documenti, post — 18 settembre 2015 at 13:53

Maddalena (reloaded): altro che fantasie, legga le carte

maddalena

Il Procuratore Generale di Torino definisce “fantasie” le accuse che ho rivolto all’operato della Procura di Torino sulle indagini TAV. Per lui è falso che i PM si sarebbero comportati diversamente a seconda che indagassero a favore dei no tav o contro di essi.

Le nostre statistiche dicono il contrario.

Non dico che dovesse leggere i materiali di un convegno tenutosi a Bussoleno nel 2013, né che dovesse ascoltare le incessanti lamentele di imputati e colleghi penalisti coinvolti nelle iniziative giudiziarie: i dati glieli ho sottoposti in tutte le istanze di avocazione che negli ultimi anni lui ha sistematicamente respinto.

Tra le varie cose, gli segnalavo che la Procura di Torino ha creato nelle sue procedure e moduli – non previsti dalla legge, né pubblicati sulle linee guida ufficiali della Procura (chissà perchè) una “MATERIA TAV” ed un “ARGOMENTO TAV”. Oltre all’arcinoto  “POOL NO TAV” dei PM Caselli, Beconi, Ferrando per i primi anni, Quaglino, Pedrotta, poi Padalino, Rinaudo, con il coinvolgimento di recente e per alcuni casi minori, di Arnaldi di Balme.

E gli dicevo una cosa ben precisa: che quando questo “POOL” procedeva per reati di uno stesso tipo, in particolare per le diffamazioni a mezzo stampa/internet, le discriminazioni erano un fatto tangibile, perché se le indagini erano aperte a carico di appartenenti al movimento ‘no tav’ (anziché attivati da appartenenti al movimento) la tempistica era eccezionalmente più breve.

A Maddalena ho segnalato casi concreti con tanto di numero di registro generale: ad esempio procedimenti per diffamazione assegnati al PM Padalino, alcuni a carico, altri ‘nell’interesse’ di appartenenti al movimento.

Visto che Maddalena liquida le mie parole come “fantasie”, vediamoli, no?

In uno di quelli a carico (19299/13) si aveva iscrizione della notizia di reato 14 giorni dopo il deposito della querela da parte del “Si Tav” e chiusura indagini dopo 6 mesi e 1 giorno dal fatto (meno di 6 mesi dal deposito della querela, meno di quattro mesi dall’iscrizione della notizia).

In un altro, sempre a carico (24986/13), si faceva iscrizione 11 giorni dopo la querela da parte del Si Tav e chiusura indagini a 5 mesi dal fatto (meno di 4 mesi dal deposito della querela, meno di quattro mesi dall’iscrizione della notizia).

Un noto penalista torinese ha definito questi tempi “da record”.

Per contro – scrivevo al buon Maddalena -:

– la stessa Procura

– affidandolo allo stessissimo Pool No Tav

– medesimo PM Padalino

– nella stessa “MATERIA TAV”,

– nello stesso “ARGOMENTO TAV”,

– e per lo stesso tipo di reato (diffamazione)

in un procedimento (29341/12) nel quale i No Tav erano però persone offese da un Si Tav, faceva iscrizione 58 giorni dopo il deposito della querela e chiusura indagini a 16 mesi dal fatto (più di 15 mesi dall’iscrizione della notizia di reato, più di 15 mesi dal deposito della querela).

Tre volte più lentamente, e l’imputato certamente non si sarà stracciato le vesti.

(Per la cronaca, e credo che il fatto sia interessante: i No Tav imputati nei processi Speedy Gonzalez di diffamazione di cui parlavo sopra sono alcuni dei più conosciuti del Movimento ed i loro querelanti, due giornalisti noti per articoli di feroce critica contro i No Tav. Mentre il Si Tav imputato di diffamazione nel processo lumaca, l’arcinoto ultrà del Tav).

Visti questi numeri, dicevo al Sig. Procuratore Generale Marcello Maddalena: la sperequazione è innegabile. E gli dicevo anche: lei avrebbe dovuto rilevarla, visto che rientra tra i suoi compiti secondo la Legge (l’art. 6 D.Lgs. n. 106/06 dice che il P.G. ha il compito di “verificare il corretto ed uniforme esercizio dell’azione penale ed il rispetto delle norme sul giusto processo…”).

Eppure Maddalena non ha mai avocato una sola delle indagini in cui sono difensore e di cui ho chiesto l’avocazione perché andavano a rilento (o comunque non veloci come quelle di senso contrario). Quando in quei casi, finalmente – oltre i termini fissati dalla Legge – i PM si sono decisi ad esercitare l’azione penale o a chiedere l’archiviazione, ha poi respinto le istanze dicendo che…erano venuti a mancare i presupposti per l’avocazione.

