare è difficile prevederlo, ma di sicuro non è finita qui. I sondaggi li vogliono fare quasi tutti sul lungo periodo e quindi dovremo di volta in volta esserci e studiare le risposte migliori per metterli sempre di più in difficoltà, mirando a toglierci anche qualche soddisfazione. Il tunnel di Chiomonte comunque sarà la madre di tutte le battaglie perché non sarà una semplice trivellazione ma una galleria vera e propria e per noi è intollerabile fargliela fare.
Di sicuro però servirà esserci tutti, il movimento no tav è un luogo di lotta dove tutti sono indispensabili perché il popolo no tav è l’unico in grado di fermare il Tav

Nota: omettiamo dall’editoriale un capitolo sull’informazione, che richiede un’analisi approfondita per rimandare a pagina in un articolo dedicato a cura della redazione di Infoaut.org