30/5 Fiaccolata dei Vignoletti
Da oltre trent’anni ai primi di giugno si svolge la fiaccolata dei vignoletti. I vignoletti sono una frazione alpina del comune di Bussoleno. Situata sopra l’orrido di Foresto, famoso per le sue pareti tecnicamente apprezzabili di arrampicata libera, la frazione domina l’abitato sottostante. Durante la resistenza divenne rifugio naturale per i partigiani che dopo essere scesi a valle per combattere i fascisti vi tornavano per rifocillarsi. Dopo uno di questi combattimenti, per rappresaglia due repubblichini, con infamia giustiziarono ai confini della frazione Casel Battista. In ricordo i suoi compagni posero una lapide dalla quale ancora oggi parte la fiaccolata. Questa manifestazione era ed è il modo partigiano di festeggiare la festa del 2 giugno, andando a rendere omaggio con semplicità alla lapide di un compagno caduto. Con semplicità infatti si svolge la manifestazione, pranzo al sacco da condividere tra compagni di lotta e torce a vento la sera per riscendere a valle, un tempo per illuminare la strada in mancanza di torce elettriche, oggi stupenda coreografia di luce che scende a valle lungo il sentiero. Da sempre la fiaccolata è legata alla famiglia Casel, al nonno Battista caduto e ai suoi figli e nipoti che ancora oggi aprono le porte della loro casa nella frazione per accogliere i partecipanti. Oggi, assieme alla gam (gruppo amici della montagna) di Foresto la sezione anpi di Bussoleno continua ogni anno a organizzare la fiaccolata cercando sempre di aggiungere una nota storico-artistica di testimonianza resistente. Quest’anno la fiaccolata oltre al ricordo dei caduti locali sarà dedicata a Giovanni Pesce, storico comandante Gappista con la lettura di alcuni passi tratti da “Senza Tregua, la guerra dei gap” a cura del regista-attore Giorgio Quarello. Per tutti il ritrovo alle 14.30 in piazza a Foresto per poi salire alla frazione e ritornare a valle dopo il tramonto. Abbigliamento da trekking e pranzo al sacco, le torce verranno invece distribuite in piazza.
Ora e sempre resistenza
Per info 3477076188

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IX campeggio no tav, tempo di bilanci…
Si è conclusa da poco la nona edizione del campeggio no tav e, come ogni iniziativa che si rispetti, alla fine di tutto si tira un bilancio. Sono passati nove anni dal primo campeggio che facemmo e di anno in anno l’iniziativa è cresciuta, vivendo periodo dopo periodo la tensione e la crescita del movimento no tav.
Quest’anno è stato il tempo a caratterizzare il campeggio, o meglio il maltempo, burrascoso e piovoso come la fase attuale che stiamo vivendo, dove ci troviamo in mezzo alla confusione, alla deriva “farista”, cioè di coloro che sono entrati nel grande circuito del F.a.r.e.
E’ stata una settimana che ha lasciato a tutti ancora una volta una consapevolezza che solo un territorio in lotta, una valle che resiste, può lasciare. Quelle di riuscirci, di essere movimento in lotta contro avversari sicuramente più grandi di noi, ma vulnerabili e battibili. In questi giorni abbiamo stretto ulteriormente quei legami di resistenza che ci accomunano con altri territori in lotta, che hanno partecipato al campeggio e alle sue iniziative, portando un bagaglio di esperienze, idee e proposte che ha notevolmente arricchito la nostra esperienza. Sono stati giorni di lotta, di socialità, di riflessione che ci hanno portato alla fiaccolata di ieri sera con una convinzione maggiore nel batterci tutti insieme per quel futuro, nostro e delle nostre terre, che le 5000 fiaccole di ieri hanno rinvigorito.
In un tempo come questo, dove è necessario per i rappresentanti dei poteri, sconfiggere, cancellare o omologare i movimenti, diventa prioritario muoversi bene e restare attenti, dandosi nuovi strumenti per rafforzare la tenuta delle posizioni che fin qui si sono conquistate. Non sarà semplice spegnere quella determinazione che anche ieri sera abbiamo rivisto! Come sempre, nei momenti giusti, la Val Susa non manca l’appuntamento, con o senza i sindaci.