Le mie accuse quindi non sono fantasie, Sig. Procuratore Generale: la prossima volta che risponde alle interviste dei giornalisti, le suggerisco di consultare prima le (sue) carte.

Detto questo, non mi stupisce che lei trovi fastidiosa la questione che ho sollevato e che da anni il Movimento No Tav ricorda.

Perché lei, le sue posizioni sulla questione No Tav, le ha già platealmente espresse nelle aperture degli anni giudiziari e in interviste sui giornali, sposando una linea di politica giudiziaria integrata con quella del Pool No Tav. C’è terrorismo, rischio di ritorno agli anni bui, c’è sottovalutazione, eccetera. Teorie pesanti ma vecchie, antiquate, smentite da ogni tipo di giudice, dal riesame, dal Tribunale di Torino, dalla Cassazione, e nonostante ciò pronte a essere ancora una volta sostenute nel futuro processo d’appello per il terrificante caso del compressore bruciato.

Non ricordo per contro di aver letto di suoi allarmi, all’apertura dell’anno giudiziario, per l’avvenuta penetrazione della ‘ndrangheta all’interno del cantiere TAV della Maddalena di Chiomonte.

Né porsi pubblicamente degli interrogativi semplici sul TAV; uno poteva essere questo: “ma se l’accordo Italia–Francia subordina l’opera alla precondizione che vi sia saturazione della linea storica, e questa saturazione non sussiste … è legale che i lavori proseguano?”.

Guardando all’interno del Palazzo, si sarebbe potuto chiedere pubblicamente: come è possibile che in fase di richiesta di misure cautelari contro i No Tav, i fascicoli di alcuni dei casi più importanti e delicati siano stati trattati dallo stesso GIP, quando i magistrati in servizio in quella sezione sono circa trenta?

Le possibilità erano molte. Poteva anche lamentare la grave circostanza per l’amministrazione che in alcuni atti del progetto per TAV Torino-Lione fossero riportate circostanze false (visto che la linea storica è da anni tutto fuorchè satura, è giuridicamente un falso scrivere nel Progetto preliminare 2010, Sintesi non tecnica “…onde fronteggiare la saturazione della Linea Storica”), o magari ricordare con preoccupazione, anche solo a grandi linee, la sentenza del Tribunale penale di Torino dell’8.2.2011 che aveva condannato in primo grado Paolo Comastri, Direttore Generale di LTF, ed il vicedirettore, per il reato di turbativa d’asta a proposito del tunnel geognostico TAV di Venaus (mi risulta processo pendente in appello: tutti gli imputati devono essere considerati innocenti).

In poche parole, le forti prese di posizione espresse dalla Procura di Torino in questi anni, e da lei Sig. Procuratore Generale, riguardano i No Tav, e quasi per nulla la questione Tav, di cui a Torino, si sussurra appena.

P.S. un amico che ha letto la prima versione di questo articolo mi ha ricordato una vicenda di nove anni fa, rimasta sepolta nel dimenticatoio della cronaca giudiziaria, che val la pena riesumare per chiudere il mio contributo.

Detta in due parole, all’epoca del progetto del tunnel geognostico di Venaus  – quello delle vicenda Comastri – poi magicamente traslocato “in variante” a Chiomonte (ma nessuna parola su questo, vero?) la GdF scopre che i verbali di esproprio finalizzati ad installare il cantiere TAV sarebbero falsi. Il Procuratore della Corte dei Conti, lo stesso ad avere avviato l’indagine, osteggiatissima, contro alcuni poliziotti responsabili della carica di Venaus del 6 dicembre 2005, fa una segnalazione alla Procura della Repubblica di Torino ipotizzando il reato di falso e, stando all’articolo che ne parla, questo sarebbe il sequel: “questa iniziativa non è stata del tutto gradita al Palazzo di Giustizia di corso Vittorio. Il procuratore della repubblica Marcello Maddalena ha deferito il collega Ermete Bogetti al procuratore generale della giustizia contabile «accusandolo» di aver travalicato le sue competenze”.

L’articolo completo lo trovate qui.

Avv. Stefano Bertone

PS: questo articolo è stato modificato venerdì 18 settembre 2015 per ospitare un paio di riflessioni aggiuntive, e la vicenda oggetto dell’articolo di La Repubblica del 2006.

repubblica 20.9.2006 scontro magistrati