Comitato giovani No Tav della Valle di Susa
Sabato 29 maggio dalle ore15,00 alle ore 18,30
Al presidio di Susa si terrà un concerto per la nascita del comitato giovani no Tav della valle di Susa.
Per chi volesse l’appuntamento è alle 12,00 in piazza del mercato a Bussoleno da dove partirà il corteo diretto verso la stazione ferroviaria, qui attraverso il treno delle 13,10 si andrà a Susa dove poi ci si recherà al presidio per il concerto. Alle 18.30 dopo il concerto prenderanno parola vari esponenti del movimento no Tav e dei movimenti giovanili e studenteschi della valle. Partecipate numerosi, essere presenti il 29 maggio vuol dire essere presenti nel futuro dei giovani no Tav della valle di Susa, sosteniamo i giovani, sosteniamo il futuro
FOTO: METTIAMO RADICI IN PRIMA FILA!
Chiomonte No Tav: “radici in prima fila!”
da Infoaut.org Anche nelle fasi di stagnazione (della controparte!) il movimento No Tav non perde la lucidità e l’intelligenza nel suo stare sul territorio, nel difenderlo e nel “mettere radici” di lotta e radicamento. Da questa mattina il movimento si è dato appuntamento alla Maddalena di Chiomonte, in tantissimi come sempre hanno risposto con la loro partecipazione e voglia di esserci.
Nella località Maddalena l’LTF vorrebbe andare a costruire una discarica di smarino, aprendo cantieri funzionali alla grande opera del Tav, seppur nell’evidenza di un’altra scorciatoia tentata… Escamotage già provato altrove in passato, riproposizione di un ennesimo gioco sporco fatto nella presuntuosità di riuscire a prendere in giro la gente della Valle. No Tav pronti, la giornata di quest’oggi lo conferma, verrebbe da suggerire agli strateghi del Tav: “ma fatevi furbi, non ci siete riusciti nemmeno una volta in 10 anni, pensate di riuscirci ora – con un movimento popolare ancora più maturo – con ste pirlate?!”.
I No Tav, sul sito indicato per l’apertura dei cantieri, si stanno prodigando, da stamane, nel piantere alberi: una messa di radici che nasce dalla responsabilità di ogni singolo nel recupero del proprio territorio ma che ha come risultato una tenacia ed una consapevolezza collettiva nell’opposizione alla distruzione del territorio. Un altro bel gioco di anticipo…
Nel pomeriggio, a partire circa dalle ore 16, si terrà un’assemblea popolare per riflettere e confrontarsi su come riarticolare la presenza e la lotta contro il Tav: domani finirà la kermesse della Sindone, migliaia di poliziotti potrebbero essere potenzialmente ricollocati per la fase dei sondaggi (alla faccia di quanto sosteneva Virano: ora interrotti!), staremo a vedere, vigiliamo!
Ascolta l’intervista con Alberto Perino del movimento No Tav
Foto No Tav a Strasburgo
Depardieu contro la Tav “Rischiosa per la natura”
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L’attore: sto con gli Asterix della Val Susa
di Guido Andruetto per La Repubblica.it
«Ho la sensazione che questo progetto della Tav continui ad essere troppo rischioso per l’ambiente – dice Depardieu – non sono d’accordo sul fatto che si opti per certe scelte solo per fare passare il progresso. Mettersi contro la natura è sempre sbagliato. Le terre dei contadini in Valle di Susa, a mio giudizio, devono restare a loro e devono continuare a essere coltivate con amore, non le si può espropriare. Vanno difese, ed è inammissibile che si pensi di eliminarne anche solo una parte dal paesaggio». Ma è sul destino delle vigne di Chiomonte che si scatena l’ira del generoso Obelix: «Quelle non le devono toccare, una vigna è sempre un tesoro dell’umanità, anche quando ci offre vini semplici ma genuini». Come “l’Avanà”, che viene ricavato dalle uve coltivate nel vitigno autoctono dai viticoltori della Comunità Montana Alta Valle di Susa: «Sono pronto anche a scendere in piazza e a mobilitarmi personalmente per evitare che queste vigne vengano devastate o anche solo inquinate dall’Alta Velocità». Parla con foga e voce tonante, l’Obelix che critica la Tav, e ad ascoltarlo sembra di stare nella foresta di Rambouillet, nel fortino dei Galli che si opponevano a Cesare: «La politica a volte è pericolosa, pu trasformarsi in una tarantola che morde il territorio e lo avvelena. Purtroppo questo è un discorso amaro, e mi fa male dire certe cose, in linea di principio, però, non sono contrario al progresso, anzi sono fortemente convinto che si debba progredire anche nei trasporti, nella mobilità, ma solo se questo sviluppo procede di pari passo con il rispetto della terra e del paesaggio. Arrivare da Torino a Lione più velocemente è una cosapositiva, ma non bisogna dimenticarsi che la terra, le vigne e i terreni agricoli sono una risorsa preziosa, che appartiene a tutti».
