“Non è tangentopoli, è molto peggio”
Ivan Cicconi è ben noto al movimento NoTav. Le sue analisi puntuali hanno aiutato a collocare la vicenda alta velocità nel quadro della trasformazione radicale e complessiva della spesa “pubblica”. Le recenti vicende della corruzione italica si comprendono meglio alla luce proprio di questo quadro. In un articolo per IlManifesto Cicconi riesce a chiarire in poche battute quel “keinesismo alla rovescia che si celebra nelle istituzioni e nella spesa pubblica privatizzata” e che è andato di pari passo con la trasformazione dell’intero sistema politico-partitico. Il che, aggiungiamo noi, spiega perché alla crisi evidente del neoliberismo nessuna risposta in avanti, di pur minimo newdealismo, è venuta e potrà venire da questo sistema anche nelle sue appendici di “sinistra” (e non vale solo per l’Italia). Sempre meno la difesa del welfare può essere demandata allo stato, sempre più pubblico e statale tendono a divergere… [ndr].
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La crisi e le grandi opere
Il rapporto tra i due settori è così indistinto che la scuola, la sanità, le risorse sono divenute ormai luoghi dello scambio tra i due istituti, che a seconda della crisi invertono i ruoli in maniera speculare. Ci sarebbe da riflettere a lungo sui perché, ma visto che il tempo, mai come in questo momento è denaro, compete a tutti noi, mettere in campo resistenze e progetti per provare a evadere, da soggetti attivi, dalla crisi e dai suoi rimedi, provando, una volta almeno, a metter da parte il quieto vivere che accomuna i tempi di crisi, avendo ben presente chi è che la determina, la governa e la sposta. Perché solo spostandola è superabile una crisi di queste dimensioni, o meglio più che spostandola, scaricandola su qualcuno, perché sia chiaro, il peso non è “uguale per tutti”, proprio come non lo è la legge.






