editoriale — 31 luglio 2012 at 22:29

Dove il più forte è legge, la legge è inganno

Sembra che ormai le cartucce della lobby del Tav siano finite visto che in campo, contro il Movimento Notav, ci sono solo più militari e magistratura (e i dispositivi che li circondano).

Siamo a commentare l’ennesimo attacco della magistratura che questa volta è arrivata a valutare l’8 dicembre del 2011. Quasi otto mesi dopo emette ordini di restrizione delle libertà personali di 12 Notav senza aver ancora concluso le indagini.

Lo fa per una giornata, come quella dell’8 di dicembre, dove il movimento non si è tirato indietro nel contrastare la presenza del cantiere e il suo servizio di difesa che in quella giornata, decise di mostrare il volto vigoroso, sparando lacrimogeni addosso ai Notav ferendone gravemente due e lievemente decine.

Ce ne va di coraggio a portare avanti un’inchiesta con dei provvedimenti cautelari, senza rispondere nemmeno vagamente, alle denunce fatte dagli avvocati del movimento che in più occasioni hanno dimostrato (documentandola) la volontà precisa di far male degli agenti addetti ai lacrimogeni e dai superiori impegnati a indicare i bersagli

Ma non è per lamentarci che diciamo questo, perché di quella giornata ci ricordiamo bene e siamo convinti che l’8 dicembre (del 2005) possa succedere sempre del resto.

Quello che ci teniamo a sottolineare è come la magistratura torinese abbia ormai un incubo e che questo porti la bandiera con il treno crociato in mano. Da mesi la vendetta si consuma con uno stillicidio di denunce e provvedimenti (46 arresti) basati esclusivamente su riconoscimenti farlocchi e reati che mai giustificano la misura.

Troppi impegnati i pm torinesi per esaminare le denunce nei confronti delle forze dell’ordine, troppo impegnati forse a tifare per il Tav, visto che rimangono insieme alla casta, gli ultimi paladini di una causa che più passa il tempo, più si rivela per quello che è, e che diciamo da anni.

La combutta con la questura torinese poi è evidente, e queste misure estive sono solo un fastidio arrecato a chi lotta, da paragonarsi alla sabbia nel costume.

Poi permetteteci di dire che nei confronti di Giorgio Rossetto si sfiora il ridicolo (che diventa accanimento), colpendolo il giorno dopo la scarcerazione dagli arresti domiciliari di un provvedimento restrittivo che serve solo a rendergli l’estate più difficoltosa.

Ma tant’è, sono le ultime cartucce da sparare per chi ha deciso di difendere gli interessi di caste e lobby, poi forse, ultimate le denunce ripremeranno sull’acceleratore della militarizzazione?

Non lo sappiamo, ma nemmeno c’interessa tanto,  perché non ci lasciamo spaventare da così poco: abbiamo messo in conto tante di quelle cose e portiamo avanti una battaglia così grande che non abbiamo tempo da perdere.

Persino l’altro giorno, con la Valle completamente invasa da ogni forma di polizia, abbiamo portato a casa il risultato, cosa non da poco. Oggi magari qualche miserella risata se la faranno dalle parti dei palazzi in centro a Torino, però quello è il massimo che finora i tifosi si tav hanno ottenuto.

 

NB: nella foto un’immagine dell’8 dicembre. Persino il video de La Stampa, pubblicato a commento dell’articolo, dimostra il tiro dei lacrimogeni.