Torino Lione: partiti e industriali non sanno più cosa fare!
he il Tav fosse argomento comune tra industriali, politici e lobbisti vari è cosa riconosciuta da tempo. Quello che il movimento no tav, così come economisti e geologici non affiliati a nessun potere, definiscono da tempo “partito del tondino e del cemento” o “lobby del Tav”, oggi prende forma ufficialmente con nomi e cognomi. L’altro giorno, presso la sede dell’associazione regionale degli industriali, è arrivata la firma congiunta del presidente di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc, e dei rappresentanti di tutti i partiti che dal Pd arrivano fino al Pdl, su una “Dichiarazione comune a favore della nuova linea ferroviaria Torino-Lione” che oltre a ribadire una posizione già ben nota ha l’effetto di ricompattare l’ampio fronte dei partiti pro Tav, che nelle settimane scorse avevano tentato, invano, di costruire un’inedita lista unica di sinistra-centro-destra per l’imminente elezione dei vertici della Comunità montana della Valsusa.La mossa strategica delle liste civiche vicine al movimento ha seriamente preoccupato il potere, che non sa più come leggitimare la scelta di escludere dalla decisione la popolazione della Val Susa.
E’ inedita la firma congiunta su un documento del genere, non fa gridare allo scandalo nel senso comune, ma vedere tutti i partiti allineati e coperti dietro al “bisogna farlo” rende bene l’idea di cosa sia la politica istituzionale in Italia, senza scomodare le vicende berlusconiane. Una povertà culturale che associa bene la fine di una democrazia rappresentativa che non rappresenta veramente nessuno. Nei giorni scorsi il sindaco e one man show del Pd, Sergio Chiamaprino, si è sgolato nel chiedere la testa degli amministratori valsusini e ha posto in ogni sede l’ìargomento Tav, ricavandosi un palcoscenico anche nel giorno dell’elezione a presidente dell’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, dicendo: Siamo pro-Tav, non c’e’ dubbio. Speriamo di essere ancora in tempo”. “Il problema in Val di Susa – ha detto Chiamparino – e’ della politica, dove hanno un ruolo preponderante i no-Tav. Se si facesse un referendum tra i cittadini sono sicuro che vincerebbe il si’”. Con buona pace del sindaco, le cose stanno così in parte, dove è vera l’affermazione dul movimento no tav e ridicola quella su un referendum che chiedono tutti da molto tempo e che la Valle non ne sente assolutamente la necessità. E’ una partita a scacchi quella che si gioca, ma presto potrebbe tornare ad essere una sana battaglia popolare, fatta di mobilitazione e partecipazione, visto che secondo i tempi dettati da Matteoli e dall’Osservatorio di Mario Virano, novembre dovrebbe essere il mese dei sondaggi, che sono presentati in un primo documento uscito in via ufficiosa e che pubblichiamo qui .