Quello che ci rimane da questi giorni è la convinzione di essere anomalia nelle mappe dei poteri, di essere, insieme alle altre comunità in movimento, ancora quelli e quelle da battere, e sicuramente farlo sarà dura!
breve storia della Resistenza in valle
8 dicembre 1943 – 8 dicembre 2005 – 24 luglio 2008
Formalmente la Resistenza in valle di Susa cominciò l’8 dicembre 1943 con il giuramento della Garda. In questa occasione i primi partigiani valsusini giurarono in modo ufficiale di combattere per la libertà contro il nazi-fascismo anche a costo della propria vita. Ricordiamo con doppio piacere questa data perché l’8 dicembre 2005, Venaus è stata liberata dal primo tentativo di cantierizzazione dell’alta velocità Torino-Lione.
L’8 dicembre 1943 la notizia dell’armistizio gettò lo scompiglio nelle truppe stanziate lungo il confine italo-francese. Queste, scendendo a valle si sbarazzavano degli abiti militari e venivano riforniti di abiti civili dagli abitanti della val Susa. Nelle caserme di San Didero, Bruzolo, Bussoleno e Foresto vennero prelevate molte armi e messe al sicuro dagli antifascisti locali. In questi primi giorni fu il caos di bande che si formavano e si scioglievano e soltanto alla fine di settembre, quando giunsero in valle Carlo Carli, Walter Fontan, Felice Cima e Marcello Albertazzi, si formarono le prime bande organizzate verso un’attività immediata e senza sosta per rendere la vita impossibile a tedeschi e fascisti.
Cominciò un’intensa attività “guerrigliera”. Dal 10 settembre, più volte, fu reciso il cavo telegrafico tedesco. A metà settembre la centrale elettrica di Chiomonte fu sabotata. Il 19 e 20 settembre, quattro montanti di un palo a traliccio ad alta tensione furono abbattuti interrompendo il traffico stradale per un’intera giornata presso San Giorio. Durante tutto il mese di novembre vennero fatti saltare i binari ferroviari a Bruzolo, Borgone, Condove e Sant’Ambrogio. Già alla fine di ottobre la valle di Susa era considerata zona pericolosa per i tedeschi, che avevano apposto il cartello “Achtung! Bandengebiet” sul ponte della Perosa ad Alpignano.
Potremmo continuare per molto a dettagliare operazione per operazione ma basti sapere che era un continuo fermento. L’importanza strategica della valle di Susa era dovuta principalmente alla sua posizione di confine e dalla linea ferroviaria Torino-Modane (guarda un po’ che analogie con l’attualità e il tav!). Primario era impedire al nemico l’uso della linea ferroviaria. Infatti, la più grande azione di sabotaggio di tutta Europa coinvolse proprio quella linea ferroviaria e il viadotto dell’Arnodera, scelto con molta cura dai partigiani.
L’esplosivo fu trasportato su un carro agricolo da Villardora a Mompantero. Quaranta chilometri di paura e di zigzag tra pattuglie e posti di blocco con otto quintali di esplosivo già innescato. All’una del 29 dicembre 1943 il ponte dell’Arnodera saltò in aria e il pilastro centrale venne letteralmente polverizzato. Per circa tre mesi tutto il traffico internazionale dei tedeschi fu interrotto. I quattro partigiani che fecero l’impresa sono don Francesco Foglia (don Dinamite), l’ingegner Sergio Bellone, “Remo” e “Vittorio” oltre ai tanti senza nome che l’hanno resa possibile. Non va dimenticato neanche il sabotaggio al ponte della Perosa, tra le stazioni di Rosta e Alpignano, che i tedeschi dovettero demolire e ricostruire per poter rimettere in sesto la linea ferroviaria.
Il primo inverno partigiano fu molto duro, sia per il freddo sia per i nazi-fascisti che facevano grandi rastrellamenti e in pochi mesi molti dei migliori capi partigiani furono uccisi (per esempio, Walter Fontan e Carlo Carli). Alcune bande si sciolsero e solo nei mesi di marzo e aprile le formazioni ricominciarono a ricostituirsi velocemente.
A primavera inoltrata la dislocazione delle bande era la seguente: nel vallone del Lys si era costituita la prima unità garibaldina della valle, la 17esima brigata “Felice Cima” comndata da Alessio Maffiodo; da Mocchie e Foresto operava la 42esima brigata Garibaldi “Walter Fontan” e da Foresto al Moncenisio, la formazione “Giustizia e libertà”. Sull’Inverso c’erano la 41esima brigata Garibaldi “Carlo Carli” da Sant’Ambrogio a Sant’Antonino e il distaccamento “Giordano Velino” della 42esima sui monti tra San Giorio e Bussoleno.
