movimento — 11 marzo 2012 at 17:21

In piazza e in rete contro il Tav

di Davide Bono – 11 Marzo 2012
Il TAV in Valsusa sarebbe l’ennesimo scempio di almeno 20 miliardi di euro in un momento di grave crisi. Ecco perché, per la prima volta, il MoVimento 5 stelle ha deciso di usare Foursquare per fare informazione. Un altro passo per riprenderci in mano il futuro
Sabato 10 e domenica 11 marzo 2012, una rete di banchetti di informazione si è spiegata in tutta Italia. E’ la prima volta che una forza politica utilizza uno strumento di geolocalizzazione per fare informazione. Lo fa il MoVimento 5 stelle sulla questione annosa del TAV/TAC Torino-Lyon con Foursquare. Oltre 100 banchetti in tutta Italia, con decine di migliaia di volantini distribuiti, con una call di 3 giorni.

Sorrido perchè penso che la parola banchetto sia quanto di più azzeccato, visto che il suo significato originario è di pasto collettivo contrassegnato da un carattere di ritualità, di socialità, di convivialità degli antichi greci e romani. Similmente i banchetti informativi odierni si rivolgono ad una massa di italiani affamati, a loro insaputa, di vera informazione, storditi da un rumore di fondo di disinformazione. Italiani che non sanno più a chi credere: alla magistratura che lascia libero Dell’Utri, affermando che “il reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso non ha più senso di esistere”, mentre tiene in carcere per mesi dei manifestanti senza un motivo valido; ai media che dipingono i politici corrotti come delle vittime della magistratura (che poi li assolve), mentre i manifestanti sono dei violenti eversivi e pericolosi sociali; a chi manifesta, sciopera, informa che attacca le incongruenze e gli angoli oscuri della politica, l’informazione, le banche, i media e la Chiesa e ci spaventa tanto.

Il Tav/Tac in Valsusa si deve fare, l’ha detto pure Monti, lui è un tecnico e ne capisce.

Così come ne capiscono Passera e Ciaccia, passati per direttissima dal finanziare l’opera come Banca Intesa-San Paolo a dirigere l’opera come Ministro e Viceministro alle Infrastrutture. Ne capiscono meno di flussi di merci e di buchi nelle montagne, ma quello che conta è far girare i soldi. Le Banche non danno i soldi ai cittadini nè alle aziende, ma solo agli Stati per opere faraoniche dove tutti possono mangiarci e indebitare ancor più il contribuente che perde sempre più sovranità.

I 360 tecnici e professori universitari, il Sole 24 ore, The Economist che dicono che l’opera sarà un disastro finanziario (più o meno come le altre tratte Alta Velocità in Italia) sono dilettanti di parte. Il fatto che lo scambio di merci tra Italia e Francia sia in costante calo da 10 anni e che lo scambio avvenga solo a distanze medio-corte e che non ci sia nessuna prova di scambi tra Lisbona e Kiev, dimostra solo maggiormente la necessità di sostituire il Frejus con un nuovo tunnel di base di 57 km con minore pendenza: esso da solo farà che le merci aumentino e inizino a scivolare da una nazione all’altra per il principio fisico dei famosissimi “piani inclinati”. Principio assai in voga tra i tecnici a libro paga delle lobbies che imbeccano di panzane inarrivabili i nostri politici locali: si segnalano tra le altre fantasiose diciture, la piattaforma strategica, il volano dell’economia, il corridoio ecologico, la cura del ferro ed in ultimo l’apertura all’Europa, a cui il nostro Presidente Cota, in un afflato ebbro di padanità, ha aggiunto “psicologica”.

Ecco, con l’apertura psicologica tornerei ai nostri banchetti. Gli italiani devono trovare il coraggio di informarsi veramente. Di scoprire che esiste una realtà altra rispetto ai mondi finti dei centri commerciali, dei giochi in tv, dei gratta e vinci e delle partite (truccate) di calcio, anche se fa male psicologicamente. Nel mondo reale la competizione globale sta per mettere (finalmente?) fine al predominio economico dell’Occidente, il quale sta dando gli ultimi colpi di coda. Che potrebbero essere anche una bella guerra all’Iran. Gli italiani si trovano improvvisamente senza lavoro, senza soldi e senza prospettive e si chiedono come mai i governi ci dicono che bisogna precarizzare e ridurre ancora un po’ i loro stipendi e diritti fino a cinesizzarci tutti a 3 € all’ora in nero. E’ il mercato, dolcezza!

Nell’attesa della scoperta di come superare i limiti ecologici del pianeta senza autodistruggerci nè ridurci alla fame, bisogna informare ed informarci: il TAV in Valsusa sarebbe l’ennesimo scempio di almeno 20 miliardi di euro in un momento di grave crisi. E non possiamo chinare ancora la testa: quei soldi vanno alla scuola, ai trasporti pubblici locali, alla sanità. Bisogna opporsi pacificamente al potere che si esprime con forza repressiva, mettendo in carcere chiunque si opponga al disegno prestabilito. Per questo un semplice banchetto da innocuo fornitore di volantini diventa un pericoloso strumento rivoluzionario come in un qualsiasi regime. Soprattutto se in Rete con altri cento e collegato via web e mobile. Abbiamo oggi i mezzi low cost per riprenderci in mano il futuro: dipende solo da noi.

Uno, cento, mille No Tav.

http://www.cadoinpiedi.it/2012/03/11/in_piazza_e_in_rete_contro_il_tav.html