Chissa’ se come dice Chiamparino saranno ancora in tempo, il movimento no tav lo è e lancia i primi due appuntamenti in coincidenza con la ricorrenza della prima battaglia popolare valsusina, quella del Seghino, quando il 31 ottobre del 2005 il popolo no tav si oppose all’esproprio dei terreni da parte delle forze dell’ordine alle pendici del Rocciamelone, compiendo quell’atto collettivo di resistenza a pubblico ufficiale che ormai è fatto storico e meritevole di ricorrenza.
Il 30 ottobre si terrà un assemblea popolare a VillarFocchiardo e il 31 ottobre il popolo No Tav scenderà in piazza per il ribadire il proprio No all’alta velocità con una fiaccolata da Condove a Sant’Antonino, con appuntamento alle 20.30 alla piazza del municipio.
Nel frattempo è stato inaugurato il quinto presidio sul territorio, a Condove, teatro recente di una sceneggiata del neo sindaco locale, pesantemente genuflesso alla lobby del Tav. Il presidio informativo prenderà forma nella struttura dell’area del Gravio, dove si tennero i primi campeggi no tav e a breve verrò inaugurata.
- Tav: destra e sinistra firmano un patto per il via ai lavori nel 2013
- in merito ai costi guarda il servizio del programma Presa Diretta sul mondo degli appalti del Tav
Ascolta l’intervista con Lele del comitato di lotta popolare No Tav di Bussoleno
30/5 Fiaccolata dei Vignoletti
Da oltre trent’anni ai primi di giugno si svolge la fiaccolata dei vignoletti. I vignoletti sono una frazione alpina del comune di Bussoleno. Situata sopra l’orrido di Foresto, famoso per le sue pareti tecnicamente apprezzabili di arrampicata libera, la frazione domina l’abitato sottostante. Durante la resistenza divenne rifugio naturale per i partigiani che dopo essere scesi a valle per combattere i fascisti vi tornavano per rifocillarsi. Dopo uno di questi combattimenti, per rappresaglia due repubblichini, con infamia giustiziarono ai confini della frazione Casel Battista. In ricordo i suoi compagni posero una lapide dalla quale ancora oggi parte la fiaccolata. Questa manifestazione era ed è il modo partigiano di festeggiare la festa del 2 giugno, andando a rendere omaggio con semplicità alla lapide di un compagno caduto. Con semplicità infatti si svolge la manifestazione, pranzo al sacco da condividere tra compagni di lotta e torce a vento la sera per riscendere a valle, un tempo per illuminare la strada in mancanza di torce elettriche, oggi stupenda coreografia di luce che scende a valle lungo il sentiero. Da sempre la fiaccolata è legata alla famiglia Casel, al nonno Battista caduto e ai suoi figli e nipoti che ancora oggi aprono le porte della loro casa nella frazione per accogliere i partecipanti. Oggi, assieme alla gam (gruppo amici della montagna) di Foresto la sezione anpi di Bussoleno continua ogni anno a organizzare la fiaccolata cercando sempre di aggiungere una nota storico-artistica di testimonianza resistente. Quest’anno la fiaccolata oltre al ricordo dei caduti locali sarà dedicata a Giovanni Pesce, storico comandante Gappista con la lettura di alcuni passi tratti da “Senza Tregua, la guerra dei gap” a cura del regista-attore Giorgio Quarello. Per tutti il ritrovo alle 14.30 in piazza a Foresto per poi salire alla frazione e ritornare a valle dopo il tramonto. Abbigliamento da trekking e pranzo al sacco, le torce verranno invece distribuite in piazza.
Ora e sempre resistenza
Per info 3477076188

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breve storia della Resistenza in valle
8 dicembre 1943 – 8 dicembre 2005 – 24 luglio 2008
Formalmente la Resistenza in valle di Susa cominciò l’8 dicembre 1943 con il giuramento della Garda. In questa occasione i primi partigiani valsusini giurarono in modo ufficiale di combattere per la libertà contro il nazi-fascismo anche a costo della propria vita. Ricordiamo con doppio piacere questa data perché l’8 dicembre 2005, Venaus è stata liberata dal primo tentativo di cantierizzazione dell’alta velocità Torino-Lione.