Nel periodo che va dalla primavera all’estate 1944, si attraversò una fase prettamente organizzativa. Nell’estate ‘44 l’attività dei partigiani si fece sempre più intensa, incalzante e soprattutto efficace. Fu per esempio attaccato il presidio nazi-fascista di Avigliana, che però non ottenne i risultati voluti. Risultati più soddisfacenti li ottennero i partigiani della 42esima durante l’attacco al presidio nazifascista di Bussoleno. L’obiettivo era quello di occupare il paese ma, in seguito a un ordine del comando generale, si tramutò in quello di infliggere più perdite possibile al nemico.
L’ira nemica si tramutò in una nuova ondata di rastrellamenti e di rappresaglia anche sulla popolazione civile. Paesi incendiati, vittime e deportati. Durante uno di questi rastrellamenti, l’8 luglio 1944, le forze nazifasciste tentarono di accerchiare i partigiani sulla montagna di Chianocco ed ebbero una delle più grandi sconfitte locali. La battaglia di Balmafol entrò così di diritto nella storia. Una battaglia in cui i partigiani meno armati e meno organizzati stroncarono le forze nemiche facendo rotolare sui fascisti a valle enormi massi. Questo costrinse i nazifascisti a uscire allo scoperto e molti di loro furono uccisi dalle armi partigiane.
Con lo sbarco alleato in Provenza, il 15 agosto 1944, i partigiani cedettero che la fine della guerra fosse alle porte. Invece dovettero affrontare un altro duro inverno in montagna. All’ordine del comando generale di sciogliere le bande per passare l’inverno in pianura, in molti si rifiutano e continuano con piccole azioni e soprattutto come punto di riferimento per i vari sbandati che giravano per la valle.
Dopo un rastrellamento tra i ferrovieri, da agosto 1944 fino a fine novembre tutti i ferrovieri di Bussoleno (grazie alla forte organizzazione di una cellula del partito comunista) scioperarono. Per mesi, tutto fu bloccato perché i nazi-fascisti non erano in grado di sopperire all’importante manodopera. Alla fine, perché l’attività ferroviaria riprendesse, promisero che non ci sarebbero state rappresaglie. E così fu.
Con il ritorno della primavera le bande si ritrovarono con un maggior numero di uomini rispetto alla primavera precedente. Anche nell’alta valle, che fino all’inverno era rimasta quasi estranea, comincia a organizzarsi. Molte furono le operazioni partigiane per evitare i sabotaggi dei nemici ormai in fuga, con gli alleati in arrivo da sud.
Il comando partigiano di zona si era stabilito a Vinovo. Qui ricevette il famoso ordine: “Aldo dice 26 per uno. Stop. Applicate piano E27. Stop”. Era la sera del 25 aprile 1945. Dall’una del giorno 26 aprile, le formazioni della valle di Susa avrebbero dovuto iniziare la liberazione in valle con alcune squadre invece distaccate a Torino. L’ordine era: attaccate il nemico ovunque e senza tregua. Le formazioni restarono a Torino fino ai primi di maggio, parteciparono alla sfilata del 6 maggio e nei giorni successivi iniziarono la smobilitazione.
Abbiamo attinto tutte queste notizie dal libro “La Resistenza in Val Susa”, scritto da Maria Luisa Borgis, e concludiamo con l’ ultimo capoverso del libro:
“L’ eredità più importante della resistenza non è costituita dal numero di battaglie vinte o perdute, ma se ne devono considerare i molteplici aspetti, quali ad esempio,la maturità raggiunta da molti giovani durante la guerra partigiana, che fu innanzitutto scuola di carattere, e il contributo dato dalla popolazione. Malgrado le continue e violente rappresaglie, le misere condizioni di vita, i valligiani non esitarono a fornire la loro collaborazione al movimento di resistenza e, benché l’ Alta Valle si sia mossa solo più tardi, si può affermare che vi fu la PARTECIPAZIONE POPOLARE alla lotta di liberazione.
Oggi…
Ora e sempre Resistenza.
ascolta qui l’intervista con Danilo Bar, vice sindaco di S.Giorio, sul giuramento della Garda, l’8 dicembre del 43.