L’8 dicembre 1943 la notizia dell’armistizio gettò lo scompiglio nelle truppe stanziate lungo il confine italo-francese. Queste, scendendo a valle si sbarazzavano degli abiti militari e venivano riforniti di abiti civili dagli abitanti della val Susa. Nelle caserme di San Didero, Bruzolo, Bussoleno e Foresto vennero prelevate molte armi e messe al sicuro dagli antifascisti locali. In questi primi giorni fu il caos di bande che si formavano e si scioglievano e soltanto alla fine di settembre, quando giunsero in valle Carlo Carli, Walter Fontan, Felice Cima e Marcello Albertazzi, si formarono le prime bande organizzate verso un’attività immediata e senza sosta per rendere la vita impossibile a tedeschi e fascisti.
Cominciò un’intensa attività “guerrigliera”. Dal 10 settembre, più volte, fu reciso il cavo telegrafico tedesco. A metà settembre la centrale elettrica di Chiomonte fu sabotata. Il 19 e 20 settembre, quattro montanti di un palo a traliccio ad alta tensione furono abbattuti interrompendo il traffico stradale per un’intera giornata presso San Giorio. Durante tutto il mese di novembre vennero fatti saltare i binari ferroviari a Bruzolo, Borgone, Condove e Sant’Ambrogio. Già alla fine di ottobre la valle di Susa era considerata zona pericolosa per i tedeschi, che avevano apposto il cartello “Achtung! Bandengebiet” sul ponte della Perosa ad Alpignano.
Potremmo continuare per molto a dettagliare operazione per operazione ma basti sapere che era un continuo fermento. L’importanza strategica della valle di Susa era dovuta principalmente alla sua posizione di confine e dalla linea ferroviaria Torino-Modane (guarda un po’ che analogie con l’attualità e il tav!). Primario era impedire al nemico l’uso della linea ferroviaria. Infatti, la più grande azione di sabotaggio di tutta Europa coinvolse proprio quella linea ferroviaria e il viadotto dell’Arnodera, scelto con molta cura dai partigiani.
L’esplosivo fu trasportato su un carro agricolo da Villardora a Mompantero. Quaranta chilometri di paura e di zigzag tra pattuglie e posti di blocco con otto quintali di esplosivo già innescato. All’una del 29 dicembre 1943 il ponte dell’Arnodera saltò in aria e il pilastro centrale venne letteralmente polverizzato. Per circa tre mesi tutto il traffico internazionale dei tedeschi fu interrotto. I quattro partigiani che fecero l’impresa sono don Francesco Foglia (don Dinamite), l’ingegner Sergio Bellone, “Remo” e “Vittorio” oltre ai tanti senza nome che l’hanno resa possibile. Non va dimenticato neanche il sabotaggio al ponte della Perosa, tra le stazioni di Rosta e Alpignano, che i tedeschi dovettero demolire e ricostruire per poter rimettere in sesto la linea ferroviaria.
Il primo inverno partigiano fu molto duro, sia per il freddo sia per i nazi-fascisti che facevano grandi rastrellamenti e in pochi mesi molti dei migliori capi partigiani furono uccisi (per esempio, Walter Fontan e Carlo Carli). Alcune bande si sciolsero e solo nei mesi di marzo e aprile le formazioni ricominciarono a ricostituirsi velocemente.
A primavera inoltrata la dislocazione delle bande era la seguente: nel vallone del Lys si era costituita la prima unità garibaldina della valle, la 17esima brigata “Felice Cima” comndata da Alessio Maffiodo; da Mocchie e Foresto operava la 42esima brigata Garibaldi “Walter Fontan” e da Foresto al Moncenisio, la formazione “Giustizia e libertà”. Sull’Inverso c’erano la 41esima brigata Garibaldi “Carlo Carli” da Sant’Ambrogio a Sant’Antonino e il distaccamento “Giordano Velino” della 42esima sui monti tra San Giorio e Bussoleno.
Nel periodo che va dalla primavera all’estate 1944, si attraversò una fase prettamente organizzativa. Nell’estate ‘44 l’attività dei partigiani si fece sempre più intensa, incalzante e soprattutto efficace. Fu per esempio attaccato il presidio nazi-fascista di Avigliana, che però non ottenne i risultati voluti. Risultati più soddisfacenti li ottennero i partigiani della 42esima durante l’attacco al presidio nazifascista di Bussoleno. L’obiettivo era quello di occupare il paese ma, in seguito a un ordine del comando generale, si tramutò in quello di infliggere più perdite possibile al nemico.
L’ira nemica si tramutò in una nuova ondata di rastrellamenti e di rappresaglia anche sulla popolazione civile. Paesi incendiati, vittime e deportati. Durante uno di questi rastrellamenti, l’8 luglio 1944, le forze nazifasciste tentarono di accerchiare i partigiani sulla montagna di Chianocco ed ebbero una delle più grandi sconfitte locali. La battaglia di Balmafol entrò così di diritto nella storia. Una battaglia in cui i partigiani meno armati e meno organizzati stroncarono le forze nemiche facendo rotolare sui fascisti a valle enormi massi. Questo costrinse i nazifascisti a uscire allo scoperto e molti di loro furono uccisi dalle armi partigiane.
Con lo sbarco alleato in Provenza, il 15 agosto 1944, i partigiani cedettero che la fine della guerra fosse alle porte. Invece dovettero affrontare un altro duro inverno in montagna. All’ordine del comando generale di sciogliere le bande per passare l’inverno in pianura, in molti si rifiutano e continuano con piccole azioni e soprattutto come punto di riferimento per i vari sbandati che giravano per la valle.
Dopo un rastrellamento tra i ferrovieri, da agosto 1944 fino a fine novembre tutti i ferrovieri di Bussoleno (grazie alla forte organizzazione di una cellula del partito comunista) scioperarono. Per mesi, tutto fu bloccato perché i nazi-fascisti non erano in grado di sopperire all’importante manodopera. Alla fine, perché l’attività ferroviaria riprendesse, promisero che non ci sarebbero state rappresaglie. E così fu.
Con il ritorno della primavera le bande si ritrovarono con un maggior numero di uomini rispetto alla primavera precedente. Anche nell’alta valle, che fino all’inverno era rimasta quasi estranea, comincia a organizzarsi. Molte furono le operazioni partigiane per evitare i sabotaggi dei nemici ormai in fuga, con gli alleati in arrivo da sud.
Il comando partigiano di zona si era stabilito a Vinovo. Qui ricevette il famoso ordine: “Aldo dice 26 per uno. Stop. Applicate piano E27. Stop”. Era la sera del 25 aprile 1945. Dall’una del giorno 26 aprile, le formazioni della valle di Susa avrebbero dovuto iniziare la liberazione in valle con alcune squadre invece distaccate a Torino. L’ordine era: attaccate il nemico ovunque e senza tregua. Le formazioni restarono a Torino fino ai primi di maggio, parteciparono alla sfilata del 6 maggio e nei giorni successivi iniziarono la smobilitazione.
Abbiamo attinto tutte queste notizie dal libro “La Resistenza in Val Susa”, scritto da Maria Luisa Borgis, e concludiamo con l’ ultimo capoverso del libro:
“L’ eredità più importante della resistenza non è costituita dal numero di battaglie vinte o perdute, ma se ne devono considerare i molteplici aspetti, quali ad esempio,la maturità raggiunta da molti giovani durante la guerra partigiana, che fu innanzitutto scuola di carattere, e il contributo dato dalla popolazione. Malgrado le continue e violente rappresaglie, le misere condizioni di vita, i valligiani non esitarono a fornire la loro collaborazione al movimento di resistenza e, benché l’ Alta Valle si sia mossa solo più tardi, si può affermare che vi fu la PARTECIPAZIONE POPOLARE alla lotta di liberazione.
Oggi…
Ora e sempre Resistenza.
ascolta qui l’intervista con Danilo Bar, vice sindaco di S.Giorio, sul giuramento della Garda, l’8 dicembre del 43.






